Janis Joplin, sepolta viva nel blues

Di Stefania Bergo

Janis Joplin

Janis Joplin. Voce abrasiva, ruvida, nata per i tormenti del blues. Forse la più grande. Immolata al rock’ ‘n roll come vittima sacrificale, un’anima scura, persa nel suo bisogno d’amore, stordita dall’eccesso inutile di una vita al limite.

Il suo corpo senza vita fu trovato al Landmark Motor Hotel di Hollywood, in California, la notte del 4 ottobre 1970, stroncata da un’overdose di eroina a soli 27 anni.

Janis, però, non è sempre stata inquieta…

Da piccola è una bimba solare e sorridente, nata a Port Arthur, da padre operaio di raffineria e madre casalinga.

I problemi sgorgano nella sua vita nell’adolescenza. Le sue forme morbide e la crudeltà ingiuriosa dell’acne giovanile le conferiscono l’aspetto di disadattata, impopolare agli occhi dei suoi compagni di scuola.

A soli 17 anni, Janis Joplin lascia la sua città natale e la prospettiva di una vita sbiadita, di moglie e mamma, per inseguire il suo sogno: diventare una cantante.

Janis Joplin

Pur essendosi diplomata con buoni voti ed essersi iscritta all’università di Scienze Sociali, risponde presto al richiamo struggente del blues e inizia a vagabondare per gli oscuri club provinciali.

Incontra Jorma Kaukonen, chitarrista e futuro membro dei Jefferson Airplane. Inizia ad esibirsi con lui nei locali, con un repertorio prettamente folk e country.

La partenza per San Francisco

In questo modo, Janis Joplin riesce a racimolare abbastanza denaro da partire per San Francisco, città stimolante, in cui è più importante essere che apparire. Città in cui le idee innovative, in campo musicale, si accordano perfettamente con lo stile hippy dei rivoluzionari anni 60.

Qui, però, fa anche la conoscenza con eroina e alcol, unici veri amanti che non la tradiranno mai e che le resteranno accanto fino alla fine.

Il ritorno a Port Arthur

Nel 1966, Janis Joplin torna a casa dai genitori, a Port Arthur, affranta per una promessa di matrimonio naufragata.

Cerca di vivere gettandosi tutta l’amara realtà alle spalle, fingendosi una banale e omologata ragazza di provincia. Vestiti scuri, anonimi, lunghi capelli raccolti in uno chignon, priva di ogni scintilla creativa o di ribellione.

Trova un lavoro e trascorre il suo tempo libero ricamando e leggendo.

Janis Joplin
Purtroppo, o per fortuna, questa situazione di stallo dura poco.

Un suo amico, Chet Helms, diventa il manager di un nuovo gruppo rock di San Francisco, i Big Brother and the Holding Company, alla ricerca di una vocalist.

Parte di nuovo per la California, dove diviene la voce della band con cui incide il suo primo album, “Big Brother and the Holding Company“, per la Mainstream Records.

Il genere musicale che li distingue, rock psichedelico e acid-blues, ben si accorda con la voce sporca e le performance dal vivo, struggenti, di Janis Joplin.

Tuttavia, il loro primo album, appare ancora acerbo e non rende affatto giustizia alla creatività della band, se si eccettuano alcuni brani come “Down on me” e “Bye bye baby“.

Nonostante il primo relativo insuccesso, il lavoro prosegue.

Le muse ispiratrici di Janis Joplin sono chiaramente Odetta, Leadbelly, Bessie Smith e Big Mama Thornton. Di quest’ultima interpreta con estrema intensità graffiante “Ball and chain“, sul palco del Monterey Pop International Festival.

L’anno dopo, esce l’album “Cheap Thrills“, da molti considerato l’apoteosi della carriera di Janis Joplin.

In quest’album, infatti, ritroviamo l’intensa “Summertime” di George Gershwin, “I need a man to love“, un brano fortemente autobiografico, e “Piece of my heart“, forse la sua canzone più famosa.

Sulla scia del suo enorme successo, Janis Joplin diventa uno dei simboli del rock al femminile. La sua sensualità selvaggia, a dispetto di una bellezza tutt’altro che canonica, la rende naturalmente l’alter ego femminino di Jim Morrison o Mick Jagger.

Janis Joplin

L’equilibrio della band, tuttavia, si rompe per l’abuso di alcol e droghe e per l’incompatibilità tra Janis Joplin e James Gurley.

Janis Joplin forma allora una nuova band, la Kozmic Blues Band, con la quale pubblica “I got dem ‘ol Kozmic Blues Again mama”. Il suo primo album da solista la consacra come l’indiscussa “regina bianca del blues“, grazie a brani come “Maybe”, “Little girl blue” o “Kozmic Blues”.

Purtroppo, anche questa band si scioglie, complice l’abuso di alcool ed eroina.

Janis Joplin, capisce che è arrivato il momento di disintossicarsi e di creare una nuova band. Nasce la Full Tilt Boogie Band, con cui realizza il suo terzo album.

“Pearl”, uscito nel 1971, ottiene un grandissimo successo, soprattutto con brani come “Cry baby”, “Get it while you can” e “My baby”.

Purtroppo, però, Janis non riesce a godere di questo trionfo.

Cade nuovamente nelle spire dell’eroina, per la sua incapacità di sopportare i ritmi serrati. O forse solo per la solitudine e l’intensità di un’anima tormentata. Muore, infine, in una stanza d’albergo, stroncata da una dose eccessiva. Da sola.

Rimarrà, indiscutibilmente, una delle migliori interpreti bianche di tutti i tempi, “Buried alive in the blues“.

Sepolta viva nel blues, come cantava nel suo ultimo brano, macabra profezia.

Fonte:

http://gliscrittoridellaportaaccanto.blogspot.it/2015/10/poesia-musica-cantanti-janis-joplin.html

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