LA TEORIA DELLO STROFINACCIO E DEL FEMMINISMO ROSA

Mia nonna era una giornalista e uno spirito libero e indipendente come ce n’erano pochi, ai suoi tempi, fra le donne. Viaggiava, se l’è sempre cavata da sola, teneva un taccuino su cui annotava scrupolosamente tutti gli hotel in cui andava per lavoro, con l’intenzione un giorno di tirarne fuori un libro. Mi ha insegnato molto, ma siccome la memoria è ingrata e spesso anche un po’ stronza, l’insegnamento più tenace che mi ha lasciato, quello che mi è entrato sottopelle mentre la vedevo preparare la valigia fra un viaggio e l’altro, è stata una frase che mi disse a dieci anni: «Quando tuo nonno stava per tornare a casa, tenevo sempre uno strofinaccio vicino alla porta. Mai farsi trovare senza far niente da tuo marito». Ricordo che lo disse con un sorriso complice e malizioso, di quelli che ti tolgono di dosso subito almeno vent’anni.

Mia nonna continuò a scrivere di viaggi e io decisi che un giorno avrei voluto scrivere e viaggiare anch’io, ma nella mia mente lo strofinaccio era sempre lì in agguato, pronto da esibire a un eventuale marito. È lo stesso strofinaccio che ancora oggi mi impedisce di lavorare senza sentirmi in colpa perché sottraggo tempo ai miei figli, che mi obbliga a far passare il mio lavoro in secondo piano rispetto a quello di mio marito e a sentirmi mostruosamente ingiusta quando è lui invece a mettere in primo piano il mio.

È anche lo stesso strofinaccio che mi ha impedito di scrivere per anni, perché il piacere viene sempre dopo il dovere. Che mi ha convinta che essere felice e riposata era un ossimoro o un peccato gravissimo. Che si poteva essere moderatamente soddisfatte solo dopo avere dato tutte se stesse per gli altri. Che ti avrebbero sempre guardata con più simpatia se eri stanca e sfinita, piuttosto che rilassata e appagata. Perché finiti gli altri, c’era da occuparsi della casa. E dopo la casa c’era il cane. E poi gli altri di nuovo. Fino a essere sicure che non restasse neanche un briciolo di tempo per il proprio piacere. La felicità delle donne è un lusso malvisto e che si paga caro. Sinonimo di ozio, di egoismo, di vuoto.

Ogni tanto in realtà mi viene il dubbio che mia nonna quello strofinaccio non l’abbia mai tenuto davvero vicino alla porta. In tanti anni, del resto, io con uno strofinaccio in mano non l’ho proprio mai vista. Anzi, a rifletterci bene, credo che fosse il suo modo per insegnarmi a giocare d’astuzia e difendere il mio tempo, sempre. Ma non importa. Che fosse per avvisarmi che la famiglia si prende il suo dazio, o semplicemente per insegnarmi a dare tutta me stessa e a non risparmiarmi mai, quello strofinaccio è rimasto con me, in una tasca della mia mente, come ammonimento. E neanche la più agguerrita delle femministe è mai riuscita a convincermi che non fosse necessario.

A riuscirci, udite udite, è stato il rosa. La scoperta di un universo in cui dare il via libera al piacere era lecito, anzi, in cui ero costretta a inseguirlo, ad acciuffare tutto ciò che mi riempiva il cuore e l’anima per metterlo su carta e tessere una storia convincente. La convivenza per mesi con trame in cui in fondo non si faceva che parlare della stessa cosa: della ricerca della felicità e dei tanti modi per arrivarci, dentro di sé prima che fra le lenzuola. Perché sono sempre più convinta che i diritti delle donne passino (anche) per la nostra capacità di guardare al mondo con un sorriso, di essere un po’ meno stanche, un po’ meno esauste, altruiste, accoglienti, materne. Di cercare la felicità e il piacere e convincersi di avere il diritto di ottenerli, non ogni tanto, non come premio per le nostre fatiche, ma sempre, ogni giorno. Subito.

Altro che reggiseni (con quel che costano…), io se proprio dovessi bruciare qualcosa, brucerei quello strofinaccio.

Mara Roberti

tratto da https://rosapercaso.wordpress.com/info/

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

Un commento:

  1. Grazie di cuore per la condivisione!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *