Una donna, un’attrice, soprattutto un mito: Ingrid Bergman

 

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La sua straordinaria bellezza, unita a sensibilità e grande professionalità, ne hanno fatto un’icona del teatro e del cinema.

La Bergman nasce a Stoccolma il 29 agosto 1915 e morì a Londra nel 1982 nello stesso giorno della sua nascita. Rimase orfana di madre, la tedesca Frieda Adler, a due anni e a dodici del padre, che attraverso la sua professione di fotografo la indirizzò verso il gusto della posa. Fu affidata alla famiglia dello zio paterno e nel 1933 fece il suo ingresso nella scuola del Dramatiska Teater di Stoccolma. La prima apparizione cinematografica in un film di Gustaf Molander,  segnò la sua scalata come giovane promessa del cinema svedese. Nel 1936 interpreta la violinista Anita Hoffman in “Intermezzo” di Gustav Molander. Un successo che la porta a farsi notare dal cinema americano, infatti  nel 1939 sbarca ad Hollywood insieme al marito Peter Lindstrom e alla figlioletta Pia, su chiamata di David O. Selznick per girarne il remake americano di Gregory Ratoff al fianco di Leslie Howard.

La bellezza di Ingrid Bergman e il suo sorriso luminoso affascinano  il  pubblico rendendola una star internazionale, e riesce ad ottenre il primo ruolo di rottura con i precedenti  interpretando il ruolo di Ivy, la spregiudicata cameriera dapprima salvata da Jekyll e poi tormentata da nel nuovo film di Victor Fleming Dr. Jekyll and Mr. Hyde del 1941 al fianco di Spencer Tracy.

Seguì un periodo di successi e riconoscimenti per la Bergman, tra cui Casablanca, diretto nel 1942 da Michael Curtiz;  Angoscia nel 1944;) di George Cukor, nel ruolo di una donna condotta sull’orlo della pazzia dal marito (Charles Boyer), per il quale ottenne il suo primo Oscar nel 1945.

L’incontro con Alfred Hitchcock portò un’ulteriore svolta alla carriera della Bergman, il regista ne comprese appieno la complessità di donna e di artista e le propose ruoli difficili e interessanti come la psicoanalista in  Io ti salverò del 1945; e la splendida Alicia Huberman protagonista di Notorious al fianco di Cary Grant nel 1946.

Ma Ingrid Bergman era una grande professionista innamorata del suo lavoro, e avvertiva la necessità di di misurarsi con esperienze artistiche più stimolanti. Colpita dalla visione di Roma città aperta e Paisà di Roberto Rossellini, la cui poetica avvertiva così lontana dagli stereotipi hollywoodiani, scrisse al regista italiano desiderosa di lavorare con lui. Interpretò con la regia di Roberto Rossellini alcuni film come  Stromboli ne 1950; Europa ’51 nel 1952. Nel frattempo, nel 1950 aveva sposato Roberto Rossellini in Messico, suscitando reazioni durissime in America, che considerò come un tradimento il matrimonio della star hollywodiana con il regista italiano.

Ma anche il matrimonio finì, annullato nel 1958, e l’attrice tornò  recitare sullo schermo con altri registi. In particolare, il ruolo di Anastasia, la presunta ultimogenita di Nicola II  nel film di Litvak, la riavvicinò al pubblico internazionale e le fece vincere il secondo Oscar.

Ricordo le ultime due interpretazioni: Sinfonia d’autunno nel 1978 per la regia di Ingmar Bergman,  in cui l’attrice donò una delle sue interpretazioni più intense e toccanti, e  il ruolo  di Golda Meir  per la televisione. Fu una prova di eccezionale bravura per Ingmar Bergman, minata dalla malattia che la falcidiò pochi mesi dopo le riprese dello sceneggiato.

Una donna indimenticabile, per lo spessore e la ricerca interpretativa, la cui bellezza e il radioso sorriso, ne fecero una delle donne più amate di tutti i tempi.

Silvia Lorusso

 

 

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