Argentina: ballando il tango con gli scarponi

 Appunti sparsi di viaggio di Marina Fichera

Sulle Ande argentine (foto di Marina Fichera

Sulle Ande argentine (foto di Marina Fichera

Dall’altra parte del mondo, a oltre quattordici ore di volo da Roma, si trova un Paese strettamente legato all’Italia. Una nazione immensa e variegata che, nel secolo scorso, ha vissuto una sanguinosa dittatura e oggi, cercando di emulare il vicino Brasile, tenta di emergere tra le potenze mondiali: l’Argentina.

Il mio viaggio inizia prendendo tre voli che mi fanno atterrare in un piccolissimo aeroporto del nord del Paese, al confine con il Brasile e il Paraguay. Qui il fiume Iguazù, prima di gettarsi nel fiume Paranà, forma le cataratte più belle del mondo. Le cascate di Iguazù, un emozionante insieme di 275 cascate con altezze fino a 70 metri su un fronte d’acqua lungo ben 2,7 chilometri, sono una delle più strabilianti meraviglie naturali sulla Terra.

Due intere giornate del mio viaggio –  diciassette giorni in totale – saranno dedicate alla visita del vasto Parco che si estende tra Argentina e Brasile, iniziando dal lato argentino. Il cielo è plumbeo e, nonostante il clima tropicale che solitamente rende gli inverni piacevoli, c’è nebbia e fa stranamente freddo. É stato un anno molto piovoso e la portata d’acqua è ben oltre la norma del periodo, tanto da dover costringere alla chiusura una larga parte del Parco sul fronte argentino e moltissimi ponti sull’opposto lato brasiliano.

Appena entrata nel Parco il fragore delle cascate quasi mi stordisce, pochi passi su delle passerelle sospese e mi affaccio di fronte a un susseguirsi impressionante di cascate con l’acqua di color rossastro e una potenza spaventosa. Camminare sopra questa forza della natura è come camminare su un tapis roulant di pura energia!

Il lato argentino delle cascate di Iguazù (foto di Marina Fichera)

Il lato argentino delle cascate di Iguazù (foto di Marina Fichera)

Il secondo giorno prendiamo un bus e passiamo la frontiera brasiliana per visitare il Parco dal lato occidentale. Il cielo va schiarendosi e l’imponente fronte argentino fa da magnifico sfondo a un susseguirsi di decine di arcobaleni, uno più luminoso dell’altro. Cammino affacciata sulle cascate, la potenza dell’acqua è tale che è necessario indossare un impermeabile con cappuccio e, comunque, a fine giornata esco completamente zuppa ma decisamente appagata; sono stati due bellissimi giorni, passati nello splendore di una natura forte e affascinante.

Le cascate di Iguazù dal lato brasiliano (foto di Marina Fichera)

Le cascate di Iguazù dal lato brasiliano (foto di Marina Fichera)

Dopo aver percorso su una jeep qualche centinaio di chilometri nella pampa argentina – tratto durante il quale incontriamo solo bovini e gauchos a cavallo – arriviamo alla Riserva naturale di Iberà, termine che nella lingua guaranì vuol dire “acque splendenti”.

La riserva è una zona umida e paludosa – la seconda più grande al mondo dopo il Pantanal brasiliano – ricchissima di flora e con una fauna selvatica che annovera molte specie a rischio d’estinzione. Di giorno regna un silenzio irreale, perché in questo luogo lontano da tutto ci si muove principalmente con cavalli o asini e, nella palude, con piccole barchette. Di notte domina il buio più totale, l’oscurità abbraccia il paese per lasciare spazio a un cielo in cui la Via Lattea risplende come milioni di diamanti incastonati in un meraviglioso diadema.

Alligatore e capibara (il più grande roditore al mondo) - Riserva di Iberà (foto di Marina Fichera)

Alligatore e capibara (il più grande roditore al mondo) – Riserva di Iberà (foto di Marina Fichera)

Dopo una lunga notte di spostamento su un comodo bus notturno, all’alba arriviamo a Salta, capitale dell’omonima regione, ai piedi della Cordigliera delle Ande. Salta è una città di circa mezzo milione di abitanti, con uno splendido centro storico in stile ispanico classico, dominata da una verde collina – il Cerro San Bernardo – a cui si accede tramite una ovovia divertente e ottima alternativa a 1.070 scalini.

Ma la cosa più bella di Salta è stata la lezione di tango nell’affascinante sala della “Unión Sirio Libanesa”. Il complesso risale al 1920 ed è ancora oggi sede di numerose attività culturali e classi di ballo aperte a chiunque, anche a chi, come me, si presenta con le scarpe da trekking per provare, con un po’ di sfacciataggine, uno dei balli più sensuali al mondo. La disponibilità e l’umanità di insegnanti e allievi è tale che non importa se non so ballare e non ho le scarpe adatte. Importano solo i sorrisi, le strette di mano e i baci di commiato che ci danno le signore argentine quando andiamo via, alla fine di una bellissima e appassionata lezione!

La sala del tango della Unión Sirio Libanesa a Salta – Ande Argentine (foto di Marina Fichera)

La sala del tango della Unión Sirio Libanesa a Salta – Ande Argentine (foto di Marina Fichera)

Le montagne e le quebradas – letteralmente “spaccature” – nella regione andina intorno a Salta sono varie e ricche di sorprese.

Arcobaleni dipinti nella roccia creano paesaggi di struggente bellezza e armonia. E poi piccoli paesi andini con i loro pittoreschi mercati in cui compro calde sciarpe di lana e piccola bigiotteria dalla bellezza ancestrale.

Ande Argentine (foto di Marina Fichera)

Ande Argentine (foto di Marina Fichera)

Bevo mate de coca per evitare gli effetti dell’altitudine – siamo arrivati fino a circa 4.200 m s.l.m. – mentre passo tra rocce multicolori e giganteschi cactus, in spagnolo cardones, che formano immense distese di spine e voglia di vivere anche in questa zona per larga parte desertica. Attraverso dritte distese di filari d’uva dai quali nascerà un ottimo vino rosso con cui accompagnare la famosa carne argentina.

Ogni notte dormo in un luogo diverso e ogni giorno scopro un nuovo meraviglioso paesaggio, una luce diversa, i colori di antichi paese andini.

Io tra i cardones sulle Ande argentine (foto di Marina Fichera)

Io tra i cardones sulle Ande argentine (foto di Marina Fichera)

Dopo aver percorso per molte decine di chilometri la Ruta 40, la strada di oltre 5.000 km che collega il nord dell’Argentina con il Sud più profondo, la Terra del Fuoco, arriviamo alla miniera di sale Guayatayoc III. Il giacimento è una distesa di sale a perdita d’occhio, bianca e scintillante. Il cielo è blu come il mare, la luce è accecante e il vento, che ci taglia la faccia e ci fa lacrimare, ci fa volar via cappelli e pensieri.

La Salinas Grande della miniera Guayatayoc III (foto di Marina Fichera)

La Salinas Grande della miniera Guayatayoc III (foto di Marina Fichera)

Buenos Aires è una città magnifica e malinconica. Mi ricorda molto Parigi, ma qui tutto è più ampio, spazioso e imponente. I candidi e raffinati palazzi liberty e gli immensi boulevard alberati del centro si mescolano con i nuovi quartieri porteñi alla moda – come Puerto Madero, lungo il fiume Paranà, con il ponte “de la Mujer” disegnato dall’architetto Calatrava – e le zone popolari come Palermo o la Boca. Buenos Aires è una città in fermento e al tempo stesso come sospesa tra un passato oscuro e un futuro luminoso.

Il tango, la danza definita come “un pensiero triste che si balla“, simbolo di Buenos Aires, è vivo e praticato tra le strade e le piazze di molte zone della città, primo tra tutti il quartiere de La Boca. Un tempo povero luogo di marinai genovesi – che vi arrivarono in gran numero nel XIX° secolo – è ora una delle zone più visitate da turisti e appassionati di tango che giungono nella capitale argentina da ogni luogo del mondo. Simbolo del quartiere è il Caminito, una breve strada pedonale dalle piccole case multicolori, lungo la quale squattrinati pittori esibiscono la loro arte e le melodie di Carlos Gardel e di Anibal Troilo rivivono tra i tasti dei bandoneon e i passi di ballerini che danzano languidi tanghi e milonghe senza tempo.

https://www.youtube.com/watch?v=aOaLH2TVMUY

Caminito – Carlos Gardel

Il tango, una musica e un ballo che sta vivendo da oltre due decenni una stagione di successo a livello mondiale, grazie anche a nuovi gruppi dalle sonorità elettroniche, in una naturale evoluzione che nasce da Gardel e passa per Piazzolla, senza mai rinnegare la propria storia.

https://www.youtube.com/watch?v=pjHNpp4XRd4

Diferente – Gotan Project

https://www.youtube.com/watch?v=aIZj1m-rt1c

Milonga sentimental – Otros Aires

Buenos Aires, quartiere de La Boca – Il Caminito (foto di Marina Fichera)

Buenos Aires, quartiere de La Boca – Il Caminito (foto di Marina Fichera)

Le tante persone che ti fermano a ogni occasione per evocare con un pizzico di nostalgia le loro origini italiane fanno sorridere e al tempo stesso accolgono, facendoti sentire a casa. Ed emozionano il susseguirsi di paesaggi e cieli immensi, la potenza di una natura primigenia, il sentimento di malinconica superbia della splendida capitale porteña.

L’Argentina è un luogo che colpisce direttamente al cuore e lascia un segno dolce e indelebile.

I messicani discendono dagli aztechi, i peruviani dagli incas. Noi argentini dalle navi.

Proverbio argentino 

di Marina Fichera

pubblicato sul blog: http://sognaparole.blogspot.it/

8 commenti:

  1. Bell’articolo, e belle foto!

  2. Adoro viaggiare e sognare di farlo attraverso i racconti di altri viaggiatori… grazie!! E complimenti per il tuo articolo ^_^

  3. Marina cara, amo viaggiare attraverso i tuoi occhi, lasciare che le tue parole mi facciano da nastro trasportatore! Splendide foto e splendido modo di narrare un viaggio affascinante! Grazie.

  4. Grazie Lisa. Scrivendo il pezzo è stato bello rivivere le emozioni che ho provato in Argentina (ho fatto questo viaggio nel 2011) e sono contenta di essere riuscita a trasmetterle a chi lo legge ora.

  5. chiaraminutillo

    Che bell’articolo e che belle foto! Piacerebbe anche a me fare un viaggetto in Argentina…be’, in realtà, in tutto il Sud America.

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