IL COLORE VIOLA

Il romanzo, dal titolo originale The Color Purple, è stato scritto da Alice Malsenior Walker, scrittrice statunitense e attivista per i diritti delle donne afroamericane e delle donne gay, vincendo anche il premio Pulitzer per la sua opera, premio che ogni scrittore ambisce di vincere.
E’ stato anche tradotto in tantissime lingue, ed è anche l’opera più famosa della Walker.

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TRAMA

Celie è una ragazza afroamericana che vive nel Sud degli Stati Uniti all’inizio del ventesimo secolo. Il padre la violenta dall’età di quattordici anni, facendo in seguito sparire il frutto di quegli stupri: due figli, un maschio e una femmina, dandola poi in moglie ad un uomo che la vuole solo come serva e levatrice dei propri figli, poiché vedovo. L’uomo, di cui si scopre il nome man mano che il romanzo va avanti, aveva prima avuto delle mire per Nettie, sorella di Celie, ma il padre delle ragazze ha preferito dare lui Celie, perchè Nettie troppo giovane e intelligente, rispetto alla sorella. Celie, per sopravvivere alle barbarie subite in casa di suo marito, sceglie di non ribellarsi, ma di subire, parlandone solo con Dio a cui scrive lettere senza ricevere risposta alcuna. A Nettie è andata decisamente meglio: è riuscita a scappare e Celie non sa dove si trovi, ma non ha dubbi sulla forza della sorella, ecco perché si preoccupa il giusto di ciò che può succederle, anche se dentro di lei c’è comunque il desiderio di vederla, abbracciarla, stare con lei. Stessa forza presente anche in Sofia, moglie di Harpo, figlio maggiore di suo marito, chiamato con l’appellativo di Mister.
Mister è innamorato di una donna, Shug, che piomba nella vita di Celie come un fulmine a ciel sereno, come un uragano, come un mare in tempesta: dopo un primo momento di diffidenza, tra le due donne nasce un rapporto che va aldilà dell’amicizia, aldilà dell’amore, finendo per innamorarsi. E’ grazie a Shug che Celie trova le lettere di Nettie, sua sorella, che in tutti quegli anni Mister aveva pensato bene di nascondere alla moglie ed è da quelle stesse lettere che Celie apprende che Nettie è viva, sta bene ed è diventata una missionaria. Una missionaria in Africa a fianco di un pastore, sua moglie e dei loro figli adottivi, che assomigliano in tutto e per tutto a Celie. Gli stessi occhi grandi, la stessa pelle, la stessa bocca. Lettere in cui Nettie confida a Celie che quei bambini che ha allevato tutta la sua vita, non sono che i suoi nipoti. I figli di Celie. Attraverso queste lettere Celie può “assistere” alla crescita dei suoi figli, prima di poterli abbracciare finalmente assieme a sua sorella.

Non voglio svelarvi più di ciò che ho già svelato, ma se avete visto il film, che non è poi così nuovo, sapete come sia la storia. E forse ero rimasta anche l’unica a non aver letto il libro! Ero forse l’unica ignara di questa storia!

L’edizione che ho avuto modo di leggere suppongo sia di quelle economiche, di quelle con le copertine di cartone, ma morbide, al costo di 9,50€.
La figura riportata sulla copertina rappresenta una scena del film, difatti si può riconoscere benissimo il profilo di Woopi in maniera del tutto nitida.
Sono 313 pagine scritte in maniera comprensibile e lo stile di scrittura, seppur in certi passaggi l’abbia trovato un po’ crudo, mi è piaciuto molto.
Mi è piaciuto anche la modalità in cui concettualmente è stata proposta la storia, sotto forma di lettere: in primis a Dio, senza ricevere alcuna risposta; e poi lettere ricevute da Nettie e inviate da Celie.
La lettera è una modalità di scrittura che mi piace molto, perché permette di scrivere e poter esprimere ciò che si pensa senza dogmi e vergogna, senza dover seguire degli schemi ben precisi.

Devo ammettere che quando leggo di donne maltrattate, donne sottomesse, donne violentate, ho sempre una morsa alla gola; un po’ per solidarietà femminile, contando che ancora oggi, nonostante gli anni che corrono siano quelli di Ipad e cellulari super tecnologici, pare che la bestialità degli uomini sia rimasta al neolitico e ovviamente un po’ per tanta rabbia che ho dentro. Come se fossimo noi donne a permettere certi abomini sulle bellissime persone che siamo.
L’uomo da sempre si sente superiore, questo è un qualcosa con cui dobbiamo fare i conti ogni giorno, ma non dobbiamo permettere a nessuno di metterci i piedi in testa, questo mai.

E’ un libro che consiglio a tutte le donne, perché permette di comprendere come fossero abituate a vivere neanche troppi secoli fa le nostre antenate, amiche, sorelle e cosa erano disposte a perdere e provare, o cosa erano disposte a sacrificare per non essere e sentirsi sottomesse.
Come oggi, anche allora, c’era chi aveva del carattere da vendere e chi no.
Niente di nuovo, insomma.
Anche se i tempi sembrano essere cambiati, a me non sembra poi così tanto!

(Fonte: https://snidgetphoenix.wordpress.com)

Maria Chiara Chiti

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