Pace

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“Se è femmina, mi piacerebbe chiamarla Anna, e se è maschio Alberto” aveva esclamato Unozio, guardando affettuosamente il pancione della Fulvia, ormai prossima al parto.

“A me piace Shannon, come la mia compagna di banco.Ma tanto sarà un maschio, che ne dite di …Usain, come Bolt” si era intromesso il piccolo Ernesto, detto il “Che”, per il quale il campione giamaicano era un mito assoluto.

“Veramente pensavo a Fidél, se sarà un altro maschio, e a Isabel, come la Allende, se è femmina”si era schermita la Fulvia.

“In fin dei conti sono io che l’ho portato in grembo per nove mesi, avrò pure il diritto di decidere il suo nome!” pensava, un po’ urtata; del resto, quando si era trattato di scegliere il nome del primo figlio, non aveva dovuto rendere conto a nessuno, perché suo padre, Losplendido, era già partito per il Brasile, in cerca del suo “io bambino”.

Unozio e il piccolo “Che” avevano provato a ribattere, sostenendo ognuno le proprie ragioni, ma la Fulvia sembrava irremovibile.

“Oh, insomma!” era sbottata “La madre sono io!”

Unozio, forse per la prima volta da quando, tanti anni prima, si era innamorato di lei, sentiva di essere davvero in collera con la Fulvia.

“Possibile che tu non abbia ancora capito che adesso non sei più da sola? Ci sono io accanto a te e al “Che”…Siamo una famiglia! Non puoi tagliarci fuori da una decisione come questa…”

La Fulvia guardava Unozio, i suoi occhi solitamente miti e sorridenti, attraversati da un dolore profondo, e insieme pronti a combattere perché quello stesso dolore non andasse sprecato. Amava quell’omone goffo e protettivo, ma non era più riuscita a fidarsi completamente di qualcuno, dopo che Losplendido se n’era andato, almeno non fino a quel momento.

Guardandolo negli occhi, gli si era avvicinata, come per abbracciarlo.

“Unozio…”

“Dimmi, amore…”

“Mi si sono rotte le acque…”

Poi tutto era successo velocemente: la corsa in ospedale, il travaglio e, infine, la nascita di una bellissima bambina.

“Allora, come l’avete chiamata? Isabel, Anna o …Shannon? ” aveva chiesto subito Cheddonna, quando Unozio le aveva telefonato per darle la notizia.

“…si chiama Irene, che significa ‘pace’.”

Chiara Pesenti

da https://cheddonna.wordpress.com/

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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