“La Ballata di Adam Henry” di Ian McEwan. Recensione di Chiara Minutillo

Recensione di Chiara Minutillo

Ian McEwan, “La ballata di Adam Henry”, Einaudi, 2014

 

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“Divino distacco, diabolica perspicacia” . Questa è la sentenza che alberga, tra i corridoi del tribunale, sulla testa di Fiona Maye, giudice dell’Arta Corte. Forte, sagace, preparata, abituata da una vita a risolvere cause famigliari intentate da persone che un tempo dicevano di amarsi. Arrivata alla soglia dei sessant’anni, tocca ora a lei affrontare una crisi coniugale. Ma, di certo, il suo lavoro non le lascia molto tempo per crogiolarsi nel dolore. Un nuovo caso è in agguato: questa volta si tratta di un’emergenza. Adam Henry, 17 anni e 9 mesi, è ricoverato per leucemia e la richiesta dell’ospedale è semplice: togliere la patria potestà ai genitori, nominare un tutore e obbligare il ragazzo ad una trasfusione che lui e la famiglia rifiutano in quanto Testimoni di Geova. La domanda fondamentale è: i tre mesi che separano Adam dalla maggiore età, sono davvero così fondamentali? In un momento di instabilità emotiva, di fronte al giudice si staglia una decisione importante, una presa di posizione, una responsabilità che non solo mette in gioco la vita, e la morte, del ragazzo, ma anche la coscienza sua e dello stesso Adam.

Responsabilità. Una parola che aleggia attorno a ciascuno di noi ogni giorno. Una condizione che fa parte della vita quotidiana, anche quando non viene citata. Ogni parola, ogni azione, ogni scelta comporta una responsabilità.

Più volte di quante possiamo rendercene conto, siamo responsabili anche degli altri, oltre che di noi stessi. Anche di perfetti sconosciuti. Spesso ne siamo inconsapevoli. Altrettanto spesso la consideriamo responsabilità verso se stessi, senza pensare al fatto che, indirettamente, coinvolge anche altri. Le cose cambiano, si aprono gli occhi, quando la responsabilità verso un estraneo ci viene imposta.

La legge è chiara, in Inghilterra, paese in cui si svolge la storia narrata da Ian McEwan, in Italia e in molte altre nazioni: fino alla maggiore età, un ragazzo non può decidere per sé. La responsabilità della sua vita o della sua morte cade sui genitori e, qualora costoro non sembrino ragionevoli, sul giudice di turno durante quell’emergenza.

Nel romanzo non così fantasioso dell’autore inglese, “La ballata di Adam Henry”, basato su due storie vere, la responsabilità approda tra le mani della giudice Fiona Maye. Una responsabilità preziosa quanto la vita di quel ragazzo che giace pallido in un letto d’ospedale, grande quanto la fede e, al tempo stesso, la voglia di vivere di Adam, profonda quanto la coscienza di entrambi.

È un racconto che può fare a tratti sorridere, a tratti piangere e arrabbiare. Un romanzo che si muove delicatamente nei meandri di un argomento altrettanto delicato, tra il rispetto e il rimorso di decisioni prese senza poterle revocare, di coscienze smosse e, a volte, lacerate. Un libro che indubbiamente ha fatto e fa parlare di sé, della storia che racchiude in sé, dove la religione assume, agli occhi di uno spettatore esterno, ogni forma, positiva e negativa. Un libro che fa riflettere sulla vita e la fede, sulla coscienza e sulla legge.

Un romanzo che ci dona un nuovo significato della parola responsabilità, una consapevolezza di quanto le nostre scelte si riversino, in maniera a volte incontrollata e inarrestabile, nelle vite di altri, legandoli a noi, con un doppio filo difficile da spezzare.

Fiona conosceva bene la melodia dolce e triste di quel canto tradizionale irlandese. Adam grattava un po’ sulle corde, gli mancava il vibrato, naturalmente, ma il timbro delle note era buono, nonostante ne avesse sbagliate un paio. Il motivo malinconico e il modo in cui lo eseguiva, con slancio inesperto, esprimevano l’esatta idea che Fiona cominciava a farsi del ragazzo. Sentire Adam suonare la commosse, e la turbò nel profondo. Chi prende in mano un violino, o qualunque altro strumento musicale, compie un gesto di speranza che comporta il desiderio di un futuro.

 

tratto da:

https://unastanzatuttapersblog.wordpress.com/2015/10/23/la-ballata-di-adam-henry-di-ian-mcewan/

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