La mamma non chiude per ferie

La mamma non chiude per ferie

di Antonia Romagnoli

mamma maternità figli

Le maestre lo sanno bene: ogni tanto, quando ai figli delle casalinghe chiedono “che cosa fanno i tuoi genitori?” la risposta che ricevono è “mia mamma non fa niente”.

E tanti cari saluti ad anni di terapia per riavere un briciolino di autostima.

Quando ho raggiunto gli anta, forse per via della gravidanza che mi occupava la mente, non ho sentito il contraccolpo. È arrivato, dopo quando allo zero si sono aggiunti altri numerini. Sarà per gli ormoni ballerini, ma il bilancio di vita quest’anno è stato devastante: nessun lavoro fisso, una laurea buttata al vento (ma tanto era quella sbagliata) e soprattutto la sensazione d’aver investito emotivamente in tutte le cose più sbagliate. Scrittura in primis.

Superata un poco la crisi, mi sono resa conto che il mio problema è l’opposto: non è che non faccio niente, è che faccio troppe cose e nessuna di queste è remunerata.

Non solo, ma non ricavo da alcuna nemmeno gratificazioni.

Mettere la famiglia a tavola, per esempio, è un’impresa. Ai figli non piace mai niente, uno vuole solo carne, l’altra dice di mangiare qualunque cosa ma non la carne. Salvo poi schifarsi anche davanti a quasi tutte le verdure e ai legumi.

Mio marito mangia, in compenso, tutto a prescindere, ma dubito che si accorga di quello che ha davanti, preso com’è dai suoi pensieri. Potrei rifilargli segatura e si limiterebbe a masticare più a lungo.

In un modo o nell’altro, nessuna prodezza ai fornelli mi dà soddisfazione, tanto vale girare scatolette di tonno nei piatti e via.

mamma casalinga

In realtà, capisci di aver toccato il fondo quando senza battere ciglio cambi pannolini mollando a metà il pasto, oppure ti accorgi d’aver parlato per mezz’ora con un’amica della consistenza della pupu.

A dire il vero, sei fortunata se hai qualcuno di cui parlare della pupu.

Spesso guardo con immensa invidia le madri che, con passeggini e carrozzine appaiate, se ne vanno a passeggio. Io sono perennemente sola col mio piccolino, quando esco vivo un costante stato di asocialità.

È tutt’un altro mondo, quello della mamma con amiche.

Invidia, invidia invidia, per voi che potete chiacchierare, entrare nelle gelaterie con gli scalini mentre qualcuno tiene il passeggino fuori, che magari andate nei negozi e potete pure provare i vestiti!

Ieri, in giro come sempre in solitaria col pargoletto, ho accarezzato l’idea di affiancare l’unica mamma che ho beccato da sola con carrozzina e attaccare bottone, facendo finta di conoscerla. In pratica, fare la stalker.

Per non parlare di quelle fortunate che hanno a disposizione nonne e zie che spingono il passeggino al posto loro. Secondo me usando la tecnica di Tom Sawyer quando fa dipingere la staccionata ai suoi amichetti.

“Che ganzo, spingere il passeggino, ma solo chi sa farlo bene lo può fare” “Mi fai provare?” “No, troppa responsabilità” “Dai, solo un minuto, qui la strada è dritta e sgombra” “E va bene. Se vedo che sei capace ti lascio il piccolo dieci minuti e vado a fare shopping” “Mitico, grazie!”

Io purtroppo non dispongo di parenti che si prestano all’inganno. Mannaggia.

Quando il passeggino lo acchiappa mio figlio grande devo solo aver paura, perchè, a detta sua, al piccolo piace molto la velocità. Anche qui, mi tocca tenere letteralmente le redini.

Andare sempre in giro da sola inoltre provoca un ulteriore abbrutimento, perchè non sono stimolata dal punto di vista abbigliamento. Esco conciata da profuga, senza meta, mentre i mie occhietti invidiosi sbirciano i perfetti outfit altrui.

Io in tuta, le altre con chiffon, sete e abiti da sera. Io sandali antiscivolo, bassi e comodi, le altre coi tacchi e i sandali all’ultimo grido.

la mamma figli

Non avendo nessuno con cui parlare, poi, non mi resta che improvvisare un plicometro visivo. Calcolo l’età dei figli in carrozzina e mi abbatto notando che tutte, ma proprio tutte le altre donne hanno già perso i chili in più, nonostante i figli siano più piccoli del mio.

A volte mi chiedo se dietro la perfezione delle altre donne ci sia almeno un briciolo del mio stesso stress, qualcuno dei miei perenni dubbi. Forse, se i forum sono così intasati di domande strambe, è proprio così. Essere mamma è durissima.

Il fatto è che, anche quando nella migliore delle ipotesi le famiglie vanno in vacanza, le mamme in ferie non ci possono andare. Anzi, per loro arriva il surplus di lavoro: i bambini in vacanza diventano un incubo, specie se non hai a disposizione alberghi coi miniclub.

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Non ti riposi mai, nemmeno di notte perchè non c’è nessuno che faccia i turni per sostituirti nel ruolo di mamma/pediatra/consolatrice/psicologa/tuttologa.

Appunto, di mamma ce n’è una sola, anche se i figli sono due, tre, sette… non aumenta il numero di braccia e nemmeno la capacità di veglia notturna. Aumenta la stanchezza, sì, e lo spessore delle occhiaie.

Ma questa è un’altra storia.

 

Nota:

Ho scritto questo post un anno fa sul mio blog.

La visione della maternità che esprimo è molto particolare e deriva da un momento molto delicato, in cui mi trovavo in piena crisi post partum.

È un punto di vista che molte mamme (molte persone, in generale) non condividono e che trovano difficile da capire.

Ne parlo proprio per questo.

Lo affronto con ironia, ma con la convinzione che sia giusto e utile rompere il muro di omertà che circonda questo tipo di problemi.

Le mamme depresse, le mamme che non si sentono adeguate sono tante, ma spesso vivono nel silenzio questa condizione difficile per paura del giudizio altrui. Queste mie riflessioni vogliono aiutare chi, come me, vive o ha vissuto questo tipo di crisi: vogliono aiutare a ritrovare il sorriso, a cambiare prospettiva, ma soprattutto a far sentire meno sole.

dal blog Il salotto di Miss Darcy www.antoniaromagnoli.it/write

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