NOTTURNO INDIANO di Antonio Tabucchi (Recensione di Franca Adelaide Amico)

Recensione di Franca Adelaide Amico.
NOTTURNO INDIANO

C’ è il profumo, la luce, il sapore dell’ India nel breve romanzo di Tabucchi: “ Notturno indiano”. La storia è esile ma non è la storia a fare il romanzo: un uomo va alla ricerca di un amico di cui ha perso le tracce e così lo cerca in lungo e in largo per tutta l’ India. La percorre da Nord a Sud, da Calcutta a Madras, facendo tappa a Pondicherry e ad Adyar. Gli incontri sono i più svariati: prostitute, teosofi, indovini. Come nelle vere opere d’ arte le immagini sono quelle che vivide si stagliano e permangono nella mente e nel cuore. E allora, adesso, rivedo ancora, l’ usanza tipica degli abitanti dell’ India di dondolare la testa a significare il sì con un movimento che noi occidentali interpreteremmo come un no. Rivedo il bambino deforme sulle spalle del fratello maggiore, così brutto nelle fattezze, da ricordare il corpo di una scimmia…ma se mi avvicino vedo in lui il saggio veggente che indovina il futuro e che conosce ogni angolo dell’ anima di chicchessia. Rivedo la sensuale bellezza delle prostitute , eleganti nei loro sari fruscianti. E mentre vedo, annuso: è l’ aria calda, densa dell’ India. E’ la valanga di emozioni che mi prende.
E il finale?
Quello non posso svelarvelo perché è davvero una sorpresa. Posso solo dirvi che proprio il finale racchiude tutto il senso del romanzo:importante non è il punto d’ arrivo ma il viaggio in sé.

ANTONIO TABUCCHI

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