“Il complesso della vedova – Il volto oscuro della mente” diStefania Rinaldi.

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“Il complesso della vedova – Il volto oscuro della mente” di Stefania Rinaldi.

Uno stile narrativo familiare e dialoghi incalzanti, a volte intrisi di forme dialettali, ma non per questo un romanzo semplice o una storia banale. Piuttosto, direi un insegnamento in 261 pagine: un racconto che fa riflettere sui sentimenti, sugli errori, sull’innato bisogno umano di ricevere e di dare perdono e, in generale, sulla vita.
Ho assaporato “Il complesso della vedova” di Stefania Rinaldi, sentendo in prima persona le emozioni che trasmettevano le protagoniste: Barbara, anziana signora tutta d’un pezzo, restia alla socializzazione e chiusa in un mondo di egoismo, e Giulia, timida e dolce infermiera, che, nello snodarsi della vicenda, con le sue premure e attenzioni, scioglierà il suo cuore granitico, portando a galla il suo tormentato passato. Sono pagine impregnate di amore, di dolore, ma anche di speranza, in cui tre concetti sono affiorati nella mia mente, inseguendosi, incontrandosi e scontrandosi con le mie memorie.

Famiglia. Un dono unico, un rifugio in cui è sempre possibile ripararsi, il nido in cui uccellini implumi attendono trepidanti il boccone dalla mamma per poi riposare al sicuro sotto il calore della sua ala.
Ma, cresciuto un folto piumaggio e abbandonate le pose goffe e incerte, per quei piccoli esserini, ormai divenuti splendidi esemplari, arriva il momento di spiccare il volo e di far ripartire il ciclo della vita.
Diversamente, la famiglia può tramutarsi in una gabbia angusta e opprimente, perché, a volte, il troppo amore sfocia nel più puro egoismo.

Perdita. Si dice che la morte faccia parte della vita, in qualità di epilogo, pur essendone lessicalmente l’opposto. Benché si conosca e si sappia della sua esistenza, non ci si prepara mai abbastanza al suo arrivo, quando decide di portare via uno dei nostri cari. Il dolore, qualunque ne sia la manifestazione, lacera dentro, fino a far male anche a livello fisico.
Ma perdita non è solo morte. Perdita è pure sbagliare e non riconoscerlo, è non saper chiedere scusa, è allontanamento, è recisione di un rapporto, che diventa un lutto da elaborare, senza che vi sia una bara o una tomba su cui piangere.

Rinascita. Dopo un grande dolore, dopo grandi delusioni, dopo un’infelicità che fa sprofondare corpo e anima, è necessario risalire. La rinascita ne è il successivo passaggio obbligato: reinventarsi, trovare nuove ragioni che possano riaccendere un sorriso, illuminare il volto, far battere il cuore nel petto, far sentire il desiderio di un abbraccio, di calore umano.
Rinascita è anche perdono, è buttarsi il passato alle spalle, è vivere il presente nella prospettiva del futuro.

C’è sempre tempo per una seconda opportunità, c’è sempre tempo per credere negli altri e per non sentirsi soli.

Ho chiuso il libro tra le lacrime, mentre in volo facevo ritorno verso la famiglia che ho formato e dopo aver salutato quella che mi ha cresciuta e che ancora a distanza mi sostiene. Anche io sono rinata dopo una perdita. Anche io voglio credere in un futuro migliore.

Tiziana Meraglia

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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