“Nessuna madre è di serie B” di Francesca Gnemmi

“Nessuna madre è di serie B”

a cura di Francesca Gnemmi

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La figura della madre perfetta lascia il posto alla madre umana, con pregi e difetti, propositi e mancanze.

La maternità viene presentata agli occhi di chi ancora deve diventare madre o vuole farsi una famiglia come un’esperienza positiva.

Un atto di amore e gioia immensa, capace di calpestare il dolore del parto e del percorso spontaneo e naturale che la donna deve percorrere per mettere al mondo un figlio.

Ogni donna è diversa, così come ogni gravidanza e anche i percorsi meno felici e più difficoltosi hanno il diritto di concludersi con il sorriso.

“Il 20 ottobre 2008 ho accolto nella mia vita Federico e Stefano. Non li ho tenuti tra le braccia come fanno le mamme appena dopo il parto, non ho visto i loro visi sporchi e affaticati, a mala pena ricordo il loro pianto per i pochi brevi istanti nei quali siamo rimasti nella sala operatoria.

Ho atteso ventiquattro ore per scorgere oltre il vetro dell’incubatrice due esseri minuscoli, brutti e rugosi che non riuscivo a riconoscere come i miei figli. Erano così diversi dai bambini che mi era capitato di andare a trovare portando fiori alle amiche neo mamme…

Mi è venuto da piangere, ma non si trattava di emozione, ero spaventata. Da cosa ancora oggi non l’ho capito bene, ma ricordo di aver provato la sensazione di soffocare.

Sarei voluta fuggire.

Uscita dalla ginecologia non sono tornata a casa con mio marito, ma mi sono fermata ospite per diversi giorni dai miei genitori.

Dopo il parto cesareo faticavo a fare le scale, obbligate dove abito e la vicinanza della loro abitazione all’ospedale rappresentava una soluzione più comoda al dover prendere la macchina da sola per raggiungere la città ogni giorno, più volte al dì.

Quindi: non avevo più la pancia, non ero a casa in famiglia, non avevo i bambini con me. Credevo si trattasse di un brutto sogno.

In quei momenti non mi rendevo conto che non c’era nessuna vera tragedia in atto, i miei bambini erano piccoli, molto piccoli ma sani e si trattava solo di aver pazienza affinché raggiungessero un peso idoneo per uscire dal reparto.

Potevo trascorrere con loro tutto il tempo che volevo.

Dapprima infilavo una mano all’interno dell’incubatrice e li accarezzavo, poi ho iniziato a fare la marsupio terapia, coccolandoli sul mio petto, cuore contro cuore; cambiavo i pannolini e, una volta che hanno smesso di alimentarsi con il sondino, ho dato loro il biberon.

Sì, perché latte non ne avevo proprio! Niente era andato come mi aspettavo, nemmeno quello.”

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Latte materno. Fonte di vita.

Da qualche anno il latte materno è stato rivalutato per le sue numerose proprietà nutritive e antibatteriche.

Nei reparti di ginecologia degli ospedali, le neo mamme vengono accompagnate nel percorso di attaccamento al seno dei neonati, spronate a tirare il latte in eccesso e conservarlo nella maniera più idonea.

Non tutte le donne però raggiungono la montata lattea e restano impossibilitate di allattare il proprio figlio. Sta nella sensibilità di chi le circonda fare in modo che questa mancanza involontaria non si trasformi in disagio.

Una donna non è meno mamma perché non allatta. Non esistono madri di serie B.

I bambini sono molto sensibili agli stati d’animo materni, necessitano di una atmosfera serena e rilassata per crescere, hanno bisogno di una mamma felice e priva di sensi di colpa.

Amore e sicurezza si trasmettono anche allattando con il biberon, senza il contatto fisico con il seno materno. I bambini percepiscono comunque la sensazione di rifugio e protezione.

“Poi d’un tratto qualcosa è cambiato: ho provato una sorta di sollievo, la consapevolezza che le cose sarebbero andate bene.

Ho sentito l’amore arrivare dritto al cuore, quel sentimento che non riconoscevo pensando a loro, stando con loro, è sgorgato come acqua di una piccola fonte, fresca e pura e da allora non ha mai smesso di scorrere, riempiendo fiumi, laghi e oceani.

I miei bambini, sono la mia gioia più grande. Sono cresciuti sani e belli, amano la vita e sono due monelli curiosi e ansiosi di imparare, ma al contempo hanno saputo darmi lezioni importanti.

I miei “mostri” mi hanno insegnato ad accettare quel che viene, dimostrando che dalle difficoltà può nascere un fiore. Due splendidi fiori.”

Link

http://www.pianetamamma.it/parto/post-parto/il-bambino-e-nato-com-e-essere-una-mamma.html

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