LA STREGA IGNAZIA di Antonia Romagnoli

La strega Ignazia, fiaba
C’era una volta una strega.
Una strega vera, col naso adunco, gli occhietti cattivi, due denti in bocca, le mani tutte raggrinzite e sempre vestita di nero così nero da sembrare un corvo severo.
Questa strega brutta bruttissima si chiamava Ignazia.
Come?!
State ridendo?
No, non fatelo, per favore: Ignazia si arrabbia moltissimo se vi sente e vi fa un incantesimo cattivo cattivissimo, come trasformare i vostri occhiali in marmellata.
Non vi sembra così cattivo? Provate a dire alla mamma che gli occhiali sono diventati marmellata e vedrete che cosa succede.
Dicevamo? Ignazia era una stregaccia proprio cattiva. Era cresciuta in una nobile famiglia di streghe, dove le era stato insegnato fin da piccolina ad avere paura dei bambini e degli umani.
“Guarda, Ignazia (e non ridete!) che fine ha fatto quella povera strega che ha ospitato per buon cuore Hansel e Gretel. Bruciata nel suo forno!” le diceva la nonna, strega Dalmazia.
“Attenta ai bei principi, che baciano le principesse ma per le streghe tirano fuori la spada!” le diceva mamma Stregazia.
E così, Ignazia non si era mai sposata per paura dei principi e odiava i bambini per paura che la infilassero nel forno.
La strega viveva in una grande casa, che aveva ereditato da nonno Stregonio e che assomigliava a un vecchio maniero pieno di fantasmi, e ci viveva tutta sola, tenendo alla larga tutti con i suoi gatti neri da guardia.
Ogni tanto Ignazia usciva a fare la spesa, tutta avvolta in un grande mantello scuro, sogghignando in modo terrificante per spaventare i vicini e i negozianti e impedire loro di darle confidenza, ma il suo vero cruccio erano sempre i bambini: aveva una paura folle che qualche bimbo del vicinato le si avvicinasse per mangiarla.
Per la verità, la sua grande casa, che cent’anni prima era stata costruita lontano dalla città, nel corso degli anni era stata raggiunta dalla periferia e tutt’intorno le erano state costruite tante belle villette col giardino, nelle quali si erano trasferite a frotte famiglie con bambini: quello che una volta era stato un luogo sicuro e tranquillo era diventato ora irto di pericoli e pieno di minacce per una povera strega che voleva farsi i fatti suoi.
Così Ignazia aveva moltiplicato il numero di gatti da guardia, ma non era servito a molto: ogni tanto i bimbi, forse per ispezionare il terreno e trovare il forno, fingevano di lanciare per sbaglio la palla nel suo giardino, e Ignazia era costretta a restituirla… addirittura, qualcuno di loro si arrischiava fino al suo ingresso e aveva il coraggio di suonarle il campanello, chiedendole un bicchier d’acqua, un cerotto per le ginocchia sbucciate o cose simili. Ignazia faceva di tutto per scacciarli e quelli tornavano sempre alla carica.
Una volta aveva persino sentito una madre, che impudenza!, dire a uno di quei mostriciattoli di essere gentile con lei, perché era una vecchietta molto sola.
Lei, che aveva scacciato fior di principi a colpi di scopa! Lei, che aveva trasformato in rospo addirittura il figlio del re!
C’era, poi, un periodo dell’anno, che era peggio di tutto: da quando quei matti si erano inventati halloween, le povere streghe non avevano più pace, perché i bambini, camuffati e mascherati, si presentavano in gruppo alle porte, probabilmente cercando qualche strega sprovveduta da mangiare.
Lei era stata sempre molto furba: non aveva mai aperto la porta a nessuno, ma li aveva sentiti, là fuori, ridere di lei e lanciare gridolini nel suo giardino.
Facevano finta di trovare improvvisamente belle le sue ragnatele, spettacolari le zucche parlanti del suo orto, persino magnifici (magnifici, dico!) gli scheletri che teneva appesi nel portico come spaventapasseri. Ma lei non ci aveva mai creduto, a tutte quelle lusinghe, e aveva continuato saggiamente ad aver paura dei bambini.
Anno dopo anno, però, i bambini erano diventati sempre più numerosi e più insistenti. Passavano ad halloween, tornavano a Natale, ritornavano a Pasqua… per non parlare delle continue visite durante le vacanze estive!
Ignazia doveva fare qualcosa. Ed essendo una strega, sapeva anche cosa fare: una bella pozione, con tanti ingredienti malefici, avrebbe risolto in un attimo tutti i suoi problemi.
Una volta, quando era giovane, seguiva sempre il libro di magie della nonna Stregonia, ma ora che gli anni l’avevano resa una strega esperta e preparata, aveva cominciato a fare pozioni usando il suo infallibile intuito.
Per questa pozione, in particolare, Ignazia si impegnò moltissimo. Voleva trovare la formula perfetta per liberarsi per sempre dei bambini.
Studiò e ripassò, prese appunti e meditò… ci volle una settimana di preparazione, ma alla fine la ricetta magica per preparare la pozione fu pronta.
Ignazia aveva dato fondo a tutta la sua cattiveria, ma era molto soddisfatta e, quando si mise al lavoro, non riuscì a smettere di sogghignare.
Uova che rendono tutto appiccicoso.
Farina che impiastriccia e sbuffa e impolvera.
Latte che sembra acqua ma non è.
E sopra tutto, la sostanza più cattiva della cattiveria: tanto zucchero, che caria i denti e costringe ad andare dal dentista!
Un pizzico di sale per dispetto.
Un poco di lievito per antipatia,
e una spolverata di cioccolato che rende tutto nero come la notte.
Ignazia mescolò e mescolò nel calderone, col cucchiaione di legno e con il frullatore super lux.
Alla fine ottenne una pasta proprio come desiderava: scura, collosa e appiccicosa. Aveva purtroppo il terribile odore del cioccolato, ma ahimè, Ignazia aveva finito l’aroma di cimice per mascherarlo e dovette tenere la pozione così.
Una sola cosa mancava.
La strega si guardò intorno, attenta che nella sua casetta non si fosse infilato un malvagio bambino, guardò negli angoli e sotto al letto, e quando fu sicura si arrischiò a fare una cosa che, se appena poteva, evitava: accese il forno.
Quando fu ben caldo, prese la sua pozione ben divisa in piccole ma efficaci porzioni, e con tanta attenzione la mise a cuocere.
Dopo un po’, anzi dopo un tempo che le parve lunghissimo, sempre terrorizzata dall’idea che qualche bimbo apparisse all’improvviso per cacciarla nel forno, vide le sue pozioni prendere un bel colorito bruciacchiato: erano pronte.
Quando le estrasse dalle formine a forma di scheletro e zucca si congratulò con se stessa, erano proprio perfette.
Ma i bambini ci sarebbero cascati?
Avrebbero mai assaggiato qualcosa che conteneva tutto quel malefico zucchero e quelle appiccicose uova? Per non parlare del cioccolato, quella orribile sostanza che faceva venire i brufoli e ingrassare!!!
Ora le pozioni avevano un aspetto carino, ma emanavano una puzza terribile, dolce e cioccolosa. Nessuna strega sana di mente avrebbe mai neppure assaggiato un cibo così disgustoso!
Ignazia cominciava già a pregustare come sarebbero andate le cose, sghignazzando contenta: i piccoli mostriciattoli avrebbero mangiato e sarebbero scappati per non tornare mai più!
La strega mise tutto a raffreddare, cominciando a chiedersi quando mai sarebbe riuscita a dare ai bambini quella terribile pozione, ma il suo dubbio non durò a lungo, perché, proprio quando le pozioni giunsero alla temperatura giusta, il campanello cominciò a suonare.
Din din, din din!
Aveva fatto proprio bene i suoi conti: era la sera del 31 ottobre, e come ogni anno ecco arrivare i bambini, pronto per mangiarla. Ma quella sera, avrebbe offerto loro ben altro cibo!
Ignazia si era preparata, mettendo le pozioni su un tanti bei vassoi, e si presentò alla porta sperando che tutto andasse bene.
Non fece in tempo nemmeno a porgere il primo vassoio: decine di bambini si tuffarono ad acchiappare zucchette e scheletrini.
La strega attese.
I piccoli assaggiarono, masticarono, ingoiarono.
Niente.
Nessuna fuga, nessun urlo, nessun pianto. Anzi, erano tutti felicissimi, tanto che alcuni presero pure il bis.
Nel giro di pochi minuti il vassoio era vuoto e il suo portico pieno di briciole e di bambini urlanti e… felici.
Felici?!
Ignazia aveva tanta paura, adesso. Perché non aveva funzionato? Addirittura, i piccoli mangiatori stavano chiamando rinforzi.
Dalla strada arrivarono altri gruppetti, alcuni in maschera, altri coi vestiti di sempre, altri ancora accompagnati da genitori perplessi.
Ignazia tremava. Se la sarebbero mangiata, ecco come sarebbe finita!
Tremante, portò fuori, uno a uno, gli altri vassoi e tutti si tuffarono sulle pozioni, come se fossero le cose più buone del mondo.
“Che cuoca sopraffina!” disse una mamma, “signora Ignazia, mi deve dare la ricetta di questi dolcetti!”
Ignazia, incuriosita, assaggiò. Caspiterina, era vero! Non aveva ottenuto una pozione respingente, ma dei buonissimi pasticcini.
In fondo, poi, tutti quei bimbi non le sembravano così cattivi e pericolosi, persino i gatti da guardia si strusciavano sulle loro gambe facendo le fusa.
Possibile che si fosse sempre sbagliata?
E così…
E così, direte voi, Ignazia non fece più la strega.
Ma vi sbagliate.
Ignazia continuò a stregare e volare con la scopa, ma fece amicizia coi bimbi del quartiere.
Ora non aveva più paura che la buttassero nel forno, perché ormai questo era sempre pieno di dolcetti, biscotti e pasticcini che la strega cuoceva insieme ai suoi piccoli amici, scherzando in allegria.
Che storia strana ti ho raccontato?
Come vedi, non c’è nulla di scontato:
Ci sono streghe che temono i bambini
E per scacciarli fanno pasticcini.
Non sbagliare, non buttarti a precipizio
Cattiva guida è, davvero, il pregiudizio!
Abbi pazienza, quando devi giudicare,
e dall’aspetto mai non farti ingannare.
Antonia!!!

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La fiaba è scaricabile gratuitamente dal sito dell’autrice in tutti i formati digitali, compreso il PDF formattato per la lettura facilitata in caso di dislessia. Tutti i riferimenti al link http://www.antoniaromagnoli.it/la-strega-ignazia.html

È anche disponibile su feedbooks

Un commento:

  1. Da scaricare assolutamente! Molto divertente! Grazie per averlo condiviso con noi !

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