Il tempo delle castagne

Il tempo delle castagne

di Erika Zerbini

CASTAGNE

È mattina presto, metto il naso fuori casa per dare un’occhiata al cielo, forse pioverà… che novità!

C’è già l’odore inconfondibile di ottobre.

Un misto di erba bagnata e di legna bruciata, esce dal tetto di ardesia accanto alla nostra casa. Un tegola è sapientemente spostata e lascia spazio al calar delle castagne.

Sono riposte dalle mani sapienti di chi per ultimo sa come si fa. Una saggezza vecchia di cento anni e un gusto che dopo di loro non esisterà più.

E’ ottobre, il mese che ha dato i natali alla mamma che c’è in me.

E’ ottobre, il mese che ha dato i natali alla famiglia che siamo diventati.

Questo è un ottobre bizzarro, fra le piogge abbondanti e il caldo che non vuole lasciare posto all’autunno.

Per caso mi volto, distratta da un rumore e la coda del mio occhio cade su quel pezzo di braccio che scorgo appena dalla mezza manica che ancora si può indossare. Il gomito del braccio teso visto da dietro, un déjavù: sembra quello di mia madre…

Ecco, realizzo che ho quasi raggiunto l’età che aveva quando l’ho incontrata per l’ultima volta.

Mi soffermo sul gomito… raggrinzito. Il resto del braccio gli cade sopra con una piega. Non mi accontento e voglio vedere oltre. Stendo il braccio e mi accorgo di quella ciccia che non è mai stata un muscolo. Lei pende…

Sono i primi segni della decadenza.

Una volta non ero così… e non mi sono accorta della mutazione in corso d’opera.

Stamattina mi sono svegliata e il mio braccio dichiara i suoi quasi 40 anni.

L’odore di ottobre mi coglie di nuovo.

Che piacere infintito!

Sono 7, gli anni in questa casa.

Prima non sapevo che ottobre avesse un odore. Prima non conoscevo la vita intera di una castagna.

Prima, la nascita della mamma che c’è in me, sostava da sola. Un po’ timida e sempre impaurita: chissà se farò bene… chissà se basterà… chissà se…

Il rimpianto di avere perso l’occasione di nascere madre con piena soddisfazione. Invece ho imparato che la vita non è mai come la immagino: a volte mi delude, altre mi stupisce! Vai a sapere tu che capiterà.

Mi si avvicina la figlia che per prima mi ha reso madre.

Questa mattina noto i dettagli normalmente trascurati…

Bastano poche dita… e l’altezza delle nostre spalle si eguaglierà.

Non che ci voglia molto ad essere alti (o bassi) quanto me, però il fatto che mia figlia mi stia raggiungendo e a gambe levate, mi impone una riflessione: ma quanti anni sono passati?

Perché a me sembrano solo una manciata di battiti di ciglia…

Eppure, ogni battito è valso una vita.

La mamma che è in me è nata alcune vite fa. Tutte quelle che ho cambiato traslocando da una casa all’altra. Tutte quelle a cui mi sono adattata cambiando i numerosi mestieri che ho svolto. Tutte quelle che ho progettato cercando i figli che sono venuti. Tutte quelle che ho rivisto, rinunciando ai figli che se ne sono andati. Tutte quelle che mi sono occorse per scegliere chi essere.

Mi sono passate sopra, qualche volta mi hanno maciullato, altre volte mi hanno trovato impreparata, altre volte ancora mi hanno concesso i ricordi migliori.

Ottobre: sono mamma da un anno in più…

Il mio gomito decade, il mio piede non è più il piede femminile più lungo di casa, dal mio armadio spariscono abiti che fanno gola, la porta della stanza sempre chiusa, lo stereo a palla, il telefono occupato, la lampadina verde nella piantana che fa tanto ambient, uno slang tutto da imparare e… nell’aria c’è polline di adolescenza.

Me la ricordo… l’adolescenza.

Mio marito ed io ci ricuoriamo: ancora non ci odia, ma lo sappiamo… prima o poi lo farà!

Sorridiamo, mio marito ed io. Non ci sentiamo vecchi, affatto! Ma questi figli che crescono e ripassano là dove siamo passati anche noi, ci dicono che siamo su quella via. Senza scampo!

Sorridiamo mano nella mano: decadremo insiame! Ce lo siamo promesso quel giorno, davanti al prete…

E’ ottobre: il tempo delle castagne.

Un mese di anniversari e di raccolta. Solo perché abbiamo scelto questo luogo, accade che ci troviamo all’imbrunire, davanti al fuoco, in giardino, ad arrostire il bottino. Innaffiato da un sorso di vino, con l’umido della sera che penetra nelle ossa e i bambini che odorano la loro età.

Per loro questo è ottobre: lo porteranno nel naso per sempre, in tutti i luoghi del mondo.

Il tempo delle castagne: l’autunno che chiede permesso, un altro battito di ciglia e chissà cos’altro accadrà.

Tratto da Professione MAMMA blog

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