Nutrire anima e corpo

mamma maternità
di Erika Zerbini

Ho capito… è ora!

Agiti i pugnetti chiusi e sgambetti: sembri andare in bicicletta! Mi guardi con quegli occhietti bramosi e le labbra disegnano un sorriso…

Sono quasi pronta: questo è il nostro momento. Mio e tuo: il resto del mondo lo lasciamo fuori.

Ecco, oggi ci sediamo sulla nostra poltrona, il cuscinone ti avvolge e ti sostiene, là dove non riescono a farlo le mie braccia. La testolina attaccata al cuore e occhi negli occhi.

Io e te.

Siamo io e te anche seduti ad una sedia, oppure in auto, oppure sulla panchina dei giardini. Lo siamo anche senza cuscinone.

Io e te: occhi negli occhi, cuore a cuore. Ovunque e con qualunque condizione.

Ci parliamo in silenzio… che a noi non servono le parole… basta lo sguardo, il sorriso, quella piega sotto al labbro e sai quanto ti voglio bene!

Sei così piccino… ma non più piccino come il primo giorno.

Lo so, te lo dico ogni volta che arriva il nostro momento… perché ogni volta è una sorpresa: tu ci sei ed io ci sono. Siamo qui, io e te, a darci tutto ciò che abbiamo, come sappiamo.

Te lo ricordi?

Quel giorno in ospedale… l’infermiera ci osservava: in piedi, accanto al letto, con le braccia conserte. Poi per guardare meglio si è piegata su di noi, con le dita ha scostato il mio seno dalla tua bocca, così lo hai ripreso veloce. Sei bravo! Così ha detto. Tu sei capace di prendere il mio seno.

Poi si è rimessa in piedi, accanto al letto e nuovamente a braccia conserte ci ha osservati per un po’.

In verità osservava me…

Perché tu eri bravo, io un po’ meno…

Avevi perso troppo peso, così si domandavano cosa ci fosse di sbagliato in me: non riuscivo a darti il latte che ti serviva.

Ho detto loro che c’era in me che non andava: io latte non ne ho.

Non ne ho mai avuto, nessuna volta è venuto. Ogni volta siamo passati di qui, a domandarci che c’è di sbagliato in me.

Ci hanno provato… Hanno tentato di infilarmi quel senso di colpa: io che non so nutrire.

Sai cosa ho letto di recente?

Di un certo Dottor Harlow: ha fatto uno studio sui macachi. Poveri macachi… Li ha tolti alla mamma appena nati, ha offerto loro due surrogati di mamma, una di ferro con un biberon pieno di latte e una di morbido peluche ma priva di nutrimento. Ha osservato che i cuccioli stavano più tempo con la mamma posticcia di peluche… cercavano innanzitutto le coccole, il calore e la dolcezza della mamma, la loro fame era di affetto, solo di tanto in tanto sentivano il bisogno di nutrire il corpo.

Ecco, come ogni volta ti sei divorato il biberon in tempo da record!

Adesso ti abbraccio e ti massaggio un po’… Il mio naso nel tuo collo… sento quel profumo: il tuo.

Che buono!

Sai cosa penso?

Abbiamo dovuto scegliere, tu ed io.

Fra un seno semi vuoto, una gran fatica per riempirlo e poi strizzarlo fino all’ultima goccia, con immensa frustrazione di entrambi: io mi sarei trovata a dover ammettere ogni volta di non essere all’altezza, tu forse avresti pensato di non essere abbastanza bravo da meritare d’essere nutrito fino a soddisfare il tuo bisogno.

Oppure un compromesso…

Una tetta di cauciù, nessuna frustrazione, ma un immenso piacere di ritrovare ogni volta il nostro momento. Hai qualche anticorpo in meno e forse penserai che nutrirsi sia facile: quando dovrai andare a lavorare per procacciarti il pane, ti domanderai perché improvvisamente tutto si sia fatto tanto più faticoso dal tuo retaggio neonatale.

Però… una bottiglia di vetro non ci ha tolto alcun piacere di nutrire la nostra fame di affetto.

Il nostro momento arriva ad ogni pasto e ogni pasto è un piacere infinito per il corpo e l’anima di entrambi.

Senti le voci? Lentamente stiamo tornando dove siamo sempre stati. Intorno alla poltrona corrono le tue sorelle, in fondo alla stanza vedo tuo padre: lui ci ha osservati per tutto il tempo…

Ci guarda compiaciuto… che bella coppia siamo, io e te!

Possiamo tornare alla realtà, ma senza fretta… alziamo l’audio della vita intorno a noi, soddisfatti e felici. Ci lasciamo distrarre rassicurati dalla certezza che fra poco con i nostri corpi e i nostri sguardi ci racconteremo qualcos’altro su di noi.

Tratto da Professione MAMMA blog

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