PERE DI MARZO di Loretta Zanella – Recensione

Succosa e fresca. Dolce proprio come una pera matura è l’opera  di Loretta Zanella. Un’opera che ti entra nel cuore, tanta è la semplicità emanata. Pere di Marzo, questo il nome del romanzo, trabocca di genuinità è di quella tenera innocenza che scalda l’animo. Una di quelle piacevoli letture da fare in inverno sotto una coperta di fronte al fuoco con una tazza di tè bollente in mano. È l’unico rimpianto che ho: l’essermi promessa di recensire questa mia lettura, alla fine dell’estate. Ma veniamo a noi.

Si parla della metà del novecento. Anni decisamente affascinanti quanto strani per noi che viviamo nella modernità e nell’era dell’accumulo. Si parla di un’epoca infatti che, al contrario, descrive la fatica dell’ottenere. Che sia solo un soldo. Un etto dimagrito. O il diritto di parola.

Amalia, la minore di tre figlie è diversa dalle altre due, che come la loro madre sono fatte a forma di pera e sono nate nel mese di marzo. Da qui il titolo del libro, che è il nomignolo con cui affettivamente l’uomo di casa chiama le tre donne. Amalia invece è una giovane grassottella che deve fare i conti con il suo fisico ancora acerbo e con la sua giovane e ingenua mentalità, anche se decisamente diversa da quella degli altri componenti della sua famiglia. Amalia non è arrivista. Amalia è spontanea, è dolce, è buona. Il padre è all’antica, la madre sottomessa. Le sorelle, uguali alla madre. Anche in questo. Figura positiva invece, la zia Olga, simbolo di bontà e maternità laddove è stata praticamente assente. Per lavoro viene assunta come governante nella casa di un colonnello a Roma, per badare ai suoi due figli, lasciando la sua vita montanara e semplice. La vita a Roma è affascinante, ricca di profumi, colori, luoghi magici nemmeno mai sognati e lei fa tesoro di ogni emozione, ogni volta, come se fosse l’ultima. Fortunatamente il colonnello e la moglie, la signora Giulia, sono molto gentili con Amalia, che si sente sempre più a casa tra quelle mura. Gli anni passano e come l’animo, anche il fisico della piccola Amalia, si trasformano in quelli di una giovane donna. L’amicizia con Carla, il rivedere la propria famiglia per le occasioni dl matrimonio forzato della prima sorella e quello d’amore della seconda, un bacio rubato su una veranda dal giovane Amedeo. E poi Luciano. Il primo dolce batticuore di Amalia, bisognosa di amore e di struggersi finalmente per qualcuno che la facesse sentire importante. Meravigliosi sentimenti sussurrati all’orecchio, meravigliosi intrecci di mani, meravigliosi baci bisognosi del respiro dell’altro. L’atto d’amore fatale che ha rovinato le sue aspettative, i suoi sogni, dandosi ad uno sconosciuto e non all’uomo che diceva di amarla. Atto fatale che l’ha costretta a far da schiava in una casa che nemmeno era la sua. Un padre che ha contrattato sua figlia come merce per far si che il disonore non ricadesse sul buon nome della famiglia. Amalia e i suoi figli, anche se diversi. Amalia e i suoi sogni. Amalia e le sue speranze. Ancore di salvezza nei momenti bui della propria esistenza.

Questa opera incita alla speranza. Speranza di riuscire, speranza di evadere, speranza di riscatto. Riscatto di quella libertà che non dovrebbe mai essere negata a nessun essere umano. Ringrazio personalmente l’autrice di Pere di Marzo per l’opportunità che mi è stata data e incito e consiglio la lettura del romanzo, che trovo attuale e di incoraggiamento per chi, ancora, non sa come affrontare i propri giganti.
Amalia non ha mai perso la speranza. E da qualsiasi angolazione fosse girata, ha sempre saputo che il sole sarebbe sorto per lei.

(Potete trovare la mia recensione su PassioneLettura. Di seguito il link diretto alla mia recensione:http://www.passionelettura.it/recensioni-libri/pere-marzo-loretta-zanella/)

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