Cronica insufficienza di aiuto

12204593_10206254647782794_1813565358_ndi Erika Zerbini

“…nonostante pareri contrari, occuparsi di bambini non è un lavoro per una persona singola. Se il lavoro deve essere fatto bene e se si vuole che la persona che primariamente si occupa del bambino non sia troppo esausta, chi fornisce le cure deve ricevere a sua volta molta assistenza. Varie persone potranno offrire questo aiuto: in genere è l’altro genitore; in molte società, compresa la nostra, l’aiuto proviene da una nonna. (…) Nella maggior parte delle società di tutto il mondo questi fatti sono dati per scontati e la società si è organizzata di conseguenza. Paradossalmente  ci sono volute le società più ricche del mondo per ignorare questi fatti fondamentali. Le forze dell’uomo e della donna impegnate nella produzione di beni materiali contano come attivo in tutti i nostri indici economici. Le forze dell’uomo e della donna dedicate alla produzione, nella propria casa, di bambini sani, felici e fiduciosi in se stessi non contano affatto. Abbiamo creato un mondo a rovescio.

(…) è possibile che una società nella quale i genitori dei bambini piccoli vengono abbandonati a se stessi, in una cronica insufficienza di aiuto, consideri questo stato di cose come normale.”

John Bowlby – Una base sicura – 1988

 La cronica insufficienza di aiuto ha instillato in me dapprima un grande senso di inadeguatezza.

Il desiderio di una doccia, per carità, nemmeno tutti i giorni!

Il bisogno di un poco di intimità nella toilette, anche quella… non quotidiana!

Mangiare… dormire… pensare….

“Ha bisogno di te! – dicono – Devi soddisfare i suoi bisogni! Calore umano, la fame, il sonno, rassicurazione… che non pianga: si sentirà abbandonato?”

Così il senso di colpa si insinua e cresce. Perché è colpa mia se piange…

Colpa mia se mi scappa pipì, o peggio… pupù!

Ma per fortuna quella scappa poco, dato che non si mangia quasi mai.

Certo che ho goduto di quei momenti in cui stavamo avviticchiati sotto le coperte nel lettone, quando tutto è quieto, la casa vuota, immersa solo nel profumo della vita nuova fra le mie braccia.

Molte volte ho approfittato del suo sonno per dormire anche io. Altre volte ne ho approfittato per mangiare, o pulire, perfino stendere. Perché un figlio non decreta la fine delle faccende domestiche, né la fine dei bisogni di una donna.

E’ vero che ci si può incastrare, con grande soddisfazione di tutti.

Poi i figli aumentano e i tempi si restringono sempre di più. Non esistono i tempi del lattante, ma il lattante dovrà fare i conti coi tempi dei fratelli.

Un prezioso furto quello di esserci concessi una sosta più lunga nel lettone, assaporando i nostri odori e il suono dei due cuori.

Allora non regge più il consiglio Dormi quando dorme lui, perché se ciò non cade durante la notte, lungo tutto il giorno vigono altre e molte cadenze forzate: la scuola, la palestra, le riunioni, il medico, la spesa…

Finché l’ultimo dei figli non ha orari: non può avere i suoi orari, avrà quelli di tutti gli altri e speriamo che si adatti!

Io, ancora terribilmente affetta da questa cronica insufficienza di aiuto, dovrò trovare un modo per incastrare tutto e tutti.

Non mi è mai capitato di sentire il parere – diretto o indiretto – di un esperto che innanzi tutto si sincerasse di quale fosse il contesto in cui vivessero la mamma e il bambino su cui si cimentava nel dare un giudizio.

Lei signora, ha un aiuto?

Non me lo ha mai chiesto nessuno.

Però in molti mi hanno detto quali fossero i bisogni dei miei figli e cosa dovessi fare per soddisfarli.

Allatti a richiesta. Dorma con lui. Lo tenga in braccio. Lo stringa di più…..

E gli altri? …e io?

La mamma non esiste più. E il senso di colpa cresce a dismisura perché la mamma non può non esistere più! Che mamma degenere devo essere, io che procreo e poi aspiro addirittura ad esistere ancora!

Invece non è colpa mia.

E’ la cronica insufficienza di aiuto. Sono i consigli di buon senso dati senza considerare il contesto.

Mi sono convinta che solo avendo un po’ di fiducia in me stessa e nelle mie capacità genitoriali, me la sarei cavata.

Ho tratto assai più beneficio nell’ascoltare i miei figli che ad ascoltare altri che mi dicevano come avrei dovuto allevarli.

Ho fatto a modo mio perché è quello che mi appartiene e che più corrisponde a ciò che sono capace di dare loro.

Oggi siamo in molte ad essere colpite da questa cronica insufficienza di aiuto.

Oggi è questa cronica insufficienza di aiuto talvolta a decretare l’impossibilità di generare ancora, causando frustrazione e dispiacere.

Penso che sulla maternità e sull’educazione dei bambini sia detto tanto, a volte perfino troppo, mi stupisce che questo aspetto della maternità sia sistematicamente ignorato.

Tratto da Professione MAMMA blog

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