SE FOSSI UN ALBERO….di Rita Fabiani

Se fossi un albero,vorrei avere radici che affondino salde nella terra,tronco possente che non si pieghi al vento e rami verso il cielo ad accogliere pioggia e sole e voli di uccelli e cinguettii di nidi,vorrei frutti e ombra da donare,ma….sono albero,le mie radici affondano salde nella terra dei padri,resa fertile dalle loro braccia instancabili e dal loro sangue versato perché fossi libera. Traggo nutrimento dalla bellezza delle sue catene montuose,delle sue coste,del suo mare,dei suoi dolci laghi,dalla bellezza,frutto di una umanità profonda e geniale ,della sua poesia,della sua arte,della sua letteratura,che mi sono di vanto e di orgoglio e di fierezza. Prendo vigore dalle mie antenate,figlie della stessa terra che hanno vivificato,silenziose e umili dispensatrici di amore di figlie e madri e mogli. Avevano grembi fertili per dare alla luce figli nei campi,sangue nella terra e per la terra,cordone mai reciso. Hanno gridato in silenzio il loro dolore ma le loro braccia erano ricolme e i loro occhi obbedienti ma fieri. Hanno guardato a lungo verso il mare aspettando il ritorno dei loro uomini usciti per la pesca,i loro volti bruciati dal sole,la piega amara della paura,ma ferme,pronte al destino. Lo stesso sguardo,lo stesso dolore silenzioso delle donne che davano addio ai loro uomini che partivano in cerca di fortuna con la valigia vuota,vedove bianche e figlie e madri. Lo stesso sguardo,lo stesso muto dolore delle donne che davano addio ai loro uomini che partivano per la guerra. Vedove e figlie e madri. Traggo alimento da quelle donne che hanno abbandonato la terra per andare in fabbrica,nel cuore la speranza di un avvenire migliore ,i sogni,subito traditi,e il sangue della maternità negata e strappata,troppo duro il lavoro,che non avrebbe più vivificato la terra. Traggo forza dai miti e dalle favole antiche che hanno cullato il mio sonno,raccontate dalla voce cantilenante della nonna;dalla storia vissuta e combattuta per i valori che hanno redento l’uomo ,l’hanno elevato,reso libero,riscattato dalla povertà,dall’asservimento. Quelle donne e quegli uomini mi hanno nutrito con i loro credo,consacrati dal loro sacrificio,dal loro olocausto. Sono per lo più senza volto ,senza nome ma hanno inciso profondamente il mio tronco. Assorbo dalla loro terra, dalla mia terra la linfa vitale che rinvigorisce i miei rami,nutre i miei nidi;spargo le mie foglie perché la concimino di nuovo questa terra,generosamente. Chi potrà abbattere il mio tronco? Chi potrà tagliare i miei rami? Chi potrà sradicare le mie radici? Non la prepotenza nefasta di uomini inetti che pensano di governare senza giustizia,non la corruzione e la viltà di uomini senza onore,non la violenza di chi pensa che la forza risieda solo nelle armi e pensa,così,di annullare secoli di cammino verso la civiltà. Le mie radici affondano salde nella terra dei padri,possente il mio tronco,carichi di frutti i rami verso il cielo.

RITA FABIANI

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