Il coraggio dove si compra?

di Erika Zerbini

maternità

Coraggio, audacia, temerarietà… istinto di conservazione, prudenza, paura. Ogni elemento concorre alla sopravvivenza: tutto sta a indovinare come dosare ogni cosa…

Dipende in gran parte dall’esperienza… quindi intervengono le proprie risorse personali, infine si sceglie l’opzione più consona per sé.

Tre cesarei. Questo è il modo in cui siamo stati separati noi: i figli che vedo crescere ed io.

Ad un certo punto ho scoperto che avrei potuto scegliere la via naturale.

L’ho scoperto quando la via naturale ha separato me dai figli che non ho.

Ho letto e chiesto: si chiama VBAC.

Nel frattempo le linee guida si sono acculturate dei nuovi dati, delle nuove tendenze supportate dagli studi.

Sul sito vbac.it leggo questa introduzione: 

Perché scegliere un VBAC? Forse la domanda andrebbe rigirata in: perché scegliere di ripetere un taglio cesareo?

Perché scegliere di subire un secondo (o terzo, o quarto…) intervento addominale, che presenta rischi elevati per madre e nascituro, quando le indicazioni scientifiche più aggiornate e le Linee Guida più moderne affermano con certezza che il VBAC è più sicuro e auspicabile per madre e figlio? 

Perché scegliere un taglio cesareo ripetuto e assumersi tutti i rischi che comporta, invece di seguire la propria natura e dare alla luce i nostri figli nel modo più naturale, semplice e soprattutto sicuro?

Cosa spinge le donne che hanno già subito un cesareo a desiderarne un altro?

Non ho affatto desiderato un altro cesareo. Penso che chi desideri partorire con un cesareo a prescindere, sia incapace di dare senso alla nascita. Tuttavia l’ho scelto, almeno l’ultima volta.

La mia riflessione si focalizza sulla natura: VBAC perché più sicuro, più naturale.

La Natura è sicura?

Macché…

Però… però se lo decide la Natura…

Sembra essere più accettabile se ti capita di perdere tuo figlio per un fatto di natura: mai contraddire la Natura.

Quindi se un figlio muore nascendo (o tentando di nascere) naturalmente è Natura. Se un figlio vive nonostante la chirurgia non può che essere un rimpianto…

Quel desiderare  si infila nel mio stomaco come un pugno e appesantisce il rimpianto del senso di colpa.

Ogni persona è un’esperienza…

Nella nostra la Natura ha anche sottratto. Quando non ha sottratto non ci ha risparmiato il pericolo. Così diventa difficile per noi puntare tutto su di Lei.

Non dipende dalla scorretta informazione dei medici, dal loro bisogno di tutelarsi legalmente.

Dipende da me, da noi.

Noi che abbiamo scoperto di non essere infallibili, noi che abbiamo compreso quanto la Natura non sia affatto perfetta, bensì casuale. Noi che volevamo a tutti i costi un figlio finalmente vivo!

E’ coraggio di affidarsi: a chi?

Noi (mio marito ed io) abbiamo sperimentato il nostro coraggio, i limiti fino ai quali è capace di spingersi. Lui (il nostro coraggio) è andato oltre il lutto. Ha vinto la morte e si è adoperato cocciutamente perché raggiungessimo ancora un’altra vita.

Non ne abbiamo avuto altro.

Non ci importava come giungesse su questa terra, purché ci arrivasse viva: la via più sicura, perfavore!

Ancora statistiche…

Ho letto da qualche parte che il VBAC ha dal 50 al 95% di probabilità di esito positivo: per questo vale la pena tentarlo.

La nostra esperienza non ci consente di leggere i numeri per questo verso, noi ci siamo abituati a leggerli al contrario, perché è dall’altra parte che siamo finiti più di una volta.

Non capita che ad un’esigua percentuale… così dicono… allora… Allora dovrebbero aggiungere che l’esigua percentuale ha un nome e un cognome: sempre.

Che capita a loro?

Non si sa. Forse un cesareo d’urgenza? Oppure? Comunque nulla più di quanto non stia nell’ordinaria casualità di Natura…

Quando mi confrontavo con le opzioni, immaginavo di trovare un negozio in cui poter comprare abbastanza coraggio per vivere senza i segni della nostra esperienza più dolorosa.

Perché avevo quel film in testa… quel meraviglioso film in cui mi sarebbe dato di partorire un figlio vivo. Mi sarei formata abbastanza, avrei acquisito sicurezza nelle mie potenzialità, coinvolgendo mio marito che per mano mi avrebbe accompagnato verso la nascita di un’altra creatura. Perché è di questo che hanno bisogno madre e figlio. Di partorire e nascere come Natura vorrebbe.

Altrimenti è come uno starnuto che non starnutisce, uno sbadiglio che non sbadiglia, come fare l’amore senza orgasmo… Saremmo rimasti a metà e il pezzo mancante sarebbe mancato per sempre.

Immaginavo di comprare la dose di coraggio per fare tutto il percorso, fino in fondo e vivere quel momento in cui avrei riconosciuto mio figlio subito, in cui avrei dato pace a questo languore che mi tormenta da anni. Perché un taglio cesareo lascia a metà e non ci sono fasce, coccole, massaggi o soluzioni: non si rimedia. Si costruisce una relazione senza questo pezzo. Non significa affatto che non sia appagante e totalizzante, eppure resta che sarebbe potuto essere perfino meglio o più facile.

Quando mi pareva d’essermi caricata di abbastanza coraggio, ecco che dirompeva un dubbio: “Ma se lo perdo perché mi si rompe l’utero e non raggiungo in tempo la sala operatoria? Come me lo perdono? Perché io ho scelto…”

Facile per coloro che non avrebbero rischiato di perdere loro figlio, bensì il mio, guardarmi con stupore e incredulità per il mio poco coraggio o la mia scarsa fiducia nella Natura.

Noi ci siamo consegnati nelle mani di coloro i quali avevano più fiducia nelle loro capacità piuttosto che nella delega alla Natura, perché quel coraggio proprio non ci riusciva di trovarlo.

Se ne avessimo trovato abbastanza, avremmo anche cercato medici altrettanto coraggiosi.

Nella mia esperienza, la chirurgia ha saputo darmi: sempre.

E’ la mia esperienza, altre eperienze sono certa che potrebbero raccontare l’esatto opposto.

Quindi ben vengano le competenze di Natura, ben venga il cambio di rotta, ben venga che le statistiche ammettano quanto la Natura non sia più crudele della chirurgia, anzi…

Tuttavia resta onere delle persone scegliere (che non sempre corrisponde a desiderare).

Noi abbiamo scelto di affidarci a chi ancora non ci aveva traditi. Abbiamo puntato sulla speranza di fregare la Natura sul tempo, scombinare i suoi piani, distrarla con un taglio e sottrarle l’occasione di decretare l’epilogo che aveva in serbo per noi, qualunque fosse.

Due giri di cordone, quelli intorno al collo di mio figlio, quando è stato trovato dalle mani di chi si è intromesso.

Forse si sarebbe districato, di lì a quando la Natura lo avrebbe chiamato alla discesa, o forse no.

Intanto la mia sensazione è quella d’aver fatto il gesto dell’ombrello a sta Natura che solo Lei sa che diavolo ha in mente!

Se i miei figli giunti a termine sono vivi, lo devo alla chirurgia, perciò conservo stretto il mio rimpianto.

Purtroppo, o per fortuna, il coraggio non è in vendita.

Tratto da Professione MAMMA blog

Un commento:

  1. Il coraggio non si vende, il coraggio nasce dalla paura che se non paralizza spinge alla follia, al doversi reinventare per arrivare fino a quell’obiettivo lì. Coraggio non ne ho, forse incoscienza di amare o sopravvivenza. La chiamano anche resilenza. Coraggio, resistenza al dolore, sopravvivere nonostante tutto.

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