Che cosa ne hai fatto del mio bambino?

Che cosa ne hai fatto del mio bambino?

Di Antonia Romagnoliadolescente

Storia di una mamma che aveva un bambino… e ora ha un adolescente.

Vi faccio un breve riassunto: sono mamma di tre figli. Ho superato i quaranta.

Il terzo figlio è arrivato proprio quando il mio piedino superava la fatidica soglia dell’età, desiderato (d’un desiderio quasi inconfessabile, più simile alla follia), ma certamente inatteso.

Il suo arrivo ha rivoluzionato tutti e tutto. I figli più grandi stavano entrando nell’adolescenza, io nella mezza età e sembrava tutto pronto per andare secondo binari già stabiliti.

Invece, ora siamo felicemente sbandati.

Fine del riassunto, ed eccoci a bomba.

Mentre ero impegnata a fare di nuovo la neomamma, in un mondo rivoluzionato da social, e web, dove le mamme propongono latte di riso e mangiano tofu portando i bimbi in fascia, nella mia famiglia è accaduto qualcosa di stranissimo.

Come ho detto, i figli qui sono tre: la più grande, ora quindicenne, è cresciuta senza scossoni. Andava a letto la sera, si svegliava la mattina. Un po’ iena lo era sempre stata, fra donne però ci si capisce, si sa… gli ormoni… insomma, tutto è andato abbastanza liscio.

Ma col secondo no.

Una sera è andato a letto ed era il mio solito bambino, una mattina si è alzato e non era più lui. C’era uno sconosciuto che girava per casa.

Non tanto fisicamente, ancora il salto di crescita non c’era stato, ma di testa. Una specie di… invasione degli ultracorpi.

D’improvviso nella sua vita non c’era più spazio per i peluche e per i giochi, ma solo per il calcio e quegli aggeggi infami che lo connettono in rete.

Nel suo vocabolario sono entrate parolacce, i suoi eroi non sono più personaggi Disney ma gli Youtuber, divenuti nel lessico e nel comportamento modelli di vita e guide spirituali.

A volte lo guardo e davvero mi viene da chiedergli che cosa ne ha fatto del mio bambino.

Che cosa ne hai fatto del mio bambino?

Per me è passato un soffio da quando collezionava Gormiti e mi faceva file infinite di pupazzetti lungo la vasca da bagno, è stato solo ieri che abbiamo chiacchierato col suo orsacchiotto.

Adesso ogni cosa è battaglia, soprattutto è una lotta staccarlo dalla rete. Per essere sicuri del suo sonno dovremmo fare come lo zio di Luke Skywalker.

“Tolgo potenza a tutto, Luke!!!”, e togliere corrente a ogni apparecchio collegabile.

 

Oggi va molto di moda Inside Out, tutti ne parlano e ha folgorato abbastanza anche la mia famiglia.

Un modo per guardare all’adolescenza e ai cambiamenti che avvengono in questa fase delicata davvero splendido, vivace e realistico insieme.

Com’è vero che arriva un momento nella vita, alla fine dell’infanzia, in cui tutte le nostre certezze vengono meno, crollando davanti ai nostri occhi!

Che dipenda da qualche effettiva difficoltà o che sia solo la vita che scorre, c’è da passare attraverso questo momento di vuoto. Non si scappa.

Ricordo bene quanto stavo male in quegli anni. Pensavo che nessuno mi capisse ed era vero, perché anch’io non capisco appieno questi figli: non sono più i miei bambini, non sono ancora adulti. Loro stessi lo sanno meno di me.

Tutto corre, va troppo veloce, mi perdo per strada e quello che fino a ieri era parte delle nostre vite, oggi non c’è già più. Giochi, abitudini, tradizioni stanno cambiando sotto ai miei occhi.

Che cosa mi manca? Quella complicità che c’era un tempo. Quel guardarci negli occhi e ritrovarci, anche dopo un bisticcio, senza rancori.

Ora non è più così. Basta un nulla e sono porte chiuse, e io sono una mamma severa, sono una nemica. Basta un nulla e non siamo più noi.

Passerà. So che ci ritroveremo dall’altra parte del baratro, e scopriremo d’aver camminato sempre l’una a fianco all’altro.

Anzi, spero che mio figlio lo scopra. Io so già dove muovo i miei passi: sono nascosti nella sua ombra, nascosti nelle sue impronte che erano così piccine e ora si fanno ogni giorno più grandi.

Quanto è difficile fare la voce grossa! E quanto è più difficile rinunciare a gesti d’affetto per paura che lo mettano in imbarazzo!

I ragazzi non lo sanno e nemmeno lo immaginano, quanto è doloroso vederli crescere.

Ho sempre visto i miei figli come uccellini. Ho sempre saputo che il mio compito era quello di insegnare loro a volare. La mamma è il nido, la mamma è il ramo, ma la mamma è anche il soffio del vento che sorregge i primi timidi voli.

Ma ecco, ora vedo il frullo delle ali.

Mi sento un po’ abbandonata, sì. Come l’orsacchiotto compagno di tante avventure, la cui voce si fa sempre più sottile, e con cui ormai nessuno gioca più.

 

Il mio blog www.antoniaromagnoli.it/write

mamma maternità adolescenza

 

2 commenti:

  1. professionemamma

    Dolce e amaro insieme…

  2. Antonia ma che bell’articolo! L’ho visto solo oggi, e mi dispiace! Lo trovo autentico , cosi’ vero. Mi riconosco completamente in ogni sentimento, in ogni sfumatura che tu rendi così bene.

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