Bambini competenti

di Erika Zerbini

bambini competenti

Bambini competenti è un progetto.

“Vi è mai capitato di restare senza parole davanti alle domande dei vostri bambini? Lo sguardo inquisitorio e la faccetta interrogativa di chi aspetta davanti a voi, depositari di ogni conoscenza, la risposta alle piccole grandi domande della vita? Ebbene immaginate che un giorno, quello stesso bambino, sguardo inquisitorio, occhietti vispi e fiduciosi vi domandi candidamente..”mamma ma tu conosci le manovre di disostruzione”? Impossibile penserete voi..quale bambino potrà mai spiazzarci con una domanda di questo tipo? Sono i bambini che un giorno, tra filastrocche e super eroi, hanno conosciuto Mister Heimlich e tra una rima ed una risata hanno imparato qualcosa di prezioso ed importante: le regole per la prevenzione del soffocamento da corpo estraneo! Il progetto, ideato da Nadia Levato, è veicolato dalla neo associazione no profit Gli Amici di Francesco impegnata nella promozione delle manovre salvavita e, con un linguaggio semplice e appositamente studiato, fa leva sulla capacità dei bambini di rivoluzionare il nostro mondo fatto di luoghi comuni e ritrosità”.
I bambini sono in grado di capire ed imparare questo genere di cose?
La Dott.ssa Arianna Cosmelli (Psicoterapeuta e Psicologa perinatale), non ha dubbi:

“Vi risponderei con un secco, categorico e altisonante “Sì!”, ma non vorrei pensaste che io ora mi sia troppo immedesimata nella parte assegnatami di saccente “esperto”. Per questo motivo al mio “Sì!” aggiungerò una breve digressione prendendo un esempio che attingo dalla mia attività professionale.

 

In qualità di Psicologa Perinatale, spesso mi occupo del sostegno delle donne e delle coppie nell’elaborazione del lutto in gravidanza, ossia quando succede che mentre si attende la vita, sopraggiunge, invece, la morte. Se la gravidanza si interrompe in epoca avanzata e nella famiglia ci sono altri figli piccoli, è necessario spiegare anche a loro l’accaduto, in un modo che possa essere alla loro portata. A volte pensiamo sia meglio non dire “niente” se abbiamo paura di dire “male”. Nella pratica clinica potrei raccontarvi quanto spesso non dire “niente” a un bambino per non ferire o per paura, possa essere peggio che dire “male”.

 

Non posso dilungarmi oltre su questo tema, però ciò che voglio dirvi è che quasi sempre le situazioni che più si complicano psicologicamente per questi bambini sono quelle in cui, seppur con le migliori intenzioni, i “grandi” non li hanno resi partecipi esplicitamente del dolore, non raccontando loro cosa sia successo considerandoli interlocutori così sprovveduti di strumenti per comprendere da essere ignorati.

 

Personalmente sono convinta, invece, che i bambini, tutti, possano comprendere, fosse anche a modo loro, tematiche ed eventi complessi come la morte di una persona cara o il dolore che si percepisce in famiglia a seguito di un evento luttuoso. A maggior ragione, quindi, penso possano essere educati ad essere attori partecipi in programmi di prevenzione e promozione della salute come questo.

 

Possono farlo purché abbiano gli strumenti giusti a disposizione e avranno questi strumenti solo se noi “grandi” glieli forniremo, convinti (ma convinti per davvero!) che saranno in grado di utilizzarli.
(…) Una volta che siamo riusciti a porci in ascolto e siamo autenticamente convinti che i bambini possano comprenderci, potremo pensare a quali canali di apprendimento siano più immediati e alla loro portata per trasmettere i messaggi con un linguaggio adatto alla loro età. Proprio tenendo conto di queste considerazioni, il progetto si avvale di testi con filastrocche in rima facilmente memorizzabili, un linguaggio semplice accuratamente pensato per le caratteristiche cognitive dei destinatari e disegni divertenti e accattivanti.

 

Pensando a concludere, nella mi mente risuonano ancora le parole di J. Juul: “Il modo nel quale ci comportiamo con i nostri figli determinerà il futuro del mondo”. E ciò vale ancor di più quando si opera nella direzione della promozione della salute.

 

La ricchezza dell’intervenire sui bambini con un progetto di questo tipo sta proprio nel poter credere che l’eco di ogni nostra parola non si fermerà col nostro lavoro, ma, se avremo lavorato bene, proseguirà coinvolgendo generazioni che il tempo a nostra disposizione non ci consentirà di conoscere, ma cui saremo indissolubilmente legati attraverso ciò che più di ogni altra cosa smuove e motiva l’impegno sociale dell’essere umano: la ricerca di un senso al nostro passaggio nel mondo.”
Periodicamente sul territorio si tengono iniziative di sensibilizzazione verso la disostruzione, io stessa feci anni fa un mini corso tenuto dal pediatra dei miei figli, con l’ausilio di un bambolotto. Condivido pienamente il dubbio della Dott.ssa Cosmelli: con un bambolotto è una cosa, ma quando capita davvero a tuo figlio? Quando sale l’ansia e lo spavento? E se non si ha la prontezza di riflessi necessaria?
Si spera che non ci capiti mai… tuttavia capita e talvolta con esiti fatali.
Perciò sensibilizzare anche i bambini alla prevenzione, al riconoscimento dei segnali, è uno strumento in più che può fungere da salvavita.
Il concetto è piuttosto semplice: se il dover applicare la manovra ci fa paura, allora cerchiamo di far qualcosa per prevenire l’utilizzo della manovra stessa!

 

Come? Credendo nei bambini. Ora vi spiego meglio.

 

I bambini, oltre che categoria più a rischio, sono anche gli adulti di domani ed educarli all’osservazione dei comportamenti a rischio, propri e altrui, significa prevenire in modo concreto e per molte generazioni future l’eventualità più indesiderata ed estrema.

 

Come sottolinea Sara, “le manovre sono importanti, ma la prevenzione lo è ancora di più. E’ indispensabile che anche i bambini stessi siano in grado di capire se un compagno si trova in difficoltà e, ancor di più, che siano in grado di riconoscere i comportamenti potenzialmente pericolosi in modo da avvisare insegnanti ed operatori che potranno intervenire””.
o chiamateci nella vostra scuola per attivare un laboratorio gratuito per ridere insieme e riflettere su un argomento importante e apprendere dai bambini a costruire un mondo migliore.

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