Espido Freire, Pesche Gelate. Estratto

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Espido Freire, Pesche Gelate, Voland

ESTRATTO.

Esistono molti modi di uccidere una persona e farla franca: è facile far scivolare un’amanita velenosa in un piatto di funghi innocui. Con anziani e bambini fingere uno scambio di medicinali non presenta problemi. Ci si può procurare un’auto e, dopo aver investito la vittima, darsi alla fuga. Se si dispone di tempo e crudeltà, è possibile sedurla con l’inganno, assassinarla con un pugnale o un proiettile in un luogo appartato e poi disfarsi del cadavere. Quando non ci si vuol sporcare le mani, basta uscire in strada e corrompere qualcuno con meno scrupoli e meno denaro. Esistono sofisticati metodi chimici, stregonerie, avvelenamenti progressivi, agguati o false rapine che finiscono in tragedia.
Esiste anche una forma antica e semplice: l‘espulsione della persona odiata dalla comunità, l’oblio del suo nome. Per qualche tempo il ricordo perdura, ma i giorni passano e lasciano uno strato di polvere che non si solleva più. Tutto il paese si sforza di lasciarsi alle spalle quanto è successo a pugni stretti e volontà ferma, e a poco a poco il nome si perde, i fatti si falsificano e si allontanano, fino a quando giunge l’oblio, definitivamente.

Giunge la morte.

È facile. Una volta abituatisi l’oblio risulta semplice. La mente, che s’indebolisce con l’età, aiuta a sotterrare il passato. A volte le porte si aprono e risorgono i vecchi fantasmi. Altre volte, la maggioranza, quelle porte restano chiuse, e i morti non ritornano dalla morte, né dall’oblio.

È facile. Si dimentica tutti i giorni.

Dimenticarono Elsa. Avevano giurato che mai l’avrebbero permesso, che, qualunque cosa fosse successa, Elsa sarebbe rimasta tra loro, quanto era accaduto con tanti non si sarebbe ripetuto. Elsa sarebbe sopravvissuta alla distanza, sul bosco di croci del cimitero, tra i canali d’acqua e la ferrovia che li portava fino in città.

Si sbagliavano. Non fu colpa di nessuno. Semplicemente passò il tempo di Elsa e nuove cose li colsero alla sprovvista, nuove cose presero il suo posto.

Si dimentica tutti i giorni. Tutti i giorni giunge la morte.

Consigliato da Monica Miot

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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