Il colore del latte – di Leyshon Nell

Il colore del latte – di Leyshon Nell

Recensione Lisa Molaro

 Nell Leyshon
Una delle cose che maggiormente piacciono a noi lettori è la capacità dello scrittore di farci calare dentro ad un vissuto lontanissimo dal proprio.
Fin dalle primissime pagine del romanzo di Neil Leyshon, mi sono ritrovata immersa dentro un contesto che, per fortuna, cozza con i nostri anni moderni.

Se, mentre leggevo, stavo infatti comodamente sdraiata sul divano, dinanzi al fuoco che mi scaldava col suo calore e scorrevo le pagine del libro con un veloce scatto di polpastrello sul display del mio e-reader… la macchina del tempo mi trasportava indietro fra mani giovani, pelle scorticata, fragile, tenera.

Pelle che ancora non si è ispessita creando il callo della fatica.

Questi sono solo alcuni degli ingredienti di una famiglia che non conosce il linguaggio del convivio, dell’affetto, delle gentilezze.

Un nucleo familiare che parla con le parole della rigidità, del sudore, delle schiene piegate, spezzate, abbassate, irrigidite.

Terminologia stagionale: pezzi di terra da arare, erbacce da sradicare o sassolini da togliere.

Il ciclo della luna detta il ritmo del dialogo, della veglia e del sonno.

Poche parole ma molti oggetti: brocche da riempire, sogni da non osare, Bibbia da tenere fra le mani anche se non si sa leggere.

In coda, dentro, al centro… ovunque lei: Mary!

Notti insonni, delusioni, lividi e fatiche anziché renderla vittima la corazzano; invece di piegarle la schiena le allargano le spalle da bambina.

Una storia durissima, dall’inizio alla fine: non ci sono mai sconti, edulcorazioni, piagnistei.

Nonostante tutte le innumerevoli vicissitudini mi portassero a volerla abbracciare, a dirle “ci sono io, dai che ce la puoi fare!” non ho mai dubitato della forza del suo carattere, della sua forza d’animo.

Una lingua biforcuta, la sua, un’irriverenza eccessiva e sfrontata per i tempi e per certi contesti descritti che non posso ora spiegare.

Come a dirvi, ecco, che Mary comunque è una tosta, una che le soluzioni (purtroppo) se le è dovute cercare da sola.

Ci si fonde e ci si confonde, tra le pagine di questo libro.

Il serpente velenoso dove si annida?

Nella crudele rigidità, esplicita e dichiarata, visibile agli occhi di tutti?

Oppure dietro a mani guidate da menti erudite, nascosto da metri di stoffe pulite e lavate di fresco?
Il male (e nelle pagine di questo romanzo abbonda… ) tratteggia le espressioni di più di un volto e risponde a registi di voleri diversi.

Cosa può generare l’incapacità di amare? Cosa può fare illudere di poter amare? Che conseguenze può avere il bisogno di amore?

Se Mary fosse una ragazzina dei tempi nostri e la sua storia uscisse allo scoperto, tanti programmi televisivi pomeridiani odierni ne parlerebbero per una stagione intera!

Una storia senza tempi morti, senza soste, senza fermate per riprendere fiato!

Un romanzo che si legge di filato: dall’inizio alla fine.

Lisa.

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Titolo: Il colore del latte
Autore: Leyshon Nell
Dati: 2013
Pagine: 171
Traduttore: Giaccari R.
Editore: Corbaccio (collana Narratori Corbaccio)

Sinossi:

È la primavera del 1831 quando Mary incomincia a scrivere la sua storia. Scrive lentamente, ci vorranno quattro stagioni perché racconti tutto. Ma non importa: scrivere è diventato un bisogno primario per lei, come mangiare e dormire. Viene da una famiglia di contadini, ha quindici anni, una gamba più corta dell’altra e i capelli chiari come il latte.
Conosce solo la fatica del lavoro nei campi, proprio come sua madre, suo padre e le sue sorelle. Conosce solo il linguaggio della violenza, che il padre le infligge se non lavora abbastanza. Ma ha un cervello lucido e una lingua tagliente.
Un giorno il padre la allontana di casa perché il vicario vuole una ragazza che accudisca la moglie malata. Mary non vuole abbandonare l’unica vita che conosce, ma non ha scelta. E nella nuova casa imparerà a scrivere, e scrivere rende liberi anche se la libertà ha un prezzo…

 

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