“Io, Partenope” di Sebastiano Vassalli. Recensione di Chiara Minutillo

A cura di Chiara Minutillo

Sebastiano Vassalli, “Io, Partenope”, Rizzoli Editore, 2016

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Roma. Anno del Signore 1615.

Suor Giulia Di Marco, meglio conosciuta come Suor Partenope, viene condotta al patibolo. La sua colpa? Aver creato una nuova religione, in cui i rapporti carnali più depravati vengono utilizzati come mezzo per giungere alla comunione con Dio.

Questo, almeno, fu il motivo per cui venne imprigionata, torturata e condannata. Non alla morte, ma alla pubblica umiliazione.

Tuttavia, l’eresia stava altrove: Suor Partenope si era fatta proclamatrice di un modo di pregare, non nuovo, ma più volte contestato e soppresso, che metteva il fedele, anima e corpo, in diretto contatto con Dio.

A queste e a altre domande io dovevo rispomdere sì, sì, sì, perché così avevano deciso il papa e gli altri che mi avevano portato a Roma, togliendomi alle mie figlie e ai miei figli e alla mia città. Dovevo rispondere sì per salvarmi. Ero colpevole di essere donna. […] Bisognava dimostrare che la nostra religione era solo sesso. Che la nostra preghiera era il sesso. Che la nostra subdola e grande eresia, ormai nota anche fuori Napoli fino in Francia, non era altro che una setta di degenerati resa possibile dalle eccezionali virtù amatorie di una donna. Io ero l’eterna tentatrice, l’erede di Eva. Avevo colto il frutto dell’albero del bene e del male, e l’avevo dato in pasto a un’umanità affamata e assetata di bassi piaceri. A un’umanità affamata e assetata di schifezze. Cos’altro avrei potuto fare, in quanto donna?

“Io, Partenope” è l’ultimo romanzo scritto da Sebastiano Vassalli, vincitore del premio Strega con il libro “La Chimera” nel 1990, e pubblicato postumo. Con questo scritto si conclude il viaggio dell’autore nell’Italia del passato, del presente e, in un certo senso, del futuro.

“Io, Partenope” narra, in prima persona, la storia di una donna coraggiosa e intraprendente, che seppe uscire dagli schemi di una società dedicata agli uomini, di un’epoca in cui la religione manovrava la politica a suo piacimento. Una donna che seppe trovare nelle sue convinzioni la sua forza e nella sua autonomia di pensiero la sua libertà.

Sebastiano Vassalli ci racconta la religione, la politica, l’Italia, e in particolare Napoli e Roma, con gli occhi di chi la storia non l’ha solo vissuta, ma, in parte, l’ha creata, inconsciamente, all’inizio, ma senza vergogna, senza timore.

Una storia nella Storia e una protagonista forte e determinata. Pericolosa per chi, all’epoca, credeva, più che in Dio, nella forza della religione come potere supremo, che avrebbe voluto dominare il mondo attraverso le braccia della politica.

Io, Suor Giulia Di Marco: una donna!, stavo costruendo una religione concorrente alla religione dei papi, e mi illudevo di poter continuare in quell’opera senza che nessuno mi disturbasse. Mi illudevo che i miei vecchi nemici a Roma e a Napoli avessero smesso di pensarmi: che ingenuità! Avevo aperto una falla, una voragine nell’ordine delle cose; e lo scandalo della mia esistenza era tanto più grave in quanto avevo l’appoggio dell’autorità politica del paese dove vivevo, e godevo del favore del popolo e di una parte del clero. Infine, scandalo nello scandalo, il mio seguito era costituito prevalentemente da donne!

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