Emma Fenu e Stefania Rinaldi in un’ intervista doppia.

Emma Fenu e Stefania Rinaldi in un’intervista doppia.

Intervista a cura di Lisa Molaro

Premessa personale:

“Vite di madri” di Emma Fenu, edito da Echos Edizioni nel 2015 e “Il complesso della vedova” di Stefania Rinaldi, edito da Lussografica nel 2014.

Emma Fenu - intervista doppia

Stefania Rinaldi - intervista doppia
Uno è un “romanzo – inchiesta” che si snoda in dodici storie, l’altro è un romanzo di narrativa.

Entrambe i libri si prestano sia ad una lettura veloce che ad una profonda analisi: offrono belle parole, bei passaggi, intensità e fruibilità, conoscenze e vortici emotivi.

Più di una parola chiave lega fra loro questi libri: si parla sempre di Donne, di madri, di solitudine, di passione, di malinconia, di vuoto da riempire.

Nel libro di Emma il vuoto da riempire è quello del ventre.

Nel libro di Stefania, invece, il vuoto è quello causato dalla perdita di una persona adulta venuta a mancare in modo improvviso.

Vuoto da riempire. Vuoto riempito. Vuoto svuotato.

Vuoto

Quando si inizia ad essere Donne? Quando si inizia ad essere madri? Quando si può terminare di esserlo? Solo chi partorisce un figlio può ritenersi tale? Oppure madri siamo tutte a prescindere?

Madri di figlie, figlie di madri; madri che fanno le figlie e figlie che fanno da madri.

Il girasole è sia madre che padre, genera il seme e lo ritorna alla Terra che incessantemente saprà ripartorirlo.

C’è lotta continua, in entrambi i libri; ci sono infinite e reali difficoltà da superare e nervi da rinsaldare… e bisogno, sì, bisogno estremo di poter gridare il proprio dolore; e voglia, sì, voglia di allungare una mano trovandone un’altra pronta a stringerla: voglia di contatto umano, voglia di unione, voglia di solidarietà, voglia di presenze.

Ogni lettore si approccerà a queste letture con il proprio bagaglio emotivo e di esperienze vissute o temute e quindi trarrà varie chiavi di lettura e varie riflessioni personali.

Personalmente, tra le varie cose su cui le autrici ci portano a riflettere, ritengo sia imperante il grido sordo e muto del dolore dell’anima; quello che ci fa chiudere in noi stesse, quello che ci porta ad isolarci fuori dal mondo o fuori da noi stessi, quello della solitudine, quello della paura.

Sia Emma che Stefania ci raccontano storie di Donne comuni che di comune e banale non hanno proprio nulla.

Ho la fortuna di averle sedute di fronte a me, sono giovani, belle ed estremamente sensibili.

Stiamo per versarci un thè… che dite?

Vi unite a noi?

Prego, mettetevi lo zucchero nella tazzina, accomodatevi vicino a noi e godetevi la chiacchierata:

Ciao Emma, ciao Stefania; è veramente un piacere avervi tutte e due in questo salottino!

Ho letto i vostri libri e vorrei farvi qualche domanda…

Emma: Ciao Lisa e Stefania: eccoci qui, davanti ad un tè e qualche pasticcino, pronte a confrontarci e a raccontarci!

Stefania: Ciao Lisa ed Emma, è un piacere ritrovarvi in questa occasione!

Come è arrivata l’idea di questo libro? Quando hai capito di volerlo o doverlo scrivere? Hai iniziato a scriverlo di getto o hai avuto difficoltà con le primissime parole?

Emma: “Vite di Madri” è nato dall’esigenza personale di mettere nero su bianco, secondo le finalità terapeutiche che sappiamo essere proprie della scrittura, la mia storia di Donna affetta da endometriosi, una malattia femminile che accomuna me e mia madre.

Tuttavia, dopo aver digitato le prime parole sulla tastiera del pc, i miei sensi si sono acuiti: ho imparato a leggere non solo libri, ma anche animi e ho colto, progressivamente, le similitudini fra il mio vissuto e quello di altre.

Ho raccolto, nel corso di due anni di ricerca sul campo, 151 storie di donne e ne ho rielaborato 12, seguendo la magia grazie alla quale i libri si partoriscono, in quanto pretendono di vedere la luce.

Stefania: In realtà coltivavo sin dall’adolescenza questo sogno, ma l’aver dedicato la mia vita allo studio non mi ha mai veramente permesso di cimentarmi, di misurarmi con una cosa tanto bella e, al contempo, grande, lasciandomi a stento il tempo di dedicarmi alla lettura dei miei autori preferiti.

Poi, un giorno, mi son ritrovata sola in una casa lontana dalla mia città, dalla mia famiglia, nell’attesa di veder rientrare colui che fino a un mesetto prima definivo il mio fidanzato e che, adesso, era diventato mio marito.

Così, ho preso il pc e, come un fiume in piena, ho assecondato il flusso impetuoso delle mie emozioni.

A causa di problemi familiari ho dovuto sospendere per alcuni mesi, tornando, poi, più ispirata di prima a digitare sulla tastiera del computer: era il bimbo che mi cresceva dentro a darmi la forza necessaria e così, oltre al mio Gabriele, è nato “Il complesso della vedova”.

 Cosa rappresenta per te scrivere? È una azione catartica, liberatoria, dolorosa? Cosa provi quando lo fai?

Emma: Ribadisco, scrivere è terapeutico e emozionale.

Ma c’è altro. Nel momento in cui il romanzo è edito, l’intento principe è la comunicazione, la condivisione e la riflessione.

Non si è più soli, e il confine fra autore e lettore diventa sempre più labile, fino a fondersi in un’unica Storia infinita.

Stefania: Scrivere è, per me, il rimedio a qualsiasi ansia, dolore, è una medicina quasi miracolosa che mi permette di trasformare in qualcosa di positivo e costruttivo ogni mio tormento o insicurezza: scrivendo si ha come la certezza di non essere mai soli…

è come vivere tra i tuoi protagonisti, tra coloro i quali conosci meglio di chiunque altro in quanto generati dalla potenza creatrice della tua immaginazione.

Pensi che il tuo libro sia rivolto solamente ad un pubblico femminile?

Emma: No, anzi.

Ho avuto un riscontro molto positivo dal pubblico maschile che mi ha confessato di aver compreso più a fondo l’enigma del femminile, proprio attraverso la lettura delle mie pagine che scavano nell’animo delle Donne, fino a metterne a nudo l’aspetto più intimo e oscuro.

Stefania: No, assolutamente.

Le pagine del libro esaltano, oltre alle figure femminili, anche importanti caratteri maschili.

A dire di molti lettori, è difficilissimo non immedesimarsi.

Gli uomini di cui parlo non sono solo intesi come amanti, mariti, fidanzati… no, gli uomini ai quali mi rivolgo sono soprattutto “figli”.

La mia più grande vittoria?

Essere riuscita a coinvolgerli ed emozionarli!

 Cosa significa per te “Essere Donna”?

Emma: Essere Donna è un’avventura, una sfida, una conquista.

Ovviamente anche essere Uomo lo è, in modo a volte speculare, a volte complementare rispetto al nostro.

Stefania: Concordo con Emma: è una sfida.

L’essere donna comporta una complessità indescrivibile.

Ragion per cui siamo noi stesse che abbiamo difficoltà a capirci.

La donna è colei che si misura quotidianamente con una immane molteplicità di ruoli da “interpretare”.

Come delle brave attrici, siamo, in primis, noi stesse nella nostra disarmante semplicità che, però, rivestendo mille ruoli (fidanzate, mogli, madri, nonne, colleghe ecc…), finiamo inesorabilmente con l’essere così, come direbbe qualcuno, “dolcemente complicate”.

Cosa significa per te “Vita”? Dammi una tua definizione di “Vuoto”

Emma: La Vita è ciò che è stato prima di noi, ciò che noi siamo, ciò che saremo, ciò che sarà dopo di noi, nell’eterno ciclo delle generazioni.

Il vuoto è l’assenza che esige presenza, il grido che esige una risposta, due braccia aperte che esigono un abbraccio, un ventre che esige di accogliere dentro di sé la vita, nell’accezione più ampia del termine, che va oltre il concepimento e la procreazione.

Stefania: Per me la vita è avere al mio fianco le persone che amo, in primis mio figlio: sono loro che mi danno mille ragioni per andare avanti e crescere.

Per quanto riguarda il vuoto, beh, come ho sottolineato più volte nel mio romanzo, credo che corrisponda alla “solitudine”.

Quando scrivi ti immergi completamente nel libro o riesci a conservare un distacco critico? Vedi le cose di cui narri, da dentro o da fuori?

Emma: Nella fase iniziale della stesura sono dentro il libro, nelle storie, sopra e sotto di esse, fra le righe e gli spazi.

A opera conclusa, invece, è necessario essere più autocritici, in modo da poter, in seguito, davvero credere in quanto si è scritto, non solo a livello meramente emotivo.

Stefania: Sì, ne “Il complesso della vedova” ho fatto un’immersione totale: scrivevo senza sosta, senza mai fermarmi a riflettere un istante.

Con l’esperienza ho compreso che, al contrario, è sempre meglio riuscire a conservare un certo distacco che ti aiuti ad essere più critica, perché bisogna sempre essere coscienti del fatto che non siamo noi stessi gli unici pronti a rileggerci… nel momento in cui si compie un passo importante come quello della pubblicazione ci si espone alla condivisione del proprio scritto con lettori di qualsiasi età, sesso, etnia etc… è importante, quindi, essere un attimino più critici e rigorosi con se stessi al fine di essere più completi ed esaustivi nei confronti di chi ci leggerà, pur senza perdere la freschezza e la genuinità dalle quali scaturisce l’ispirazione.

In libreria, una persona è indecisa se comperare o meno il tuo libro, cosa gli diresti?

Emma: I libri chiamano.

Vanno solo ascoltati, compresi, scoperti. Bisogna lasciarsi se-durre.

Grazie infinite a Lisa e a Stefania per questa conversazione così sentita e profonda, che ci ha permesso di far conoscere il nostro romanzo, ma anche la nostra anima di autrici e, soprattutto, di Donne.

 Stefania: Gli direi semplicemente che se ha veramente voglia di emozionarsi non ha che da scegliere il mio libro!!!

E se non è del tutto convinto gli propongo quello di Emma 😉 Così andrà sul sicuro!!!

Grazie infinitamente a Lisa ed Emma per questa piacevole conversazione, per questa finestra aperta su noi donne e sui nostri libri, affinché tanti amici ed amiche possano imparare a conoscerci e ad apprezzarci.

Che ore sono? Accidenti, il tempo è volato!

Sapevo che chiacchierare con voi sarebbe stato particolare ed interessante.

Buona fortuna, giovani e belle Donne!

Spero che i vostri due libri servano ad aiutare molte persone, maschi e donne che siano, spero possano sentirsi tutti un po’ meno soli e un po’ più forti… perché è sempre l’unione il vero segreto!

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