Intervista a Francesca Cuzzocrea, autrice di “Mi hanno fatto sedere qui”

Intervista a Francesca Cuzzocrea, autrice di “Mi hanno fatto sedere qui”

di Emma Fenu

francesca cuzzocrea
Il comò è azzurro polvere.

Ha l’azzurro del cielo terso, in cui liberare i ricordi come palloncini che, una volta non trattenuti tramite il filo, voleranno senza far ritorno.

Ha l’azzurro del mare estivo, in cui immergersi sempre più nel profondo, per ritrovare, nei fondali, uno scrigno colmo di foto in bianco e nero e poi a colori, testimoni di una vita vissuta nella semplicità dell’amore autentico.

Ha la polvere sottile, che ogni giorno ricopre i volti e gli oggetti, rendendoli meno nitidi. Ci si passa sopra un dito, lo si imbratta, e qualcosa si scorge più nettamente. Allora, si strofina con cura, fino a pulire e rendere lucente quanto sembrava solo distante, informe, celato.

Ma poi essa ricade, ed è sempre più difficile riuscire a combatterla, finché non diventa polvere di stelle e tutto brilla, come nel mondo delle fate. Allora si è liberi di ricordare e essere ricordati.

Ecco la prima immagine che mi viene da scrivere dopo la lettura di tale romanzo.

Oggi è con noi, avendoci concesso un’intervista, Francesca Cuzzocrea, autrice del romanzo “Mi hanno fatto sedere qui”, edito da Lettere Animate nel 2015, che racconta con rara delicatezza la storia di una donna malata di Alzheimer, in un’altalena fra passato e presente.

Ciao Francesca, benvenuta. Da cosa nasce il tuo desiderio di scrivere “Mi hanno fatto sedere qui”?

Ciao Emma e grazie. Il mio romanzo nasce più che da un desiderio da una necessità comunicativa.

La demenza senile è una patologia che non colpisce solo l’individuo, ma tutto il suo nucleo familiare.

È una malattia invalidante, che può essere devastante anche per i caregivers, cioè coloro che si occupano della cura.

Spesso spiegare la malattia e il suo sviluppo a familiari così provati è difficile, perché il coinvolgimento emotivo è davvero troppo alto.

Così, mi sono detta che forse “narrarlo” poteva essere meglio che “spiegarlo”. Ed ecco qui l’idea del romanzo.

Immagino, dunque, che la tua professione di educatrice presso un centro di anziani affetti da patologie involutive ha influito sulla stesura della tua opera…

La mia professionalità ha di certo influito molto sulla scelta del tema.

Ho sempre amato scrivere, ma questo lavoro nasce direttamente dal mio cuore. Ogni parola è stata pensata e pesata tenendo sempre presente il pubblico per cui il romanzo vedeva la luce.

Niente è lasciato a caso: dalla forma, ad esempio i puntini di sospensione o eventuali ripetizioni di termini, al contenuto, che cerca di comprendere i molteplici aspetti legati alla patologia.

La vita ha anche aspetti tristi, come la malattia e le conseguenze che ne derivano, ma è comunque sempre degna di meritare l’appellativo di “bella”, se pervasa dall’amore.

Quale messaggio vuoi rivolgere ai tuoi lettori che vivono situazioni simili a quelle descritte nel tuo romanzo?

Il mio messaggio per le persone che hanno perso i propri cari a causa dell’Alzheimer e delle altre patologie involutive è quello di cercare di perdonarsi, per quanto sia possibile.

Siamo esseri umani, fatti di carne e ossa, non robot di metallo.

I malati di demenza sono pazienti difficili anche per i professionisti, figuriamoci per i propri familiari!

L’unica cosa che possiamo umanamente fare è semplicemente il nostro meglio.

Decidere di tenere a casa il proprio genitore malato o di inserirlo in una struttura: non esiste una soluzione migliore dell’altra a priori.

Esistono una serie di fattori (disponibilità di tempo, di denaro, di salute di chi prende cura!) che portano verso l’una o l’altra soluzione.

Entrambe hanno pro e contro e nessuna scelta presa può essere giudicabile, soprattutto se fatta tenendo conto del benessere della nostra mamma o del nostro papà, ma anche nostro.

E a quelli che non conoscono tali realtà?

Cosa vuoi raccontare loro?

C’è una verità che sfugge a chi ignora l’iter dell’Alzheimer?

Vorrei poter raccontare la malattia anche a chi non la conosce perché oggi si vive molto più a lungo, ma non sempre si vive meglio.

Questo vuol dire che sempre più spesso si sente parlare medici di “involuzione senile”, “decadimento cognitivo”, “demenza senile”.

Purtroppo la società di oggi non è attrezzata per aiutare tutte le famiglie che ne hanno bisogno e che spesso si trovano a combattere da soli con queste patologie.

Una buona informazione potrebbe essere d’aiuto anche prima che certe situazioni si vengano a creare. Sapere che esistono servizi e procedure per ottenerli, anche se complesse, è importante.

Siamo giunti alla conclusione di questa intervista estremamente diretta, chiara, ma che fuga angosce “terroristiche”.

Veniamo a te: hai progetti di scrittura, in futuro? Ci concedi una piccola anticipazione?

Tra i progetti letterari del futuro c’è una favola con un tema pedagogico importante.

Sarà a più mani: il racconto da me, una parte più tecnica (una specie di mini-guida per i genitori) da una professionista del settore, e le illustrazioni (AAA cerco illustratore!).

Il ricavato di questo piccolo lavoro sarà devoluto in beneficienza.

Sono entusiasta anche di questo prossimo libro! Grazie di essere stata ospite di Letteratura al Femminile, attendiamo un tuo prossimo ritorno.

Titolo: “Mi hanno fatto sedere qui”
Autore: Francesca Cuzzocrea
Edizione: Lettere Animate, 2015
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Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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