Le canzoni della mia infanzia

maternità mamma

di Erika Zerbini

Tragitto scuola-casa di metà pomeriggio…
Ti ricordi mamma, quando non mi permettevi di ballare in auto “Le donne lo sanno“?
Io cerco di fare mente locale, ma proprio non mi ricordo…
Dai mamma! Non me lo permettevi perché scuotevo la testa e tu avevi paura che la battessi contro il finestrino!
Ancora mi sforzo, ma nulla: il vuoto totale!
Beh, in macchina non potevo ballare quella canzone… Chissà perché la ballavo in quel modo… 
La mia primogenita entra in casa, collega il PC alla TV e lancia a tutto volume Le donne lo sanno
Le donne lo sanno, c’è poco da fare, c’è solo da mettersi in pari col cuore…
(…)
possono ballare un po’ di più, possono sentir girar la testa
possono sentire un po’ di più, un po’ di più
Ed ecco la sua testa girare e girare come le piaceva fare a tre anni!
Te lo ricordi mamma?
Quel locale… le panche di legno, io che coloravo i libretti mentre facevano la prova dei suoni: ti ricordi?
Non vedevo l’ora di ascoltarli! Perché le prove non sono la stessa cosa… Invece mi addormentavo!
Certo, mi ricordo. Penso di avere lo stesso suo sorriso stampato sulle labbra mentre mi ricordo quel locale. Quello e alcuni altri.
Intanto nella televisione passa il volto di Luciano Ligabue.
A volte giovane, come non lo ricordo nemmeno, sulle note di Marlon Brando è sempre lui, Bambolina e barracuda, Bar Mario, Lambrusco e pop corn, Urlando contro il cielo, Piccola stella senza cielo
Lei conosce tutti i testi… parola per parola.
Mi guarda soddisfatta e mi confida: “Questa è la musica della mia infanzia.”
Mia figlia parla a me della sua infanzia…
La sua infanzia è stata la mia giovinezza: quella dei 30 anni.
Il tastierista è diventato mio marito, il batterista era (ed è) mio cognato, chitarra, basso e voce erano gli amici della band. Le fidanzate sono diventate mogli, poi sono nati i figli. Oggi siamo il ricordo d’infanzia di mia figlia, la mascotte della band.
Abbiamo la stessa memoria, pur conservando diversi piccoli personali dettagli: abbiamo percorso insieme quel tratto di strada.
Nonostante fosse un momento del tutto in salita, di ricostruzione, di adattamento ad una realtà diversa da come l’avevamo immaginata, entrambe portiamo memoria di grande soddisfazione, di pienezza e serenità.
Luciano accompagna questi nostri ricordi, tuona talmente forte nel salotto da costringere mio marito a bussare sulla finestra più vicina al divano, per destare la nostra attenzione e farsi aprire la porta di casa.
Entra compiacuito e divertito, anche lui ha quel sorriso, lo stesso nostro. Siede con noi sul divano e ascolta l’excursus di Luciano, una canzone dopo l’altra.
Siamo partiti così: noi tre, con Luciano in sottofondo.
Sono passati quasi 10 anni.
Oggi c’è chi allora non c’era e non era nemmeno un’idea, c’è chi ha già maturato un ricordo d’infanzia e ci siamo noi (mio marito ed io) a godere di quanto siamo stati capaci di costruire.
Non ci saremmo mai riusciti se non avessimo avuto il coraggio di abbandonare il progetto sbagliato con cui ci siamo affacciati all’età adulta.
Ci vuole coraggio per lasciare la strada vecchia. Ci vuole speranza per inseguire il sogno di una vita serena.
Non è stato facile, per nessuno lo è stato, ma nessuno di noi torna innanzitutto alla fatica, piuttosto sente quel piacere sottile di essere parte integrante di una nuova dimensione in cui tutti hanno un posto e un ruolo speciale.
C’è ancora chi si scandalizza quando le famiglie si separano.
Ma come! Ci sono dei figli! Per i figli è d’obbligo trovare il modo di stare insieme!
A volte no. A volte è d’obbligo separarsi. A volte separarsi offre l’opportunità ai figli di un poco di normalità. A volte essere un genitore lungimirante e attento ai bisogni reali dei figli, significa diventare un genitore che si fa la valigia!
Penso a mia figlia: se fossi rimasta dov’ero probabilmente non avrebbe mai trovato la serenità di scuotere la testa cantando Le donne lo sanno, tanto da obbligarmi a vietarle di ballare in auto quella canzone!
Se fossi rimasta dov’ero, perché ormai lei era nata da quella relazione, avrei delegato a lei tutte le responsabilità di quella che non sarebbe più stata una mia scelta, ma la sua condanna, per il solo fatto d’essere venuta al mondo.
Se fossi rimasta dov’ero, questa famiglia, la nostra famiglia, non sarebbe mai esistita…
Alle volte si compiono scelte sbagliate. A volte capita di dover raddrizzare il tiro.
Siamo umani, non perfetti.
C’è una quantità enorme di insegnamenti positivi nella scelta di dividere una famiglia che non ha speranza di funzionare. Checché se ne dica, superata una certa soglia di mancanza di rispetto, affetto e stima, la separazione è un’opportunità anche e soprattutto per i figli che ci capitano nel mezzo.
Luciano continua a cantare e ballare nella nostra televisione, ha un aspetto più maturo, esattamente quello che aveva quando ho cominciato ad apprezzarlo davvero. Ce lo godiamo sulle note di Tutti vogliono viaggiare in prima, Happy hour, L’amore conta
La mia ragazza, con la precisa percezione di un’infanzia ormai superata, si compiace perché finalmente capisce il senso di quella coperta che per quanto tiri sai che è corta.
Io sono in estrema difficoltà, perché se la mia ragazza ha percezione di un’infanzia ormai superata, sono obbligata ad affrontare quanto la mia giovinezza sia andata di pari passo…
Così spengo l’andirivieni dei pensieri e mi lascio cullare dalle parole del poeta: L’amore conta, conosci un altro modo per fregar la morte?

Tratto da Professionemamma.net

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