DIETRO LA TELA di Marialuisa Moro – Recensione

Apparentemente si ha tutto, sotto la pelle come svuotati.
Tubetti di colore, acqua ragia, strofinacci, pennelli e un paio di cavalletti. Qualche cornice usurata dal tempo che ha bisogno di cure, tele bianche pronte per essere dipinte. Tele già dipinte, pronte per essere scordate. Amate. Riparate.

Una tela in particolare. Quella che raffigura il volto di un uomo dall’aspetto giovanile che fa il suo ingresso sotto il braccio di un ricco medico, nel laboratorio di una pittrice lasciata in balia di sé stessa da un marito con la sindrome del bimbo sperduto. E lei, travestita da Wendy, lo permette come se la vita fosse un gioco infinito, dove messa la parola FINE, si ha il potere di tornare alla vita reale.
Due matrimoni che messi a confronto sembrano più un rapporto genitoriale a senso unico e tradimenti che non ci si aspettano: ma come si dice, gli opposti si attraggono ma chi si somiglia si piglia.

Entrare nel mondo di Verdiana e scoprire un amore permissivo che porta alla distruzione, guardare il mondo dall’eterna giovinezza di Rodolfo e scoprirne i piaceri dalla frivolezza di Cristina, è stato un viaggio ricco di pathos, in un crescendo che ti catapulta insieme a loro: dietro la tenda pesante che non fa  passare luce nel soggiorno di Cristina, le cui finestre di casa non hanno imposte perché lei le detesta, mentre credi di essere in un sogno e sei soltanto nel tuo più grande incubo; seduta accanto a Verdiana, trasandata e sporca, tanto che vivi in pieno il suo fetido odore di persona che si sta lasciando andare mentre non riesci a concepire questo abbandono; nella vita libertina di Rodolfo che lo porta a commettere sciocchezze, fiero di farlo, credendosi un romantico bohemienne parigino, finendo poi sotto un ponte, in una zona limitrofa alla città, ricca di prostitute e magnacci spacciatori. Poi ti accoccoli accanto a Pietro e al suo pigiama azzurro con le paperelle gialle, e ti viene voglia di abbracciarlo e consolarlo per il triste destino che gli è capitato di avere forse una mamma così sciagurata da non apprezzare il suo amore e la sua bellezza, cosa che invece Aldo fa, nonostante i suoi impegni lavorativi e il suo essere così per bene.

Un sogno. Un sogno che in realtà conduce alla totale inconscia pazzia di qualcuno molto malato che non sa di esserlo. Qualcuno che ha distrutto la sua vita senza nemmeno rendersene conto. Qualcuno che per uno strano caso della vita e strane malattie del cervello, non si ricorda nemmeno di aver bevuto un caffè.
Sogni premonitori? Misteriosa e affascinante la mente umana!

Sinceramente quando mi è stato proposto di leggere questo libro, mi sono subito ritrovata nel titolo perché mi ricordava un po’ Il ritratto di Dorian Gray di Wilde e in un certo senso, la storia, ha continuato a rimandarmi a quel pensiero, mentre la divoravo di gusto. Ma ciò che ho riscontrato è ben diverso.

Molto bello anche l’utilizzo dei pensieri dei protagonisti nella narrazione e l’utilizzo dei punti di vista. Ogni capitolo ha una sua storia che rispecchia e si collega perfettamente a quella madre. Mi è piaciuto molto e spero di poter leggere qualcos’altro di questa autrice. Complimenti Marialuisa!

(Potete trovare questa recensione anche sul mio blog personale: https://snidgetphoenix.wordpress.com/2015/10/12/dietro-la-tela-di-marialuisa-moro-recensione/)

Maria Chiara Chiti

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