LA DANZATRICE BAMBINA di Anthony Flacco – Recensione

Il fuoco. Un’antichissima scoperta che ha permesso l’evolversi dell’umanità: un grande amico, ma anche un acerrimo nemico. Il fiore rosso. Caldo, incandescente, doloroso. Ricco di quelle sue sfumature così particolari che virano dal rosso vivo al giallo paglierino, sino a scolorirsi di un arancione tenue e scoppiettare nelle sfumature dell’oro. Uno spettacolo meraviglioso per gli occhi. Il fuoco incanta, il fuoco ipnotizza. Dilania ingigantendo la sua stazza, arrivando con calore fino a te, che fermo, sei lì ad ammirarlo come se non avessi potuto vedere altro sino ad allora.

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E’ proprio il fuoco che cambia la vita di Zubaida, una dolce bambina che vive in una città dell’Afghanistan, Furah. Zubaida, nove anni, ama follemente la musica e danzare. E’ il suo sfogo, danzando si sente libera. Un giorno, mentre i genitori erano fuori di casa, la piccola decide di riempire il serbatoio di kerosene della stufa per farsi un bagno caldo, ma inciampando, il kerosene cade e la piccola si ritrova ricoperta di fiamme. Le sue urla di dolore si sentirono fino oltre il deserto, e in suo soccorso, la madre le butta addosso dell’acqua. Il padre, seppur per religione le donne non vengano calcolate, fa di tutto per non far morire sua figlia, intraprendendo un viaggio anche aldilà del confine della sua città per trovare un ospedale con medici in grado di salvare la piccola. Nessun ospedale in cui chiede aiuto, ha le cure necessarie per guarire le ustioni della bambina, che intanto continua a gridare di dolore. Le lacrime salate che colano le fanno bruciare le ferite aperte. Il padre, non si da per vinto e decide di portare la bambina al campo militare americano ed è proprio qui che un angelo, un americano, colpito da Zubaida decide di aiutarli e di portarli con sé in America, dove la bambina potrà ricevere le operazioni necessarie.

Una storia di barriere. Una storia di ostacoli superati, una storia che strazia sin dalle prime pagine. I bambini, creature semplici, sincere e meravigliose che donano gioia a chi li guarda e a chi li sa apprezzare nelle loro variopinte fantasie volanti, riescono sempre a commuovere. Se poi uniamo all’infanzia dolore straziante, diversa cultura e l’intelligente volontà di aprire la propria mente aldilà di confini geografici e imposti da generazioni precedenti di un padre che ama teneramente sua figlia, le lacrime sono assicurate.

(Potete trovare questa recensione anche sul mio blog personale: https://snidgetphoenix.wordpress.com/2015/10/12/la-danzatrice-bambina-recensione/)

Maria Chiara Chiti

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