LE CITTA’ INVISIBILI di Italo Calvino – Recensione

La prima edizione de Le città invisibili è stata pubblicata nel 1972. All’interno della raccolta non si trovano città reali, riconoscibili, ma sono tutte città inventate. Frutto della mente dell’autore. La raccolta è fatta di brevi e intensissimi capitoli che offrono spunti di riflessione interessanti. Si presenta come un racconto orale di Marco Polo all’imperatore de Tartari, Kublai Kan. Un visionario viaggiatore che racconta di città strambe, strane, impossibili, segrete. Città che hanno da donare tutto a chi le sa apprezzare. A chi le sa vedere. Ciò che mi ha meravigliato e colpito è il fatto che a ogni città è affibbiato un nome di donna. E le descrizioni delle città riescono a trasportare la mente e l’anima fuori dalla routine, donando sogni e sensazioni bellissime. Sembra di essere lì.

L’itinerario parte da Diomira, la città delle sessanta cupole d’argento a Isidora, dove i palazzi hanno scale a chiocciola incrostate di chiocciole marine e dove si fabbricano violini e cannocchiali; a Dorotea si può parlare perfino in due modi diversi, mentre a Zaira è la città che non dice il suo passato, ma lo tiene per se, contenendolo come le linee di una mano. Incontri poi Anastasia, bagnata da canali concentrici e sorvolata da aquiloni, Tamara la città dei segni, l’indimenticabile Zora, la città che non si cancella dalla mente, Despina, città di confine tra due deserti, Zirma la città ridondante e Isaura, la città che si muove tutta verso l’alto. Si prosegue poi per Maurilia, città che era e che è; Fedora, fatta di pietra grigia. Proseguendo per Zoe, luogo dell’esistenza indivisibile, raggiungi Zenobia, Eufemia, Zobeide città bianca, Ipazia e Armilla, che non ha niente che la rassomigli ad una vera città eccetto le tubature dell’acqua che salgono verticalmente dove dovrebbero esserci le case. Continui il tuo viaggio passando per Cloe, la più casta delle città dove gli sguardi si frugano ma nessuno si saluta, Valdrada, posta sulla riva di un lago, che si riflette dando vita ad un’altra città imprendibile, la città capovolta. Magari ti fermi, ti fai una nuotata, annoti su un taccuino ciò che hai visto e senza rendertene conto ti addentri per Olivia, città dei guadagni avvolta nel suo velo di fuliggine raggiungendo poi Sofronia che si compone di due mezze città. Eutropia accoglie il viaggiatore non in una sola città, ma in molte tutte uguali: Eutropia è tutte queste insieme, ma una sola è abitata, mentre le altre sono vuote. Vieni catapultato poi verso Zemrude, che ha la forma dell’umore di chi la guarda. Oltrepassi poi Algaura, Ottavia, la città ragnatela, Ersilia, Bauci, Leandra, Melania, Smeraldina, Fillide, Pirra, Adelma, Eudossia, Moriana, Clarice, Eusapia, Bersabea, Leonia. Vivi avventure, scopri sentimenti, provi emozioni e senza accorgerti, giungi a Irene, prosegui per Argia, Tecla, Trude, Olinda, Laudomia, Perinzia, Procopia, Raissa, Andria, Cecilia, Sibilla, Pentesilea, Teodora, Berenice, la città ingiusta, ultima tappa, in cui capisci che ogni Berenice futura è già presente in questo momento.

E’ stato un viaggio meraviglioso. Un viaggio che mi è entrato dentro. Un viaggio all’insegna della scoperta e della condivisione.

Potete trovare questa recensione anche sul mio blog personale al link https://snidgetphoenix.wordpress.com/2015/10/12/le-citta-invisibili-recensione/

Maria Chiara Chiti

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