All’amato me stesso

All’amato me stesso è una poesia di Vladimir Vladimirovič Majakovskij, poeta e drammaturgo russo nato il 19 luglio 1893 a Bagdati.

Quattro. Pesanti come un colpo.

 “A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”.

Ma uno come me dove potrà ficcarsi?

Dove mi si è apprestata una tana?

S’io fossi piccolo come il grande oceano,

mi leverei sulla punta dei piedi delle onde con l’alta marea,

accarezzando la luna.

Dove trovare un’amata uguale a me?

Angusto sarebbe il cielo per contenerla!

O s’io fossi povero come un miliardario… Che cos’è il denaro per l’anima?

Un ladro insaziabile s’annida in essa:

all’orda sfrenata di tutti i miei desideri

non basta l’oro di tutte le Californie!

S’io fossi balbuziente come Dante o Petrarca…

Accendere l’anima per una sola, ordinarle coi versi…

di struggersi in cenere.

E le parole e il mio amore sarebbero un arco di trionfo:

pomposamente senza lasciar traccia vi passerebbero sotto

le amanti di tutti i secoli.

O s’io fossi silenzioso, umil tuono… Gemerei stringendo

con un brivido l’intrepido eremo della terra…

Seguiterò a squarciagola con la mia voce immensa.

Le comete torceranno le braccia fiammeggianti,

gettandosi a capofitto dalla malinconia.

Coi raggi degli occhi rosicchierei le notti

s’io fossi appannato come il sole…

Che bisogno ho io d’abbeverare col mio splendore

il grembo dimagrato della terra?

Passerò trascinando il mio enorme amore

in quale notte delirante e malaticcia?

Da quali Golia fui concepito

così grande,
e così inutile?

Di seguito un’interpretazione della poesia ad opera di Carmelo Bene: 

Giuseppina Biondi

https://lacorteseirriverente.wordpress.com/

 

2 commenti:

  1. Passione…malinconia e natura….bella!!!

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