Intervista a S. Rotondo, autrice de “Il colore dell’uva matura”

Intervista a S. Rotondo, autrice de “Il colore dell’uva matura”

 di Emma Fenu

Sandra Rotondo

Cola una goccia dalle labbra e scivola, come serpe rossa, lungo il mento.

Lascia in bocca il suo retrogusto pastoso.

Si insinua nelle vene, fino a raggiungere il cuore.

E’ vino, è sangue.

Oggi ho il piacere di intervistare Sandra Rotondo, autrice del libro erotico, vietato ai minori di 18 anni, “Il colore dell’uva matura”, edito nel 2015.

Ciao Sandra, benvenuta fra noi.

Il tuo libro si offre a molti livelli di lettura, avendo una complessità ermeneutica notevole e soffermandosi sull’analisi psicologica dei personaggi.

Iniziamo, dunque, a dipanare la matassa: si potrebbe usare quest’espressione, ma, dato il tema, trovo sia più consono “spiccare acino per acino da un grappolo ricco e succoso”.

Ci racconti la genesi del titolo del tuo romanzo, “Il colore dell’uva matura” e accenni alla simbologia di quest’ultima e del vino?

Ciao Emma, ringrazio te e Cultura al Femminile per l’ospitalità.

Concordo con te, il libro si offre a diversi livelli di interpretazione, basta solo avere l’accortezza di saper leggere le istruzioni implicite, riportate in etichetta.

Il vino, per chi ha letto il libro, è il simbolo del sangue.

La vita che scorre dentro di noi, come un fiume in piena.

Non a caso è usato durante la celebrazione del rito cattolico, la messa.

E, sempre, non a caso, Maria, la protagonista femminile, ha gli occhi di quel colore, viola, come il colore dell’uva rossa matura.

La storia che racconti ha un ritmo ascendente, un climax che dal sesso meccanico porta all’eros sublime, che coinvolge l’intero essere umano.

Quali sono per te le differenze fra pornografia, nell’accezione semantica contemporanea, e l’eros?

Ascensione” è veramente il termine appropriato per descrivere l’evoluzione stilistica della trama e della crescita interiore dei protagonisti: Michael e Maria.

Vedremo spesso Maria camminare scalza, perché anche lei, come Michael, deve affrontare i suoi demoni, prima dell’ascesa, e solo mantenendo il contatto con la terra sotto di lei, potrà elevare le loro anime al livello superiore: come lei stessa dice:

«Noi siamo ciò che siamo, grazie a coloro che sono passati prima di noi. Nel mondo a taluni è dato di soffrire, ad altri di amare».

Pornografia è tutto ciò in cui non vi è amore, dove non c’è bellezza nello sguardo di chi gode, al di là dell’ implicito piacere fisico che ne può derivare.

Anche l’eros, se vogliamo, può essere sesso crudo, ma sono le intenzioni, dietro le quali si nasconde l’atto, a essere diverse, il pensiero recondito è quello che fa la differenza, cioè l’amore.

Maria, stessa, è pronta a offrire la sua verginità, tutta se stessa, a Michael, ma non prima di avere l’assoluta certezza che lui sarà perdutamente innamorato di lei.

«Io ti darò la mia verginità e verrò a letto con te, in cambio mi prenderò il tuo cuore. Te lo strapperò via dal petto senza che tu te ne possa accorgere!». «E io avrò “La mia prima volta” con un uomo che mi amerà veramente».

I protagonisti, pertanto, sono descritti in un processo di formazione sentimentale e personale, che porterà loro a superare traumi terribili dell’infanzia e a diventare davvero adulti, liberando il bambino violato imprigionato dentro di sé.

Le tematiche dell’abuso sui minori, perpetuato anche da madri, e dell’incesto sono molto forti, bisogna essere coraggiosi e motivati per affrontarle, soprattutto in un romanzo erotico.

Qual è il messaggio che ti proponi di veicolare? Cosa ti ha spinta ad intraprendere un’opera così difficile?

Quando si parla di abusi su minori, spesso si è portati a pensare agli uomini, come unici portatori di una sessualità distorta.

Schegge impazzite di una società improntata sul maschilismo, che si fregia anche di prevaricare sulla brutalità più meschina.

Credendo falsamente che il ruolo delle donne sia sottomesso, anche in questi casi. Non credo sia così.

Le donne hanno un ruolo importante, se non determinante, in questo ambito, non dimentichiamo che sono loro stesse a partorire uomini.

Il legame tra i due sessi, è indiscusso, e imprescindibile.

La sacralità dietro la quale le donne si celano, per il solo fatto di generare vita, non le esonera dal dispensare traumi psicologici, anche se non sempre di carattere sessuale.

Le mamme sono il nostro primo imprinting nella società, e se la calibratura non è perfetta, la falla nasce e cresce in noi, come un male dilagante nella nostra anima.

Essere madri, oggi, assume una valenza molto più importante che in epoche passate. La gravidanza non è solo uno stato interessante, ai fini scientifici, ma ha il compito di divenire guida spirituale del soggetto partorito.

Si può risalire la china solo con l’accettazione e il riconoscimento di un  problema.

Ed è quello che succederà a Michael, nel momento in cui la sua coscienza gli chiederà, a tamburo battente, di chiedere aiuto, se vuole, veramente, salvarsi da se stesso e da una madre, ormai morta.

Nel libro, come hai già accennato, non mancano riferimenti alle figure cardine della religione cristiana: il protagonista è più volte descritto come un Cristo in croce, compare un padre putativo e Maria non ha questo nome per caso.

Qual è stato il tuo intento?

Michael è un Cristo in croce, un bambino abusato, un futuro uomo violato, depredato del diritto alla vita, come esperienza estatica dell’essere umano.

Troppe volte dimentichiamo chi siamo, del valore delle nostre azioni sugli altri, soprattutto se, a farne le spese, sono i più piccoli fra noi: i bambini.

Non ci rendiamo più conto della validità di cosa rappresentiamo e di conseguenza non agiamo più al meglio delle nostre potenzialità di esseri umani.

Maria è quasi una Madonna, una donna scelta a partorire la redenzione di Michael, come fosse suo figlio, pur non generandolo a livello fisico.

Harry non è solo un padre putativo, è il vero confessore, che non si veste di abiti talari, che non si nasconde dietro false intenzioni, ma riproduce le fattezze del ruolo della vera umanità.

Ti ringrazio per le tue esaurienti e profonde risposte.

Un’ultima domanda, prima di salutarci, riguarda ancora il concetto che abbiamo compreso essere perno del libro, ossia la nascita e la ri-nascita.

A mio avviso, ne “Il colore dell’uva matura”, tutto ruota attorno alla donna, dal ventre della quale la vita ha origine e all’interno del quale l’uomo cerca non solo il sommo piacere, ma anche una “culla”, in cui fondersi, per dare la vita, attraverso un figlio, o per farsi partorire di nuovo, in un’eterna speranza di resurrezione.

Quanto concordi con questa affermazione? Cosa ti senti di aggiungere prima di salutare i nostri lettori?

Siamo sempre alla ricerca della rinascita, a un nuovo “io” che sia migliore del precedente.

E che ci indichi la strada da perseguire.

Si può nascere solo dopo essere stati partoriti, è vero, ma ciò non toglie che il ventre materno è un legame talmente forte con noi stessi, che il desiderio di essere perennemente partoriti è insito, a livello inconscio.

Basta pensare all’attaccamento, per alcuni soggetti, al seno materno, anche a livello adulto. Vogliamo essere allattati, nutriti di  quell’amore, troppo spesso negato, che, a volte, le madri non sono in grado di donare.

Tutto è legato all’utero materno, sacco interiore di un corpo fisico, dal quale tutto può accadere.

Nascita e morte.

Maria, pertanto, è la vita. Peccato e redenzione: è la rappresentazione della donna in tutte le sue forme, dal male più oscuro, fino alla sublimazione dell’’essere. Senza esclusione di colpi.

Chi si avvicina alla lettura del mio libro “Il colore dell’uva matura V.M. di 18 anni”, deve essere al corrente di ciò che andrà ad affrontare.

Sesso, Perdizione, Eros, Resurrezione, Violenza su minori, tutto in una volta.

E’ una denuncia su una realtà troppe volte nascosta, un male dilagante che ci investe tutti, nessuno escluso. Ma è anche un libro in cui il vero amore è sublimato nella sua accezione.

Ci sono passaggi di pura poesia, consentimelo Emma, in cui l’adorazione di Michael nei confronti di Maria, rasenta la vera religiosità del testo.

E’ sicuramente un libro da leggere, senza falsi moralismi.

Ti ringrazio, Emma, per il tempo dedicatomi e per l’accurata analisi che ne hai tratto.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

Un commento:

  1. Bella intervista che sottolinea tematiche forti difficili da trattare ma che da molti spunti di interpretazioni senza preconcetti.

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