Racconto di Natale

locandina

In tema natalizio segnalo un film: “Racconto di Natale“(Un conte de Noël) del 2008 scritto e diretto da Arnaud Desplechin. È stato presentato in concorso al 61º Festival di Cannes, dove Catherine Deneuve ha ricevuto un Premio speciale del 61º Festival. Ha vinto un Premio César per il migliore attore non protagonista, con Jean-Paul Roussillon.

Trama: Abel e Junon Vuillard avevano due figli: Joseph ed Elizabeth. Joseph si ammalò e si rese necessario un trapianto di midollo osseo. Né i genitori né Elizabeth erano compatibili. Abel e Junon decisero allora di mettere al mondo un altro figlio sperando nella possibilità di una donazione. Ma anche il piccolo Henri non era compatibile e Joseph morì a 7 anni. Con la nascita del quarto figlio, Ivan, progressivamente il lutto per la perdita di Joseph sembrò essere rielaborato.

Anni dopo Elizabeth, scrittrice teatrale di successo aiutò il fratello Henri, sull’orlo della bancarotta, ma a un patto: non avrebbe dovuto mai più presentarsi davanti a lei. Sono trascorsi altri anni e si avvicina il Natale, Junon apprende di essere stata colpita dallo stesso male di Joseph. Va cercato un donatore in famiglia: uno potrebbe essere Paul, il tormentato figlio adolescente di Elizabeth e l’altro proprio Henri che ha fatto la sua ricomparsa (invitato da Paul) insieme alla sua compagna del momento, l’ebrea Faunia. La famiglia si ritrova nella città di origine, Roubaix, ed Henri dovrà decidere se mettersi a disposizione per un trapianto che potrebbe salvare (ma anche uccidere) una madre che non ha mai amato. La lettura della trama iniziale del film può già da sola far comprendere la complessità di una sceneggiatura che, come accaduto in altre occasioni nel cinema più recente, offrirebbe materia per un’intera serie televisiva. Desplechin riesce a tenere sotto controllo la materia ma sembra essere più attratto dalla direzione corale degli attori (come spesso accade quando un film riunisce sotto lo stesso tetto per una ricorrenza personaggi tra loro legati ma al contempo caratterialmente distanti) che dalla lettura di un contesto socio-culturale come avrebbe potuto fare Chabrol. Si fa cioè prendere la mano dalle sottostorie (come quella di Silvia, moglie di Ivan che apprende di essere stata in passato ‘lasciata’ da Simon all’amico benché l’allora ragazzo e ora uomo ne sia stato e ne sia tuttora innamorato). Il regista continua ad essere attratto dai ruoli parentali e dalle dinamiche che si sviluppano all’interno della famiglia. Lo fa in particolare utilizzando la ormai nota versatilità di Mathieu Amalric (attore che ben conosce) il quale riesce a proporre un’immagine molto sfaccettata del suo Henri. Un figlio nato per salvarne un altro e rivelatosi inadatto alla bisogna porta su di sé il carico di una condanna al non amore materno che non solo subisce ma anche costantemente alimenta. Il film ne mostra il tormentato percorso di autoanalisi e di contrastato tentativo di reinserimento nel nucleo familiare. Lo fa però concedendo molto al gusto del ‘coup de theatre’ e rinunciando così a uno scavo più in profondità.

Silvia Lorusso

www.silvialorussodellinz.it

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