“Il tredicesimo dono”, di J. Huist Smith. Recensione di Tiziana Meraglia

Recensione di Tiziana Meraglia

“Il tredicesimo dono”, di J. Huist Smith

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È Natale.

La festa che si attende tutto l’anno: luci, colori, tintinnii, musichette che si canticchiano e si diffondono leggere nell’aria, auguri e regali che si scambiano.
Senza dubbio, la festa simbolo della nascita e della gioia.
Ma anche la festa che, probabilmente, più si odia, se quella gioia tanto ostentata fa sentire ancora più grande il vuoto dell’anima, se quelle luci fanno sentire ancora più grande il buio che si porta dentro, se la mano che porge gli auguri fa sentire il dolore come un pugno dritto nello stomaco.
Se si è recentemente perso un marito, un padre.
Joanne, giornalista e madre di tre figli, sta per affrontare il primo Natale senza Rick, l’amore della sua vita, stroncato, purtroppo ancora troppo giovane, da un infarto.
La sua vita è andata a rotoli in pochi mesi, priva del suo punto di riferimento e della sua colonna portante, ed è incapace di esserlo, a sua volta, per i suoi tre amati figli, che reagiscono in modo diverso alla perdita e al cambiamento e che sono ancora piccoli per affrontare un’esperienza tanto devastante.
Ma, nei momenti più difficili, la vita trova sempre una nuova occasione per sorprenderci.
Ogni giorno, nei tredici giorni prima di Natale, vengono misteriosamente lasciati, sulla soglia di casa, alcuni doni che contengono un implicito invito a vivere le feste, a ritrovare la gioia perduta e ad andare avanti, accompagnati dal testo di una nota canzoncina natalizia, modificata per l’occasione.
Ciò che in un primo momento infastidisce la protagonista, diventerà occasione per svegliarla dal torpore, spronata dagli stessi figli a svelare l’arcano e a capire chi si cela dietro la firma “i veri amici”.
È proprio vero che i veri amici si vedono nel momento del bisogno.
Una storia vera in un libro di Natale, un insegnamento di vita valido per sempre.
“Non c’è regalo più bello al mondo di un gesto d’amore capace di scaldarci il cuore”.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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