LA NAVE DELLE CICALE OPEROSE di Anna Santoro

E’ talmente semplice!

“La ribellione delle ragazze arrivò prima del ’68, ci terrà a raccontare Mita alla piccola Giò. È vero che il movimento delle donne in Italia prese forma compiuta verso la metà degli anni ’70 ma, insisteva, in quel periodo prendemmo coscienza collettivamente di ciò che era già nel nostro agire e anche in quello di molte madri nonne bisnonne e ne sviluppammo il significato e le implicazioni. Quel cicaleccio tra femmine quell’andarsene a braccetto, le teste vicine, quella condivisione di lacrime ed entusiasmi con l’amica del cuore già all’inizio degli anni ’60 avevano preso forza tra le ragazze che scoprirono di tenerci davvero ai desideri.
La cosa magnifica, ripeteva Mita a Giò, era che ciascuna rispettava i desideri delle altre senza scriverci sopra un saggio o fissare quella felicità con una parola chiave. Quando si confidavano fantasie attorno alla vita futura, nessuna delle sue compagne di liceo, proseguiva Mita accarezzando la testina di Giò, reputava il sogno dell’altra di minore importanza. Una si voleva sposare un’altra voleva fare l’attrice un’altra la scrittrice un’altra voleva viaggiare. Tutte sarebbero state felici. Ciascuna a suo modo. Però, ascolta piccola Giò perché questo è importante, la vita meravigliosa che aspettava dietro la siepe leopardiana sarebbe stata preclusa a chi non fosse stata capace di pensarla. Di immaginarla. Così, per quelle ragazze bastò articolare l’immaginazione per costruire il progetto di una vita senza prevaricazioni guerre violenze divisione tra ricchi e poveri prepotenze ingiustizie ipocrisie. Partivano da sé le ragazze, ma presto capirono che solo in un mondo rivoltato come un guanto si sarebbero avverati i desideri. Virginia Woolf, Mita l’avrebbe scoperto più avanti, scrive che le donne, ascolta Giò, che le donne fanno poli-tica perseguendo i desideri. Semplicemente. “

da: A. Santoro, La nave delle cicale operose. Una narrazione. Robin, 2012

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