“Dindalè” di Armando Vertorano. Recensione di Franca Adelaide Amico

Recensione di Franca Adelaide Amico

Armando Vertorano, Dindalè, goWare 2014

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Voglio iniziare dalla fine…dagli ultimi racconti, intendo. Sono i più originali, interessanti e… terribilmente spiazzanti. Sì, perchè, cari lettori, se cercate un libro che vi offra delle risposte, che fornisca delle “conclusioni” nella maniera più tradizionale del termine… beh, il libro di Armando non è il vostro libro. Ma se apprezzate i libri scritti bene, in lingua italiana corretta, con una punteggiatura sapiente, se apprezzate i libri insoliti, quelli che hanno il dono di lasciarvi “in sospeso” benchè non siano dei thriller, ecco, “Dindalè” è il vostro libro.

E dopo la lettura vi rimangono impressi i personaggi: Luca, patito di videogiochi; il Tizio e il Venditore che, nel loro dialogo, tanto ricordano situazioni pirandelliane o dell’ assurdo di Jonesco; la Venere di Willendorf egregia rivale di Monica Bellucci… E poi la gustosa trovata del colpo di tosse e… di starnuto nel bel mezzo di un concerto oppure il larvato messaggio che ci suggerisce l’ inutilità dell’ essere integerrimi quando si è stati scorretti anche per una sola volta. E poi c’ è anche un racconto che mescola emozioni a fiori e colori, un racconto in cui trovi una donna che si nega all’amore come si negavano le fanciulle dell’ ottocento ma qui ci sono deliziosi accostamenti… moderni. E alla fine, dulcis in fundo, il mio preferito, il capolavoro. Come ebbi a dire allo stesso autore, io ho un metodo molto empirico ma che funziona per valutare la validità di un’ opera: se i personaggi e le situazioni mi rimangono “appiccicate addosso”, allora, sì, le parole sono state intrise di sentimento. E così Luca e Antonio, con i loro capelli neri e la loro grande, sebbene casuale amicizia, sono ancora nel mio cuore. E’ una scrittura schiva, quella di Armando Vertorano, come schivo, a mio parere, è il vero scrittore; sicuro va per la sua strada, nel fragoroso silenzio di chi è capace di creare arte.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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