“Suite Francese” di Irène Némirovsky. Recensione di Tommasina Soraci

Recensione di Tommasina Soraci

Irène Némirovsky – Suite Francese – Ed. Adelphi

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Come molte altre donne, Irène Némirovsky ha dovuto attendere anni per vedere riconosciuto, a livello internazionale, il suo talento di narratrice.

Di famiglia ebrea, fu arrestata e deportata ad Auschwitz nel 1942, insieme al marito. Di loro non si seppe più niente, neanche la data della morte. Le figlie, Denise e Elisabeth, si salvarono perché affidate all’amica infermiera Dumot che le tenne nascoste in varie città e residenze insieme a una preziosa valigia con i numerosi quaderni su cui Irène aveva scritto le prime due parti di Suite francese – Temporale di giugno e Dolce – sui fogli di destra il testo, su quelli di sinistra appunti,correzioni, annotazioni per le altre parti che non riuscì a scrivere.

Suite francese è un grandioso affresco della società francese alle prese con la sconfitta e la conseguente invasione tedesca all’inizio della seconda guerra mondiale. In Temporale di giugno, è Parigi che si spopola per la fuga della maggior parte dei suoi abitanti all’arrivo dei nazisti. E’ un affresco graffiante che non ha nulla di eroico, mette in luce i lati più oscuri dell’essere umano,

l’egoismo e la meschinità dei protagonisti, tesi solo a salvare se stessi senza alcuno spirito di altruismo nei confronti dei propri simili. E’ una borghesia gretta, pronta ad approfittare delle difficoltà altrui pur di salvarsi. Eppure, il messaggio di Irène è comunque di fiducia, non mancano figure positive, come i signori Michaud, che, dopo tante peripezie, affrontate con onestà e solidarietà, saranno “premiati”: riabbracceranno il figlio che era dato per disperso o il prete Philippe – che pare rispecchiare il cattolicesimo francese alla Mauriac – a cui sono affidati i ragazzi di un riformatorio per portarli in salvo e che risponderanno al suo desiderio affettuoso di redimerli, uccidendolo.

Nella seconda parte, la vicenda si sposta in provincia, in un piccolo centro in cui si sono stanziati soldati e ufficiali tedeschi, condividendo con gli abitanti le case.

Nel presentare i rapporti spesso difficili con gli ospiti, inizialmente indesiderati, Irène non esprime alcun sentimento di odio o di intolleranza nei confronti dei nemici – gli stessi che di lì a poco l’avrebbero arrestata e internata – anzi fa risaltare sentimenti, nostalgia delle famiglie lontane, fa intrecciare legami affettivi pur dissimulati sotto una scorza di durezza.

Ma il suo talento di narratrice emana in tutta la sua liricità, nella descrizione della natura in tutta la sua bellezza, nella varietà dei colori che assume al variare delle stagioni, per non parlare di pagine indimenticabili che hanno come “protagonisti” gli animali, quasi metafore degli esseri umani. Il tutto in uno stile che, pur nella traduzione, conserva armonia e musicalità.

Scrive Pietro Citati, curandone la pubblicazione, nel 2004: Quasi senza saperlo, per una specie di grazia infusa, Irène Nèmirovsky possedeva i doni del grande romanziere, come se Tolstoj, Dostoevskij, Balzac, Flaubert, Turgenev le fossero accanto e le guidassero la mano mentre lei scriveva sui suoi quaderni.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

2 commenti:

  1. Brava, complimenti! Non sono mai riuscita a farmi attrarre da questa scrittrice, sebbene ne abbia sempre sentito parlare bene… Dovrò decidermi a leggere qualcosa! 😉 Buona serata.

  2. Un gran bel libro. Assolutamente consigliato. Una penna che graffia ed accarezza.

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