“La vita sessuale dei nostri antenati”

“La vita sessuale dei nostri antenati” di Bianca Pitzorno
(spiegata a mia cugina Lauretta
che vuol credersi nata per partenogenesi)

Recensione di Anna D’Auria

 

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Il titolo inganna. Chi si aspettasse cinquanta sfumature di qualcosa cambi pure libro, che questo ha l’aggravante di essere lungo.

Lungo ma piacevole, strano, a più livelli di lettura. Ad una lettura superficiale potrebbe apparire un romanzetto scritto bene ma poco profondo, l’ennesima telenovela – appesantita da citazioni di miti e personaggi noti per lo più ai frequentatori del liceo classico – che pone molte domande e si conclude apparentemente senza risposte.

Ma ad una più attenta lettura il racconto si schiude su miti e realtà narrati con delicatezza, passando attraverso i secoli e illuminando il sempre mutevole animo umano – le sue ombre e le sue virtù – per ritornare all’origine di tutto e all’essenziale identità dell’uomo attraverso i secoli.

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Il romanzo è narrato dal punto di vista di Ada

Intreccia avvenimenti reali a sogni e intuizioni, piano materiale e piano astrale, vivi e morti che si incontrano nel mito e grazie al mito. Attraversa come uno strale il desiderio di indipendenza, maternità, parità, rispettabilità che da sempre e per sempre convivono nella società civile.

E va oltre: sottilmente ci introduce in quel mondo di mezzo, il gender, dove non sempre ciò che appare è ciò che è.

«Hai chiuso la porta?» chieseArmellina. «Quello che ho da dirti è meglio che non lo senta nessuno.»
«Chiusa. E gli altri sono saliti tutti al primo piano, sta’ tranquilla.»
«Adita, con me devi essere sincera. Tuo zio ti stimava molto, lo sai. Ti giudicava una ragazza moderna, dalla mentalità aperta, superiore a qualsiasi meschinità.»
«Cosa vuoi sapere?»
«Non te ne importa, vero, che di te si possano dire quelle brutte cose? Lo sai quali, che tuo zio ti mancava di rispetto fin da quando eri bambina. Lo sappiamo che non è vero. Tu e io lo sappiamo. La cosa più importante è questa, non quello che possono dire o pensare gli altri.»
«Ma cosa vuoi che possano dire, Armellina? È di questo che ti preoccupi? Credi davvero che qualcuno in città possa pensare che lo zio Tan non era una persona corretta, un gentiluomo? Di noi si può dire che vivevamo in una casa di vetro, in un porto di mare, […]»
«Come te lo devo ripetere? A quella calunnia non ci crederà nessuno.»
«Ne sei sicura? Non ci sarà bisogno dell’autopsia per scagionare Tancredi da ogni colpa? Potrai dire anche tu che non la vuoi?»
Ada sospirò. Aveva sempre giudicato Armellina una donna di intelligenza viva, di giudizio lucido, che anche senza aver studiato capiva subito come stavano le cose, anche le più complicate. […]
L’autopsia riguarda l’altra accusa, servirebbe a dimostrare che non lo avevate drogato.»
«Non lo devono toccare. Non lo devono disturbare adesso che è in pace. Dopo tutto quello che abbiamo passato. Ada, giurami che non lo permetterai. Giuramelo.»

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Bianca Pitzorno riesce, disseminando indizi, a incuriosire il lettore, a dire senza dire.

La tensione narrativa è alta, e quello che sembra un finale aperto è in realtà un finale vero, con molte risposte per chi ha saputo cogliere i segnali e le indicazioni nascoste (ma nemmeno tanto) nel testo.
Un gioco col lettore, una favola per bimbi grandi. Avvincente, scorrevole, seducente.

“Il 30 giugno scorso è uscito il mio ultimo romanzo, intitolato “La vita sessuale dei nostri antenati”.
Ha avuto una buona accoglienza. Però alcune lettrici e lettori si sono lamentati per le molte parti della trama a loro dire lasciate in sospeso o poco chiare.
Per venire loro incontro ho scritto un ultimo capitolo, che non verrà pubblicato, dove richiamo tutti i punti del testo dove ho disseminato i miei indizi.”
Bianca Pitzorno

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Sinossi

“Cara Lauretta, cara cugina come me orfana e come me allevata dalla inflessibile nonna nel culto della nostra nobilissima stirpe, perdonerai mai all’autrice di avere scritto questo libro sui nostri antenati? Di averne rivelato i segreti e i peccati più insospettabili a partire dal lontano Cinquecento, quando una firma del Viceré su una pergamena rese blu il nostro sangue che prima era rosso come quello di tutti gli altri abitanti di Ordalè e di Donora?

Adesso che abbiamo quasi quarant’anni, che abbiamo vissuto la liberazione sessuale e le sfrenatezze del Sessantotto, che abbiamo messo la testa a partito, non ci dovrebbe risultare così difficile accettare che anche i nostri antenati, e specie le antenate, abbiano avuto le loro storie di letto, e non sempre esemplari.

Lo so che per chiunque è difficile pensare che i propri genitori hanno avuto una vita sessuale, e che se così non fosse noi non saremmo qui…

E i nostri nonni, come immaginarli a rotolarsi peccaminosamente tra le lenzuola? Ma con i bisnonni non dovrebbe essere così impossibile, specie se sappiamo che hanno messo al mondo quindici figli. Per non parlare dei trisnonni e dei quadrisnonni.

Senza l’attività sessuale dei nostri antenati il genere umano si sarebbe estinto.

Eppure tu, Lauretta, quando accenno a questo argomento ti turi le orecchie e strilli: “Bisogna essere proprio dei maniaci sessuali per pensare a certe cose”…

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Nome libro: La vita sessuale dei nostri antenati
Autore: Bianca Pizorno
Genere: romanzo
Editore: Mondadori
Data edizione: 2015
Pagine: 458 pp – Vincitore della 61° edizione Premio Napoli

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