“Attimi di noi. Storie di adolescenti con tumore”

“Attimi di noi. Storie di adolescenti con tumore”, a cura dell’Associazione Adolescenti e Cancro

Recensione di Ilaria Biondi

Attimi di noi

Attimi di noi

Febbraio 2011.

In volo per Parigi, la città che amo, ma a causa di un lavoro che odio.

Vorrei fuggire via.

Una voce cinguettante mi strappa d’improvviso ai miei pensieri.

Si siede e mi parla come se ci conoscessimo da sempre.

Da Ravenna al Père Lachaise, per comporre un mosaico sulla tomba di un amico.

D’un tratto si toglie il fazzoletto, scoprendo il capo pelato.

La guardo. E vedo. I suoi occhi di conchiglie e sabbia.

Il suo sorriso, onda spumosa che riflette un’alba dorata.

Mi sento maledettamente stupida e superficiale.

Grazie, fanciulla sconosciuta, che in quella breve ora mi hai svelato il segreto dell’arcobaleno che brilla in te.

Non ti ho più rivisto.

Ma ritrovo ora, con cuore grato, quel tuo palpitante bagliore di Vita nelle pagine di Attimi di noi. Storie di adolescenti con tumore.

Il volume è stato voluto e curato dall’Associazione di Volontariato “Adolescenti e Cancro”, nata nel 2014 a Rosignano Solvay (Livorno) per volontà di Maricla Pannocchia.

L’Associazione si pone l’obiettivo di costituire un punto di riferimento per i malati oncologici di tutt’Italia di età compresa fra i 13 e i 24 anni.

Favorendo l’incontro e l’aggregazione.

Promuovendo iniziative culturali e di svago gratuite.

Lottando contro l’isolamento in cui spesso versano questi “pazienti con bisogni e caratteristiche particolari”,  in bilico “fra il mondo dell’oncologia pediatrica e quello dell’oncologia per l’adulto”.

Il libro, divulgato gratuitamente per poter raggiungere quanti più lettori possibili, intende dare voce a questa “categoria un po’ dimenticata quando si parla di oncologia”.

Esse ambisce altresì a sensibilizzare le persone sul cancro adolescenziale, questione delicata di cui si parla troppo poco nella nostra società.

Le pagine di Attimi di noi, che si offrono nella loro nudità di pianto, terrore e Gioia, raccolgono le testimonianze di diciannove adolescenti che sono o sono stati malati di cancro.

Racconti ora sobri e asciutti, chiusi nel proprio pudore.

Ora colmi e straripanti, ansiosi di vomitare tutto fuori, di svuotarsi del dolore per riempirsi di speranza.

Gladiatori in lotta contro il mostro.

Della malattia.

Ma anche del silenzio e del compassionevole o sprezzante pregiudizio, che nel giovane malato non vede la valigia di colori, sogni e sorrisi dell’età profumata, ma solo l’abbraccio tremulo della malattia.

“Non è facile convivere con il cancro a diciotto anni. A dire la verità non è facile nemmeno parlarne. È la prima volta che scrivo della mia malattia, ed è la prima volta che uso la parola “cancro,

asserisce Maria.

Attimi di noi

La memoria è dolente e faticosa.

Ripercorrere l’aspro sentiero della malattia è lama che sventra cervello e cuore.

Il martirio del corpo.

Lo smarrimento attonito di fronte all’ignoto.

Lo sprofondamento nel muto pozzo della paura.

Il peso e il senso di colpa per la sofferenza dei propri cari, i cui sguardi traboccano di lacrime asciutte e silenti.

L’impotenza e lo sgomento davanti ai compagni di lotta che inciampano, e cadono.

La vita interrotta, la quotidianità che puzza di medicine e diventa incolore stanza di ospedale.

Il senso di rabbia e ingiustizia subita che porta a chiedersi, ossessivamente: «Perché proprio a me?».

L’incapacità di riconoscersi nell’immagine deformata restituita dallo specchio.

Corpo gonfio, scavato, livido.

Corpo malato.

L’inarrestabile sconforto, quando la voglia di resistere scivola via come le ciocche di capelli che cadono inermi sul cuscino.

“Il cancro fa schifo! È una grande rottura di palle.”

L’affermazione di Shelbée descrive con schietta efficacia l’effetto traumatico e sconvolgente del tumore sull’adolescente e sui suoi familiari.

Però la ragazza, non senza provocare in noi un certo sconcerto, continua dicendo:

“ma è anche una benedizione.”

Alle parole di Shelbée fanno eco quelle degli altri lottatori che in queste pagine si sono messi a nudo, con coraggio e dignità.

Così Ilaria:

“Se in passato l’ho tanto odiato [il cancro], a cinque anni di distanza posso solo dire GRAZIE perché mi ha reso la piccola, grande donna che sono oggi, a cui nulla fa più paura.”

Attimi di noi

Le cicatrici rimangono, il terrore non scompare.

Ma qualcosa è più forte di tutto.

E salva da tutto.

L’amore delle persone che li tengono per mano durante la salita.

La grazia di nuove amicizie, anime intrecciate dalla spoglia verità del dolore.

Il dono della Forza, che fa sgorgare la parte migliore di sé.

La rivoluzionaria scoperta che la vita è bella, comunque.

E merita di essere vissuta a dispetto di tutto, anche della malattia.

Con ardore dissennato e passione bruciante.

Cogliendo ogni attimo di silenzio e di rumore, di pioggia nera e bianca rugiada.

Perché la Luce sa essere più forte di ogni tenebra.

E dopo avere attraversato il buio, si può solo rinascere.

“Ricordatevi sempre che esiste uno scudo immenso contro ogni avversità ed è l’amore, la gioia, il desiderio di vivere insieme alle persone che amate, che sia per molto o per poco tempo, la vita prosegue, dunque traetene il meglio, sempre.” (Claudia)

Attimi di noi

I giovani malati di cancro non sono contagiosi.

Anzi sì!

Trasmettono saggezza, coraggio, fierezza, bellezza.

Basta sfiorare il loro sguardo, incontrare le loro mani, ascoltare la loro voce, per ammalarsi di Voglia di Vivere

Titolo: Attimi di noi. Storie di adolescenti con tumore
Autore: Associazione Adolescenti e Cancro (a cura di)
Editore: Selfpublishing
Anno edizione: 2016

 

http://www.adolescentiecancro.org/scarica-gratuitamente-attimi-di-noi—storie-di-adolescenti-con-tumore.html

SINOSSI

Che cosa vuol dire avere sedici, diciotto o vent’anni e sentirsi dire “hai il cancro”?

Che ripercussioni ha su un giovane, una diagnosi ricevuta da bambino?

Rispondono diciannove ragazzi supportati dall’associazione di volontariato “Adolescenti e cancro” in una raccolta in cui questi giovani ci raccontano le loro esperienze con la malattia: la diagnosi, lo shock, la paura, le terapie, il dolore, l’ansia per le risposte degli esami medici, un presente in pausa e un futuro incerto ma anche la famiglia, gli amici, i partner, la scuola o l’Università, gli incontri in un corridoio d’ospedale, i “compagni di viaggio”, le risate, le soddisfazioni, le sfumature dell’azzurro del cielo e uno sguardo nuovo con occhi che adesso riescono a vedere una vita che sa d’istanti unici, profuma di ricordi, di momenti, di persone, di consapevolezza di quanto siamo piccoli e fragili, dei miracoli che ci circondano ogni singolo giorno, e di quanto sia prezioso tutto quello che abbiamo.


Una raccolta distribuita gratuitamente perché sia accessibile a chiunque, realizzata per dare voce a una categoria – quella degli adolescenti e dei giovani adulti – cui non pensiamo spesso quando parliamo di oncologia, per sensibilizzare le persone sul cancro nell’adolescenza e per dare forza e speranza a tutti coloro che, per qualunque motivo, stanno affrontando un periodo difficile. 

4 commenti:

  1. Cara Ilaria non vedo l’ora di leggere questo libro.
    Ho letto Braccialetti rossi, libro testimonianza di un malato di cancro che affronta lo spinoso argomento del dolore.
    Non molti vogliono sentirne parlare, il dolore fa paura, allontana le persone, ti isola, ma come dici, nella tua stupenda recensione attraverso le voci dei ragazzi, ti “regala” l’amore di chi come te, vive la stessa esperienza.
    E’ come se si creassero due mondi paralleli, quello reale e quello di chi sta percorrendo questa strada irta e rocciosa.
    Io ho dovuto percorrerla, mio malgrado, con mio padre ed ho compreso che il dolore fortifica, prima ti devasta e poi, dalle ceneri ,rinasci più forte anche se non smetti mai di chiederti “perchè proprio a me!”
    Purtroppo chi non sopravvive come è accaduto a mio padre lascia tanti interrogativi dietro di sè che forse bruciano più del dolore per la perdita……
    Grazie!

  2. Cara Lilly, sono certa che le testimonianze di questi giovani adulti – che la malattia ha reso maturi anzitempo – ti colpiranno profondamente. Proprio così …. la malattia, il dolore fanno paura e spesso si preferisce non parlarne, non sentirne parlare. E’ comprensibile, e molto umano …. Spesso quando parlo della mia esperienza come volontaria mi sento rispondere: “Io non ce la farei mai, perché non riuscirei a vedere i bambini che stanno male”. Prima di affrontare la mia esperienza in ospedale ero piena di timori: timore di non riuscire a fare qualcosa di buono, timore di non reggere il peso di questa situazione, timore di non essere abbastanza forte. Ma tutto è svanito, d’un tratto. La prima volta che varcai la stanza di un bambino malato, il primo mio giorno di turno come volontaria. I bambini e i ragazzi malati hanno una forza che non si riesce a immaginare se non la si tocca con mano. Quella forza lotta contro la nostra paura. La investe come acqua che rompe una diga ….
    Comprendo le tue parole, e vedo la forza che anche tu hai. Con la quale lotti e affronti ogni tuo giorno, ogni tua battaglia. Anche tu hai quella luce dentro. Che inevitabilmente sopravvive accanto alle cicatrici e alle domande sospese …. Ma quella luce c’è …. Forte …. Grazie a te, un caro abbraccio

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