“Canto di Natale” di Charles Dickens

“Canto di Natale” di Charles Dickens

Recensione di Altea Alaryssa Gardini

Canto di Natale

Immersi nell’atmosfera del clima natalizio, spesso non ci ricordiamo che c’è qualcuno senza il quale non potremo essere con le nostre famiglie è che quella persona non siamo altro che noi stessi.

Il Natale è un luce in ogni spirito ma non può manifestarsi se non ci si ama.

Ci troviamo nella Londra dell‘Ottocento ed i suoi abitanti si preparano a condividere la gioia, i regali e le loro anime con familiari ed amici, probabilmente cercando e donando un pezzo di se stessi nelle persone che amano.

Ogni singolo pezzo diviene una cartina di tornasole del noi stessi che vive nel cuore di chi abbiamo di fronte.

È  in questa gioia e fervore generale che incontriamo il paradosso del Natale, il gentiluomo che ha perso il suo cuore e se stesso in un qualche luogo di cui neanche lui ha memoria, lo troviamo nei suoi affari e tra i suoi amati soldi, passione che condivideva con il suo socio Marley che ormai non c’è più.

“Non c’è alcun dubbio che Marley era morto. Questo dev’essere perfettamente chiaro; altrimenti nulla di meraviglioso potrà uscire dalla storia che sto per narrare. Se non fossimo perfettamente convinti che il padre di Amleto era morto prima che cominciasse la tragedia, nel fatto che egli passeggiasse di notte, al vento di levante, sui bastioni del proprio castello non ci sarebbe niente di più notevole di quello che ci sarebbe se qualunque altro signore di mezza età uscisse all’improvviso, dopo il tramonto, in una località battuta dal vento – diciamo, per esempio, nel cimitero di St. Paul – per impressionare la mente debole di suo figlio.”

(C. Dickens)

Certo, per  Scrooge era un enorme seccatura dover condividere il denaro perfino con l’unica persona che avrebbe potuto annotare tra le sue amicizie.

Ora, visto che Marley aveva tirato le cuoia, il problema era svanito.  Scrooge può continuare ad odiare le festività, le persone felici e l’inutile spreco di denaro e sfoggio di vanità. Tutte queste cose non servono se hai lo sfregar delle monete a tenerti sveglio.

O forse sono catene?

Come spesso accade nell’aria a Natale, qualcosa si appresta ad arrivare, qualcuno sta sull’orlo in attesa del balzo.

Durante la notte della vigilia arriva per Scrooge un consigliere inaspettato: Marley, che lo invita ad ascoltare e osservare cosa accadde, cosa accade e cosa accadrà se le catene del suo cuore non lasceranno il passo ad una nuova esistenza.

Dickens ci accompagna per mano, parlando con noi della sua città e di coloro che la abitano, ricorda ai nostri inconsci che ci sono ombre nel nostro cuore e che spetta a noi illuminarle fermandoci  riflettere sulla vera importanza delle cose e delle persone che ci circondano.

In fondo al mio cuore ogni Natale mi chiedo se il piccolo Tim non ne sappia davvero più di ognuno di noi su cosa questo giorno debba essere per l’umanità, e voi?

Titolo: Canto di Natale
Autore: Charles Dickens
Edizione: BUR
Anno: 2010
Pagine: 141

Sinossi:

Una grande storia sulla possibilità di cambiare il proprio destino. Una riflessione sull’equilibrio difficile fra il presente, il passato e il futuro. Una denuncia dello sfruttamento minorile e dell’analfabetismo. Ma soprattutto una favola, una delle più commoventi che siano mai state scritte.
Protagonista è il vecchio e tirchio finanziere Ebenezer Scrooge — personaggio che servirà da modello per il Paperon de’ Paperoni disneyano — che nella notte di Natale viene visitato da tre spettri. Lo indurranno a un cambiamento radicale, a una conversione che farà di lui uno dei più grandi personaggi letterari di tutti i tempi. Questo piccolo, amatissimo libro è un un’opera immortale, capace di mantenere inalterata nel tempo la fragranza della propria magia e del proprio spirito. Lo spirito del Natale, dell’infanzia, di ciò che è buono e rassicurante, ma anche prezioso abbastanza da volerlo proteggere a ogni costo.

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