Intervista a Maricla Pannocchia, presidente dell’associazione “Adolescenti e cancro”

Intervista a Maricla Pannocchia, presidente dell’associazione “Adolescenti e cancro”

di Emma Fenu

adolescenti cancro

Attimi di noi.

Attimi preziosi, irripetibili.

Attimi conquistati, con dolore e con forza.

Attimi che, in successione, formano Vite.

Vite che, in successione, formano una Storia.

Una Storia che diventa libro.

“Attimi di noi. Storie di adolescenti con tumore” è una silloge di racconti autobiografici, a cura dell’Associazione di Volontariato “Adolescenti e Cancro”, edita nel 2016.

La nostra collaboratrice, Ilaria Biondi, ha ben recensito il libro sul nostro sito, oggi io ho l’onore di intervistare Maricla Pannocchia, la fondatrice e presidente dell’associazione e, dunque, la principale promotrice del progetto.

Ciao Maricla, benvenuta nel salotto virtuale di Cultura al Femminile.

Sappiamo che scrivere è “terapeutico” per ciascuno di noi, in quanto consente l’elaborazione e la metabolizzazione del proprio vissuto. In che modo gli adolescenti coinvolti nel progetto hanno reagito al mettere nero su bianco la propria storia di malattia?

Ciao Emma, grazie dell’accoglienza.

Sicuramente scrivere è terapeutico.

I ragazzi hanno reagito in maniera diversa quando ho proposto di realizzare una raccolta con le loro storie; in diversi non se la sono sentita di partecipare, e questo per i motivi più disparati.

Una ragazza mi ha detto che non se l’e’ sentita di mettersi seduta a raccontare la propria esperienza con la malattia perché, in un certo senso, significa un po’ riviverla.

Altri ragazzi, invece, si sono messi in gioco e sono i diciannove autori delle storie della raccolta.

So che per alcuni di loro è stato piuttosto difficile; una ragazza mi ha detto di averci messo molto tempo a scrivere la sua storia, proprio perché non è facile raccontarsi.

Altri ragazzi invece non hanno avuto alcun problema al riguardo; una ragazza ad esempio si è messa lì e mi ha scritto la sua storia via Facebook parlando tranquillamente di tutto, inclusi argomenti piuttosto sensibili e difficili… quindi diciamo che ognuno ha reagito a modo suo, com’è normale che sia visto che ognuno dei ragazzi è una persona a sé, con le proprie caratteristiche.

Sono stati condotti interessanti studi, in ambito antropologico, su come i pazienti raccontano il proprio vissuto.

Questi scritti sono stati oggetto anche di convegni medici, poiché utili per comprendere il paziente e i suoi bisogni, che non si limitano alla somministrazione di cure.

C’è un elemento costante nelle storie raccolte, anche se, come abbiamo constatato, ciascuno manifesta, anche nello scrivere, la propria individualità?

Sicuramente ognuno manifesta la propria individualità nonché la propria personalità anche nello scrivere, per questo a inizio raccolta ho scritto che il lavoro di revisione fatto alle storie dei ragazzi è stato proprio il minimo indispensabile.

Volevo che rimanessero il più autentiche possibile, proprio perché credo che, semplicemente leggendo le loro parole, i lettori possano capirli meglio e “conoscerli”.

Nonostante questo, c’e’ un elemento costante in tutte le storie, anzi, penso che ce ne sia più di uno.

Chi leggerà la raccolta noterà che tutti i ragazzi, ognuno con i propri tempi, hanno trovato il modo di trovare la forza e il coraggio per combattere la malattia a testa alta.

Un altro elemento costante è sicuramente l’amore per la vita e un altro ancora è la voglia di “normalità”: il cercare di mantenere una parvenza di normalità anche se ogni cosa sta cambiando e, soprattutto, il bisogno di non essere compatiti ma di essere trattati com’erano trattati prima della malattia.

Questo perché un malato di cancro non è il cancro; la malattia cambia tante cose, certamente, e cambia anche il tuo modo di pensare e di vedere le cose, ma tu resti tu, e questo bisogno di normalità è sicuramente uno dei tratti che accomuna tutte le storie.

Quale messaggio arriva, con forza, al lettore?

Cosa vuole comunicare questo libro?

A chi si rivolge, in modo particolare?

Penso che ogni lettore prenderà dal libro il suo messaggio personale.

Sicuramente è impossibile non notare la forza e il coraggio di questi ragazzi che hanno affrontato o stanno affrontando la malattia a testa alta, nonché quello che ne consegue.

Spesso infatti si pensa che una volta raggiunta la remissione la vita torni com’era un tempo con un semplice schiocco di dita, ma non è così, prima di tutto perché ormai questi ragazzi sono cambiati e generalmente sono “persone nuove”.

Questa raccolta vuole comunicare prima di tutto una cosa apparentemente banale: vivete.

Qui non si tratta di frasi fatte perché l’importanza e la bellezza della vita risiedono in ognuna delle storie presenti nella raccolta.

Non aspettate che vi succeda qualcosa di brutto per rendervi conto di quello che avete.

Un altro messaggio importante è sicuramente quello di fare qualcosa di questa vostra vita.

Si tratta di un libro scritto da giovani che hanno o hanno avuto il cancro, certo, e i due obiettivi principali sono sensibilizzare le persone sul cancro nell’adolescenza e dare voce ad alcuni adolescenti e giovani adulti, categoria cui non pensiamo spesso quando si parla di oncologia.

Ci sono però tanti altri “sotto-obiettivi” come i messaggi cui ho accennato prima, che spero arrivino al pubblico.

La raccolta non è indirizzata a un gruppo di persone in particolare, sicuramente può essere utile per altri malati (specialmente giovani) anche solo per trarre forza e conforto dal pensiero di non essere i soli ad affrontare una grave malattia, e anche per tutte le persone che stanno affrontando un periodo difficile, qualunque sia il motivo. Ma forse questa raccolta dovrebbe essere letta principalmente da chi, invece, temo che ci starà alla larga.

Le persone che si trascinano da un giorno all’altro, che sopravvivono invece di vivere e che non hanno idea dell’importanza di ogni singolo istante, o di quanto possano cambiare in fretta le cose.

Non posso dire altro per non anticipare niente delle storie presenti nella raccolta, ma consiglio la lettura con gli occhi chiusi e il cuore aperto.

adolescenti cancro

Vi invito a leggere la recensione di “Attimi di noi” di Ilaria Biondi e una precedente intervista rilasciata da Maricla Pannocchia a  Maria Stella Falco.

https://letteraturalfemminile.wordpress.com/2016/01/10/aa-vv-attimi-di-noi-storie-di-adolescenti-con-tumore-a-cura-dellassociazione-adolescenti-e-cancro-2016-recensione-di-ilaria-biondi/

http://www.italiaccessibile.it/intervista-a-maricla-pannocchia-fondatrice-e-presidente-dellassociazione-adolescenti-e-cancro/

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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