“The vampire community” di Simona Busto. Recensione di Mariagrazia De Castro

Recensione di Mariagrazia De Castro

 Simona Busto, The vampire community, e-book in self publishing, 2015

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Simona Busto è un’autrice emergente ma molto qualificata, nello stile e nella creatività e con una vasta e diversificata esperienza di scrittura.

Il fatto stesso che si sia impegnata in una saga urban fantasyThe winged”, la rende estremamente interessante e degna di nota. Nella letteratura la saga fantasy è magia e mistero, un genere letterario spesso vittima di mode ma dai grandi orizzonti e dalle grandi potenzialità in termini di tematiche pressoché infinite. Un genere nel quale le donne si sono cimentate da sempre ma solo recentemente (basti pensare a Stephenie Meyer con la Saga di Twilight scritta tra il 2005 e il 2008, Diana Gabaldon con la Saga di Claire Randall, che ha avuto inizio nel 1991, la britannica J.K. Rowling con Harry Potter) hanno assunto un rango degno di nota nel panorama letterario.

Un genere narrativo in cui si fa notare Selma Lagerlöf, scrittirce svedese che pubblicò per la prima volta nel 1891 la saga di Gösta Berling, prima donna a ricevere nel 1909 il premio Nobel per la letteratura “per l’elevato idealismo, la vivida immaginazione e la percezione spirituale che caratterizzano le sue opere” e che nel 1914 divenne membro dell’Accademia svedese, proprio quando si rinchiudeva la donna narratrice negli stereotipi grossolani del romanzo rosa.

Ma qui vogliamo conoscere la Simona dei vampiri, la Busto che ci intrattiene con una community di vampiri, con un luogo dove intrattenersi con queste creature oscure, malvagie, misteriose, enigmatiche ed ambigue.

Un’altra “non novità” in letteratura, i vampiri… già dall’antica Grecia circolavano storie di vampiri femminili. Empuse o Lamie, vampiri ante litteram, capaci di ogni atrocità, maligne seduttrici che per nutrirsi succhiavano il sangue ai dormienti e ai bambini. La prima storia di vampiri ci viene narrata da Flegone nel II secolo d.C. nei Mirabilia e poi da Filostrato nella “Vita di Apollonio”.

Nel corso dei secoli si sono visti sempre più romanzi con protagonisti i vampiri, fino ad avere una sistematizzazione intorno al XVIII secolo, periodo in cui possiamo collocare la nascita di una vera e propria letteratura vampirica.

A fare da sfondo alla community, una cittadina francese, “seminascosta nella fredda Francia del nord, che viene sconvolta da una serie di misteriose sparizioni. I messaggi di Konstantin seducono Vivienne, “dipendente dalle mille community a cui si era iscritta (…) nel momento di massima ribellione, quando l’adolescenza inquieta che ormai volgeva al termine la spingeva a combattere contro tutto quello che era fuori e dentro di lei”.

E poi c’è Benoit Delapierre, uno scrittore che si frappone tra lei e Konstatin e che Vivienne conosce virtualmente (solo?) che inizialmente sfruttava la chat per far conoscere i suoi libri.

“Le piaceva l’idea dello scrittore di successo che la corteggiava serratamente”

“Si chiese per l’ennesima volta se immagine e profilo fossero veri”.

“Lasciò che i denti si allungassero in zanne, poi dischiuse piano le labbra. Le succhiò delicatamente il lato del collo, senza affondare. Avrebbe fatto tutto con calma, godendosi ogni singolo istante”.

Una pericolosa trappola mediatica intreccia le loro vite, una manipolazione a opera del vampiro?

Ma chi ha fatto di Benoit un “ragazzo ancora vergine un amante focoso e insaziabile, che la cercava con audacia e spudoratezza in qualsiasi momento del giorno e della notte”? Come e quando? E perché “l’urlo di Vivienne squassò la notte”?

Un intreccio ben fatto in cui i tasselli appaiono misteriosi, non noiosi e ben ricostruibili. Ognuno di essi è un atto creativo e rende unitario una struttura narrativa seducente come i personaggi del quale sono protagonisti. Un intreccio tortuoso e ordinato al tempo stesso, in cui le contraddizioni e i colpi di scena sono logicamente connessi tra loro ma non preordinati.

Scelta linguistica e stilistica dell’autrice è stata quella di aver elaborato i titoli dei capitoli in inglese e il testo in italiano, una scelta anticonformistica che conferma l’originalità dell’autrice.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

Un commento:

  1. Grazie davvero per questa recensione.
    E’ la prima volta che la mia opera viene messa a confronto con tali mostri sacri della letteratura al femminile. Mariagrazia l’ha fatto con una competenza e una precisione che mi rendono orgogliosa e felice.
    Ti ringrazio davvero tantissimo.

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