Come in uno specchio oscuramente di Eugenio Borgna – Recensione a cura di Loredana Preda

Come in uno specchio oscuramente
Eugenio Borgna, Campi del sapere, Feltrinelli 2007

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Parlare di certi argomenti non è facile. Descrivere la psiche e le sue funzioni implica eludere la dimensione materiale. L’autore mette in stretta correlazione facoltà razionali e irrazionali con il quotidiano oppure con lo straordinario agire e vivere.
Il testo “analizza e descrive gli aspetti umani e psicopatologici della follia (della schizofrenia e delle esperienze maniacali, della depressione psicotica e delle esperienze ossessive), sulla scia degli incontri con le pazienti e i pazienti ascoltati e interpretati nella loro unità psicosomatica e nella loro complessità esistenziale.”
Il libro mette in luce nuovi aspetti e nuovi metodi di fare (inteso come applicare) psichiatria, cercando di tener conto delle diversità fenomenologiche e antropologiche, allo scopo di stabilire la giusta diagnosi e la giusta cura, senza la presunzione di riuscirci sempre e comunque. L’autore ripensa le fondamenta di questa disciplina. Ci parla dell’attesa e della speranza, della follia che si scaturisce in seguito ai nostri fallimenti. Distingue inoltre tra follia femminile e quella maschile, analizzate su basi cliniche, su diretta osservazione (prima e dopo il trattamento) dei soggetti. Nessuno può considerarsi al riparo dalle varie malattie mentali: “La follia […] Ovviamente in questa definizione vorrei fare rientrare non solo le esperienze psicotiche ma anche quelle neurotiche che, in forme e modalità diverse, possono vivere in ciascuno di noi, e che testimoniano di stati d’animo e di emozioni a cui non è mai estranea la condizione umana.”
La seconda parte opera una distinzione tra le esperienze psicotiche schizofreniche femminili e maschili, in base agli sconvolgimenti emozionali, alle metamorfosi relazionali, ai modi di vivere il proprio corpo (soprattutto nel caso specifico dell’anoressia). Primeggia la forte nostalgia del passato, delle situazioni o delle persone che si sono succedute nelle vite dei pazienti, ormai sotto osservazione clinica. I temi trattati sono svariati dunque, dall’anoressia alla depressione, con un occhio di riguardo per il suicidio (pensato, messo in atto e realizzato, oppure fallito) e le sue motivazioni.
Nella terza parte, e non solo, numerosi i rimandi alla letteratura (poesia in modo speciale), pittura e musica, all’arte in genere, che al mal di vivere ha spesso attinto, regalandoci così opere indimenticabili, capolavori che rasentano la perfezione estetica. Si suppone l’esistenza di una stretta correlazione tra la sofferenza psichica (nelle sue svariate espressioni) e la creazione artistica, il genio. Angosce e malinconie diventano sorgenti artistiche, solitudine, dolore e silenzio si appiattiscono nell’atto creatore, dando nascita a opere di inestimabile valore, trasformando l’indicibile in concreto, in visibile. Le ombre di Sylvia Plath, Emily Dickinson, Goethe, Georg Trakl, Frida Kahlo, Vincent Van Gogh, Antonio Ligabue, Camille Claudel, Alberto Giacometti, Giorgio de Chirico, Francis Bacon, Franz Schubert, ci traghettano tra le pagine del libro, a testimoniare, ancora una volta, la stretta correlazione tra il tormento esistenziale e la creazione artistica.

Un commento:

  1. Esiste relazione, non solo coincidenze, che alcuni tra i più grandi scrittori e pittori di tutti i tempi furono affetti, più o meno gravemente, da patologie mentali: Tasso, Flaubert, Manzoni, Michelangelo, Caravaggio, Van Gogh… per citare solo alcuni. Bella recensione di un libro interessante che affronta il problema a tutto tondo.

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