“SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE” di Luigi Pirandello. Recensione di Gianna Di Carlo

Recensione di Gianna Di Carlo

Luigi Pirandello, “SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE”

In una fredda e nebbiosa serata d’inverno, quando ero ancora una studentessa liceale, mi recai ad assistere ad una rappresentazione teatrale di Luigi Pirandello dal titolo: “Sei personaggi in cerca d’autore”.

Immersa nella magica atmosfera di un vecchio e polveroso teatro di periferia, in compagnia dello scricchiolio dei passi degli attori sul palcoscenico, iniziò la mia passione per il teatro pirandelliano che il tempo non è mai riuscito a scalfire.

Ritengo che non si possa affrontare un argomento talmente impegnativo, quale il dramma di Pirandello, senza una breve riflessione su quella che è la concezione di vita e la poetica del grande autore siciliano; una poetica incentrata, in particolare, sui temi fondamentali dell’esistenza umana ed, in particolare, sul contrasto tra “illusione e realtà”.

Un dissidio che esiste non solo al di fuori di noi ma anche, e soprattutto, nell’intimo della nostra coscienza: dissidio tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere; tra ciò che siamo e ciò che risultiamo agli occhi degli altri.

Noi stessi, secondo la tematica del Pirandello, siamo chiusi in una specie di “maschera” che ci siamo imposti ed alla quale ci adattiamo; ad un certo momento, tuttavia, all’interno di questa maschera ci stiamo stretti. Essa è fissa, statica, immutabile, mentre la vita è in costante evoluzione nel suo continuo divenire, nel suo eterno fluire.

Ed è proprio nel teatro che troviamo la più alta rappresentazione della poetica del Pirandello: meglio essere personaggi che persone.

Sei personaggi in cerca d’autore”, opera altamente innovativa che rompe gli schemi del passato, è, senza alcun dubbio, la più alta espressione artistica del Pirandello.

I Sei personaggi, usciti vivi dalla fantasia dell’autore e, successivamente, rifiutati dallo stesso, cercano, con affanno, un regista e degli attori in grado di sottrarli alla labilità della loro condizione mediante la rappresentazione scenica.

Su un palcoscenico di un teatro, quindi, dove un capocomico e degli attori stanno provando proprio una commedia pirandelliana, irrompono i “Sei personaggi” chiedendo di essere rappresentati sulla scena.

Ciascuno di loro, a poco a poco, svela la propria condizione, il proprio dolore, le vicende della propria vita. Tali vicissitudini tuttavia, forse sono avvenute oppure dovranno avvenire poiché i personaggi vivono allo stato fluido, in una condizione impossibile, sospesa, eterea, nella quale sono chiusi, ingabbiati e dalla quale tentano, disperatamente, di uscire.

Chiedono, quindi, con insistenza, al capocomico di dare loro vita artistica e di mettere in scena il dramma che hanno vissuto.

La compagnia teatrale, dopo diverse resistenze, acconsente all’accorata richiesta dei personaggi assistendo, a questo punto, ad un innovativo e singolare esperimento di “teatro nel teatro” in un caotico intrecciarsi di interventi, di storie, di vicende, di situazioni.

La tragedia dei “Sei personaggi in cerca d’autore” è la tragedia dell’incomprensione, dell’incomunicabilità, dell’impossibilità di esprimersi e di confrontarsi.

Ed è proprio per tale motivo che questa opera rappresenta l’apice della poetica del Pirandello spronando lo spettatore ad una attenta ed intima riflessione: crediamo di conoscerci ma non ci conosciamo, crediamo di conoscere l’amico, il vicino di casa, il familiare, ma, in realtà, conosciamo solo la sua forma esteriore.

Ed ecco la lacerazione, il tormento, l’intimo dissidio dell’individuo che vive in un mondo meschino ed ipocrita dove solo l’apparenza sembra essere il valore più elevato.

Scritto nell’anno 1921, in sole tre settimane, il dramma fu rappresentato, per la prima volta, il 10 Maggio dello stesso anno al Teatro Valle di Roma. Sempre nel 1921 fu pubblicato da Bemporad Firenze. Nell’anno 1925 apparve una quarta edizione « riveduta e corretta con l’aggiunta di una prefazione ». Una seconda rappresentazione, per opera dello stesso Pirandello, avvenne al Teatro Manzoni di Milano.
Sarà un successo clamoroso e mondiale destinato a travalicare i confini italiani.
Il dramma fu, infatti, tradotto e rappresentato in quasi tutti i paesi del mondo. Da Parigi a Londra, da Vienna a New York ottenendo un forte consenso sia di pubblico che di critica.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

Un commento:

  1. Gianna,grazie per questa meraviglia di recensione che rende “semplici” e fruibili concetti complessi che solo chi li conosce può proporre in questo modo.
    Ma quanto è attuale Pirandello!?!?! Ti pregò continua con una serie di recensioni su di lui…..
    Grazie

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