Intervista a Valentina Pisu, artista della ceramica

Intervista a Valentina Pisu, artista della ceramica

di Emma Fenu

Benvenuta Valentina, ho avuto modo di osservare un’esposizione delle tue bellissime creazioni in occasione del mio ultimo ritorno nella mia adorata Isola natale, la Sardegna.

Ne sono stata molto colpita, per la bellezza, la cura del dettaglio e l’emozione che tutte trasmettono.

Valentina Pisu

Raccontaci di te, come è nata la tua passione artistica?

Grazie Emma.

Ho sempre avuto, fin da piccola, una passione per l’arte figurativa.

Dovevo solo capire in che modo riuscire a canalizzare questa passione.

Fondamentale per la mia formazione lo studio all’Istituto Statale d’Arte di Oristano sezione ceramica per diplomarmi e diventare Maestro ceramico ma particolarmente preziosa è stata indubbiamente la frequentazione del  corso di illustrazione alla Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia che mi ha permesso di affinare le tecniche del disegno e della pittura.

Grazie poi al corso regionale di ceramica ho capito qual era la strada che avrei voluto intraprendere e, in questo, collaborare con una ceramista professionista non solo mi ha permesso di migliorare la mia manualità ma è stato uno stimolo fondamentale nel riuscire a concretizzare quella volontà e quell’urgenza di aprire un laboratorio tutto mio.

La mia è una ricerca continua: le idee e i pensieri che poi traduco nelle mie creazioni si evolvono di continuo e per questo tendo a non replicare mai la stessa opera.

Credo che la ceramica sia una delle forme più affascinanti di espressione artistica che caratterizza fortemente la mia terra, per questo dovrebbe sempre essere concepita come forma d’arte.

Il tuo lavoro si pone fra tradizione e innovazione. In cosa si manifesta la tua “sardità”?

La tradizione per essere portata avanti necessita di nuove idee, altrimenti muore o si riduce a mera replica. Per alcune delle mie opere parto dalle forme tradizionali per poi rielaborarle nella decorazione discostandomi dalla tradizione decorativa isolana.

L’intento è di creare uno stacco, tenere come filo conduttore la tradizione ma apportando elementi di novità, insoliti: sperimentare, fondere ciò che caratterizza convenzionalmente una forma tradizionale, come ad esempio un’anfora anulare, con i miei personali motivi decorativi e con l’uso di colori accesi e freschi.

La mia formazione e le mie influenze marcano nettamente le mie opere che sono fortemente ispirate al mondo dell’illustrazione.

La Sardegna vanta grandi ceramisti che propongono le antiche decorazioni tradizionali, io sento di dover andare in una direzione diversa, basandomi certo sugli elementi portanti della tradizione ceramistica tradizionale sarda ma interpretandoli in una chiave differente, nuova.

A titolo di esempio, in occasione della 54° edizione della Fiera dell’artigianato artistico di Mogoro ho partecipato all’esposizione tematica su ‘’Il volo’’ realizzando un quadro in ceramica intitolato “Io le pavoncelle le faccio volare”.

Nell’opera rappresento una bambina che, aprendo la gabbia, lascia una pavoncella libera di volare da sola, l’intento è quello di liberare idealmente quelle pavoncelle relegate alla simbologia tradizione sarda.

Oggi la disoccupazione è una piaga, soprattutto nella nostra Isola. Il tuo lavoro infonde coraggio: il talento è una risorsa anche nella crisi. Ti definisci un’imprenditrice? Che consigli daresti ad altri giovani?

Le difficoltà sono continue per chi oggi, soprattutto tra i giovani, sceglie di aprire un’attività in proprio soprattutto nell’ambito dell’artigianato.

Credo sia giusto provare a darsi una possibilità se si crede fermamente in un progetto anche se apparentemente controcorrente.

Certo è una sfida, è una sfida continua e non solo per la crisi del settore e dell’economia in genere.

Ma per cercare di contribuire a un cambio di tendenza credo sia importante provarci con coraggio e soprattutto spendere le proprie energie nella propria terra per quanto possibile.

Io amo profondamente la Sardegna, ciò che metto nelle mie creazioni è sempre fortemente legato alla mia appartenenza, alle mie radici, seppur in una direzione che va verso la sperimentazione.

Per questo essere riuscita ad aprire un laboratorio nella mia terra è una sfida doppia ma anche una gratificazione ancora maggiore: nonostante le difficoltà continue è un ulteriore stimolo ad andare avanti con ancor più determinazione.

Molte tue opere sono fortemente simboliche, ritraggono bambine e donne dagli occhi chiusi, a volte investite dal vento che ne scompiglia le chiome, a volte con il mano un palloncino che si libra nell’aria, cosa vuoi comunicare?

Le bambine che ritraggo incarnano emozioni, sentimenti.

Sono delle rappresentazioni sognanti, nel loro mondo tutto è incantato e fiabesco e credo che la scelta di tenerle a occhi chiusi sia inconscia.

Con gli occhi chiusi sognano e tengono fuori il mondo esterno. Attraverso di loro ritraggo sentimenti legati al mondo infantile, per questo sono bambine: dalla spensieratezza nel soffiare una girandola per farla cambiare di colore, alla malinconia nell’osservare delle mongolfiere che prendono il volo, alla felicità di un’innamorata che sorride nel vento, circondata da fiori che si librano nell’aria come fossero pensieri.

Valentina Pisu

Hai un artista preferito? Qual è la tua fonte di ispirazione?

La mia prima fonte d’ispirazione è indubbiamente il fumetto d’autore.

Amo osservare e studiare i grandi illustratori nel modo in cui danno vita alle storie, riuscendo a rendere forti emozioni che valgono più di mille parole con un semplice tratto nel rendere, ad esempio, l’espressione di un viso o lo scorcio che si apre a un panorama.

Tra i grandi maestri dell’illustrazione non si può non citare Cyril Pedrosa, che con ‘’Portugal’’ e il più recente ‘’Gli equinozi’’ rapisce il lettore con la leggerezza del suo tratto e le suggestioni a cui da vita attraverso i suoi acquarelli.

O Craig Thompson con il suo tratto decorativo, astratto e poetico in ‘’Habibi’’ ad esempio, ma non solo.

Una figura di riferimento con cui sento una sorta di forte empatia e a cui idealmente mi sento profondamente legata è Frida Khalo.

I suoi diari, il racconto della sua vita, le foto che la ritraevano nella sua bellezza non convenzionale, le sue opere che, commossa, ho adorato, rappresentano un forte richiamo.

Doveroso per me renderle omaggio nel mio piccolo, per questo ho scelto di ritrarla in alcuni dei miei quadri, uno in particolare, intitolato semplicemente “Frida”, dove una bambina a occhi chiusi si abbellisce il capo da tanti fiori colorati circondata da una delle citazioni più significative non solo della sua arte ma del suo approccio alla vita:

Aspetto felice la partenza e spero di non tornare mai più“.

 Valentina Pisu

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

Un commento:

  1. Complimenti bellissima intervista!

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