“Lettera di una sconosciuta” di Stefan Zweig

“Lettera di una sconosciuta” di Stefan Zweig

Recensione di Ilaria Biondi

sconosciuta

 

Dir, der Du mich nie gekannt

(A te, che mai mi hai conosciuta)

Uno scrittore del bel mondo viennese, il cui passo scivola giocoso sulla scena gaudente  di giorni senza pena, esplorando audace ricchezza, libertà, bellezza e successo, riceve nel giorno del suo quarantunesimo compleanno una lettera, senza firma né indirizzo del mittente.

Venti pagine carezzate da mano femminile a  lui sconosciuta, ma che lo interpella con intima confidenzialità, con quel Du che è il solo appellativo ammissibile per un cuore innamorato.

Nella notte senza volto in cui perde il suo bambino, con l’anima aggricciata dal gelido pugnale della morte, la donna senza nome canta la dolente preghiera del suo Amore, riversando sulla carta accogliente la sua passione reverente e fedele.

La sua muta devozione.

Il sacro segreto di un sentimento disperato, umile, sottomesso, che parla il linguaggio dell’Assoluto.

Un abisso separa le loro anime.

Lui ne ignora da sempre l’esistenza.

Non ricorda la bambina solitaria che viveva nel suo stabile né la donna bella che ella è poi divenuta, e con la quale ha avuto alcuni incontri fugaci, senza mai riconoscerla.

Il malinconico leitmotiv “mai mi hai riconosciuta” attraversa come un graffio tutta la lettera-confessione.

Lei, dal giorno in cui lo vede per la prima volta, a tredici anni, gli offre silente se stessa.

Senza riserve né mezze misure.

La sconosciuta coltiva una passione dirompente, totalizzante, esclusiva, senza riparo.

Che la tiene avvinta come pioggia collosa e che si nutre di sogni, illusioni, speranze, attesa.

O che forse corre sul pericoloso filo dell’esaltazione e dell’ossessione (come sembra indicare l’insistente ripetizione di parole e frasi).

Amore immaginato eppur vissuto nelle viscere e scolpito nella memoria.

Amore impossibile, che si nega anche la possibilità del rivelarsi, concedendosi di uscire allo scoperto solo nell’ora ultima.

Per rivelare un segreto, o forse mille inconfessabili segreti. Amore che chiede solo di essere creduto.

E perduta dietro i vetri appannati di un desiderio cieco che conosce solo Assenza, la sconosciuta – che fin da bambina sperimenta fra le mura domestiche ristrettezze, solitudine e spenta mediocrità – spia con sguardo castamente avido quella figura.

La attende ogni giorno con furore bruciante, spettatrice inquieta di un universo che le è precluso.

Quell’uomo colto ed elegante è ai suoi occhi Luce e Incanto.

Basta il pensiero di lui a dipingere di Bellezza una vita senza affetti, al fianco di una madre cupa e mesta.

L’affascinante seduttore è fallace corona di fiori al suo cuore, sogno vagheggiato e proibito, dagli ingenui anni d’infanzia agli smarrimenti torbidi e amari dell’età adulta.

Nella dolente consapevolezza che il giovane seduttore non può né mai potrà offrirle Nulla ella, con umile fierezza, gli fa dono, in quella pagine sofferte, di Tutto il proprio io.

Della pienezza assoluta del suo essere.

In un ultimo palpito di foglia, che fragile poi rovinerà a terra per sempre …

Stephan Zweig (1881-1942), scrittore, biografo e traduttore austriaco celebre negli anni Venti e Trenta del Novecento, oggi ingiustamente e incomprensibilmente trascurato, acuto indagatore della psiche umana nei suoi risvolti misteriosi e morbosi, si misura in questo libro breve dal linguaggio elegante, misurato, necessario eppur vibrante e intensissimo, con il dilemma della Passione (come fa anche altrove, si pensi ad “Amok”).

Maledizione distruttiva che tutto tragicamente travolge o vento folle e benedetto che strappa l’anima alla morte interiore?

 

Autore: Stefan Zweig
Titolo: Lettera di una sconosciuta (Titolo originale: Brief einer Unbekannten, traduzione di Ada Vigliani)
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2009

 

Link all’acquisto:

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Sinossi:

“A te, che non mi hai mai conosciuta”: è questa l’intestazione della lettera che, nel giorno del suo compleanno, riceve un romanziere viennese, un quarantenne di bell’aspetto a cui la vita ha offerto i suoi doni più ambiti: la ricchezza, la fama e un fascino “morbido e avvolgente” a cui è impossibile resistere.

“Ieri il mio bambino è morto”: così esordisce la misteriosa scrivente, e continua: “adesso al mondo mi sei rimasto solo tu, tu che di me non sai nulla”.

Quando lui leggerà quelle righe, lei sarà già morta.

Per questo, solo per questo, concede a se stessa di raccontargli la propria vita la vita di una creatura che per più di quindici anni (prima bambina, poi adolescente, e poi donna) gli ha votato, “con la dedizione di una schiava, di un cane”, un amore “disperato, umile, sottomesso, attento e appassionato”.

Senza mai rivelargli il proprio nome.

Senza mai chiedere nulla.

Ottenendo in cambio solo poche notti d’amore e portandosi dentro un unico, struggente desiderio: che incontrandola, almeno una volta, la riconoscesse.

Ma quasi sempre il volto di una donna rappresenta per l’uomo “solo lo specchio di una passione, di un gesto infantile, di un moto di stanchezza, e svanisce altrettanto facilmente di un’immagine allo specchio”.

E il destino di lei è stato di non essere mai riconosciuta. La descrizione di un labirinto di amore assoluto, un ritratto di donna ardente e viva e, al tempo stesso, immateriale come “una musica lontana”.

 

 

2 commenti:

  1. Sembra molto intrigante… di Zweig, qualche anno fa, ho letto “Bruciante segreto”…

  2. Un romanzo meraviglioso!|!! 🙂

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