Otel Bruni di Manfredi Valerio

 

Otel Bruni – di Manfredi Valerio

 Recensione di Lisa Molaro

Manfredi

 

Ho letto questo romanzo storico di Manfredi nel novembre del 2011, quando ancora era freschissimo di stampa.

Ripensandoci, a distanza di anni, credo che ciò che ne determina il successo o meno sia proprio il fatto del “non affievolirsi” delle sensazione che le pagine ti hanno donato.

Il sentire le emozioni, nate da carta stampata, “ancora fresche” nonostante siano  passati quattro anni e io abbia letto numerosi altri romanzi!

Ricordo che, con molto dispiacere, terminai la lettura di quello che ritengo essere UN ROMANZO CAPOLAVORO!

Manfredi, grazie a una grande capacità narrativa, ci fa vivere un vissuto italiano importante, storia delle nostre terre ma sopratutto storia della nostra gente.

Mi ha trasportata indietro di più di un secolo facendomi prima salire sui “biroccini” trainati da cavalli e poi su

motorette capaci di fare i cento ma pure i centodieci se ti distendi sul serbatoio!!

Una famiglia numerosa che si compone e  scompone.

Nucleo che emigra per maritarsi o si scinde per obbedire a una cartolina che chiama alle armi.

L’affetto incondizionato di una madre che lotta per difendere i figli, che stringe i pugni, tiene aperti gli occhi e prega la Madonna.

La giornata di San Martino  segna date indelebili nella vita della famiglia Bruni.

I Bruni.

Persone dai calli nelle mani, dalla pelle che odora di grano, dal becchime raccolto nelle gonne, gente semplice che della semplicità ha fatto il valore principale ma che troppo spesso ha sfidato la sorte rischiando di impantanarsi le suole degli stivali!

Stivali… lucidi, neri, tirati a festa per colpire l’attenzione di qualche ragazza speciale oppure maledetti dalla sorte.

Tutta questa storia di vite importanti compone la GRANDE STORIA.

Storia,  quella che vede protagoniste nazioni diverse prima alleate e poi rivali.

La prima e la seconda guerra mondiale fanno da sfondo (non so, però, se sfondo sia la parola giusta) al romanzo facendomi vivere paure, ansie, angoscie ed orrori.

In questo libro c’è davvero tutto: amore filiale, comunità, rispetto, onore, amicizia tra liberi pensatori e  rapporti speciali nati in infanzia e particolareggiati in corso di vita.

Sua Signora, la Storia, ci mette lo zampino e magari uno si ritova disertore e l’altro si veste volontariamente con una camicia nera ed un fez.

Giochi di ruoli.

Giochi?

Realtà?

Destino?

Non solo sangue o sofferenza, però, tra queste pagine.
In contrapposizione ai tratti sanguinosi c’è  una tenerezza capace di smuovere le pietre e solcare trincee nell’animo del lettore.

Lettore che si ritrova persino a ridere di gusto davanti a battute di spirito abilmente scritte da Manfredi.
Le minuziose descrizioni, sia ambientali che caratteriali, mi hanno permesso di leggere una pellicola cinematografica dato che, ciò che a volte sapientemente Manfredi ometteva, io mi figuravo leggendo.

Ho letto infatti come se , invece che davanti ad un romanzo cartaceo, io fossi stata in  continua visione di un quadro in movimento!

Dopo la metà del libro una domanda si insinuava debolmente in me:

“Come si potrà concludere un librone del genere?”
Penso che non sia stato facile portare a chiosa una trama così potente.

Personalmente non ho trovato il finale affrettato o sbrigativo.

Ciò non significa che non mi sia dispiaciuto abbandonare dei personaggi a cui, più o meno, mi ero affezionata.

Questo è imprescindibile nei  romanzi con trama forte, quando i personaggi sono magistralmente presentati dall’autore, quando la potenza delle emozioni straborda dalle parole nere d’inchiostro.

Quando apriamo l’anta dell’armadio di Narnja  ed entriamo con fluidità, senza traumi o scossoni, dentro un altro mondo parallelo, rifare il viaggio a ritroso e abbandonare le famiglie dentro le quali abbiamo infilato il naso, è sempre triste!

Perdonatemi se mi sono dilungata, forse troppo, ma oramai lo sapete: amo le saghe familiari sopratutto se appartengono a tempi diversi dai miei.

Amo le storie di vita vera, in special modo se travagliate e capaci di mettermi in panni altrui.

Non ultimo, amo attraverso i libri prendere porte in faccia o sognare.

Ho, rafforzo quindi, amato questo libro.

Basta, mi impongo uno stop.

Se non lo avete ancora letto, leggetelo!

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Lisa.

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