“L’Acuto in Controcanto, di Sabrina Granotti. Recensione di Chiara Minutillo.

Recensione di Chiara Minutillo

Sabrina Granotti, “L’acuto in controcanto, 2015

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Non posso unirmi ad un simile coro: non seguirò la loro perversa melodia, sarò in perenne dissonanza, lancerò ad ogni occasione un acuto in controcanto.

Un teatro, un’orchestra diretta da un abile maestro, cantanti la cui potenza vocale stupisce ad ogni acuto, costumi che ricordano altri tempi e una storia generalmente drammatica. Espressi in termini profani, questi sono gli ingredienti principali di un’opera lirica.

Ma come ogni forma di arte, cosa sarebbe il melodramma se mancasse la sua vera essenza, costituita da particolari ideologie e da tecniche uniche, nonché dalla genuina passione nutrita dai compositori e coltivata dagli artisti, siano essi cantanti o musicisti, di ogni epoca?

Sybilla è giovane, forse troppo per riuscire a entrare in maniera naturale in quel mondo, ormai snaturato della propria essenza e composto solo in minima parte da note e melodie, sostituite da riflettori e pettegolezzi. Bella, seducente, con una voce perfetta da soprano, ma nulla di tutto ciò può decretare il successo di Sybilla. La bellezza sfiorisce, la sensualità svanisce, la voce si arrochisce. L’unica cosa che può portare Sybilla in alto, condurla sulle vette dell’Olimpo lirico, è la sua passione sincera, così come genuini sono i suoi ideali. Gli ideali di chi conosce le ingiustizie e non si limita a guardarle. Gli ideali di chi è diventato ciò che è non grazie a un nome, ma grazie alle proprie forze. Gli ideali di chi, in ogni situazione, ha il coraggio di far sentire la sua voce, di elevarla anche quando sa di essere controcorrente.

L’acuto in controcanto” è un romanzo ambientato nel mondo dell’opera lirica, con una protagonista non così prevedibile come si potrebbe pensare. Un libro che mostra il dietro le quinte del melodramma, che va oltre la vita da artista, per scavare nella vita da persona comune, nel passato e nei sentimenti di chi, a volte, si sente costretto a portare una maschera, a essere chi non è per poter inseguire e afferrare un sogno.

Sabrina Granotti, l’autrice, firma un breve romanzo che assume, per certi versi, la parvenza di un melodramma: l’ironia è affiancata alla drammaticità, la riflessione all’amore, il tutto condito da uno stile specifico, ma capace di mutare il suo andamento, come se passasse da un tempo musicale ad un altro, adattandolo perfettamente al momento specifico.

L’acuto in controcanto” sorprende così, buttando sulla scena personaggi anticonformisti, collocandoli in un ambiente che non sembrerebbe il loro, eppure creando una combinazione perfetta che, forse, nasconde anche un messaggio ben preciso sull’universalità di un’arte sublime, in grado di superare le barriere più resistenti.

Pochi ormai comprendono fino in fondo la bellezza della musica lirica, la gente comune ha perduto quella sensibilità per essa che un tempo sorgeva spontanea nel cuore ( senza avere bisogno di nessuno studio particolare per capirne il messaggio universale) e si fa stordire da forme anonime e stereotipate di una Euterpe depressa, sfigurata dal consumismo di bassa lega delle case discografiche.

2 commenti:

  1. Come diceva Kraus Karl :”La musica bagna le coste del pensiero”.

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