“Il bambino con il pigiama a righe” di John Boyne – Recensione di Francesca Gnemmi

pigiama righe

John Boyne, Il bambino con il pigiama a righe, Rizzoli, 2013

pagg. 211

Per non dimenticare. Un libro che scuote nel profondo.

Gli occhi di Bruno rivelano ingenuità, innocenza e semplice curiosità. Gli occhi di Bruno sono quelli di un bambino che non ha colpe, se non quella di essere il figlio del comandante del campo di concentramento di “Auscit”, come definisce la sua nuova triste casa.

 

Cosa ne può sapere lui del credo del padre, come può immaginare cosa accade al di là del recinto spinato? Bruno è soltanto alla ricerca di quello che più gli manca al mondo da quando ha lasciato Berlino, un amico.

 

Il bambino con il pigiama a righe narra la nascita dell’amicizia tra un bambino ebreo e il figlio di uno dei suoi persecutori. Una storia che commuove nella sua immensa atrocità e ingiustizia, tocca nel profondo dell’animo per quanto la drammaticità della prigionia, dello spoglio dei diritti umani rimangano velati dietro l’incanto degli occhi dei due bambini.

 

Shmuel che vive con la sua famiglia al di là del filo spinato e indossa uno strano pigiama a righe, ma in fondo è un ragazzino come tutti gli altri. Shmuel che sarà servo nella casa dell’amico e perdonerà la sua debolezza e l’incapacità di assumersi le proprie responsabilità nelil timore di essere punito, pagandone il prezzo al suo posto.

 

Il mistero della recinzione e di coloro che vivono confinati al suo interno che Bruno non riesce a sciogliere poiché nessuno glielo spiega: Chi non può farlo perché verrebbe perseguito, chi lo ignora credendo che sappia già tutto e ancora chi non ritiene sia importante rivelargli la verità.

 

“Non vorrai dire che non lo sai?” chiese. “No” disse Bruno. […] “Bruno, la rete non è lì per impedire a noi di andare dall’altra parte. È lì per impedire a loro di venire di qua” disse, come se fosse la cosa più ovvia del mondo.

 

Un cammino che Bruno compie con qualche timore ma con la certezza che nulla di male potrebbe accadere. Ignaro di cosa sia un lager, i suoi occhi sono bendati da un’unica certezza che porta il nome di fiducia.

 

I cuori puri hanno il dono di riconoscersi e quando ciò accade, anche dal peggiore degli orrori può nascere un fiore. Un fiore in ricordo di ogni anima strappata crudelmente alla vita.

 

3 commenti:

  1. Letto. Toccante.
    Mi ha dimostrato come la vita vista dagli occhi di un bambino abbia un significato completamente diverso, povero di esperienze ma ricco di speranze.

  2. Grandiosa recensione Francesca!!!!

  3. Negli occhi dei bambini un mare immenso di speranza. Complimenti Francesca!

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