“Il BAMBINO DI AUSCHWITZ” di Suzy Zail. Recensione di Gianna Di Carlo

Recensione di Gianna Di Carlo

Suzy Zail, “Il BAMBINO DI AUSCHWITZ”,  Newton Compton Editori, 2015

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Il Bambino di Auschwitz“, ispirato ad una storia vera, si rivela, fin dall’incipit, un libro emozionante, lacerante capace di tenere il lettore con il “fiato sospeso” dalla prima all’ultima pagina.
L’autrice, con una narrazione fluida, ci traghetta, immediatamente, alle porte dell’inferno, al di là di quel filo spinato, all’interno del campo di Auschwitz.
Un racconto sconvolgente, crudo che lascia cicatrici, segni indelebili sulla pelle per non dimenticare. Non dimenticare quel bambino che non ha più un nome ma solo un numero: A10567 tatuato sulla pelle.
“…Non aveva bisogno di guardarsi il braccio per ricordare le cifre…. Le conosceva a memoria. A10567...”.

Il suo nome è Alexander ed ha solo quattordici anni quando viene strappato dalla sua famiglia, dai suoi affetti per essere internato nel campo di concentramento. Un luogo dove non esiste alcuna via di scampo: solo i più forti riescono a sopravvivere mentre gli altri sono destinati a soccombere e perire.
La penna affilata dell’autrice descrive gli orrori, le angosce, le sofferenze all’interno del campo: corpi ammassati in un angolo come sacchi di immondizia, volti scheletrici, occhi vuoti, non più esseri umani ma solo spettri di se stessi. E quel vento che solleva polvere, odore acre di morte, quel cielo buio e spento, quel fumo denso che si incolla sulla pelle, si insinua all’interno delle narici.
I giorni si susseguono in un dolore straziante.
Tramonti incolori, notti senza stelle lasciano il posto a livide albe.
Il libro affronta la tematica dell‘olocausto attraverso gli occhi di un bambino cresciuto troppo in fretta. Un bambino vestito di logori stracci, con la testa rasata, un berretto sudicio, una ciotola arrugginita legata alla cinta dei pantaloni. Un bambino, dall’infanzia negata, che per sopravvivere a tanto orrore deve lottare strenuamente, stringere forte il cuore e non lasciarsi travolgere dalle emozioni. La sua condizione muta leggermente quando viene scelto per far parte del Plotone Equestre del campo.
Alexander conosce molto bene i cavalli poichè è cresciuto nella tenuta del padre. Proprio per la sua abilità e competenza gli viene assegnato l’arduo compito di domare il nuovo e ribelle cavallo del comandante. Alexander sa bene che solo se riuscirà nell’impresa potrà sperare in un barlume di salvezza. Alexander lotta per la vita, lotta per riuscire a tornare a casa, rievoca i tempi remoti della sua infanzia trascorsa nella fattoria dei genitori, dove il sole splendeva, dove il cielo era azzurro, dove si respirava aria di primavera, profumo fresco di bucato, profumo di felicità.
Una lettura forte che tocca nel profondo l’animo del lettore.
Per non dimenticare mai!

Il libro, come descrive la stessa autrice nelle ultime pagine, è ispirato alla storia vera di Fred Steiner, un ebreo ungherese che oggi racconta la sua storia al Museo dell’Olocausto “…perché così riesce a tenere a bada gli incubi e perché sa che parlare dell’Olocausto è il modo migliore per evitare che accada di nuovo.”
Fred, nell’anno 1997, è tornato ad Auschwitz con la classe di suo figlio. Sul libro dei visitatori, accanto al proprio nome, ha lasciato scritto: “Sono stato qui da schiavo. Oggi sono di nuovo qui con la mia famiglia e una classe di bambini di una scuola ebraica. Ho vinto io.”

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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