“La ragazza con l’orecchino di perla”, di Tracy Chevalier. Recensione di Chiara Minutillo

Recensione di Chiara Minutillo

Tracy Chevalier, “La ragazza con l’orecchino di perla”, Neri Pozza Editore, 2000

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Avevo esitato perché non volevo mentire, ma non volevo nemmeno che sapesse tutto fino in fondo. I capelli li avevo lunghi e ribelli. Quando erano scoperti sembravano i capelli di una Griet diversa: una Griet abituata a sostare in un vicolo, sola con un uomo, una Griet non poi così tranquilla, silenziosa e pura. Una Griet non diversa dalle donne che usavano stare con la testa scoperta. Per questo tenevo i capelli ben nascosti, perché non emergesse alcuna traccia di quella Griet.

Olanda, XVII secolo. La giovane Griet sta tagliando le verdure, disponendole in un piatto, una accanto all’altra, con estrema cura, quando, in maniera inaspettata, almeno per lei, la famiglia riceve una visita. Sono una donna dalla voce squillante come rame lucidato e un uomo dalla voce grave e cupa come il legno del tavolo. Si tratta del pittore Johannes Vermeer e della moglie Catharina.

Il motivo di una loro visita in una casa tanto misera può essere uno solo: la ricerca di una domestica. Griet non ha voce in capitolo, lo sa, i suoi genitori hanno deciso per lei, spinti dalla disperazione e dalla necessità, senza sapere che quell’incontro e quel lavoro cambieranno in poco tempo la vita di Griet, rendendola, segretamente, la ragazza con l’orecchino di perla.

Non l’avevo osservato a lungo – era troppo inquietante vedere me stessa là dentro – eppure avevo capito subito che era indispensabile l’orecchino di perla. Senza di esso c’erano solo i miei occhi, la mia bocca, lo scollo della camicia, la zona buia dietro il mio orecchio, ma come pezzi separati e indipendenti. L’orecchino li avrebbe legati, avrebbe fatto sì che il quadro fosse perfetto.

Uno specchio dell’anima, uno specchio di ciò che realmente siamo. Un quadro non solo delizia gli occhi. Un quadro parla. Attraverso i suoi colori e quelle pennellate incastonate una nell’altra parla di colui che l’ha dipinto. Attraverso le espressioni immortalate per sempre su una tela da una mano abile, un ritratto racconta la storia di chi ha passato ore, giorni, immobile per sopravvivere alla prova del tempo che, inesorabile, passa e ci attraversa. Attraverso i nostri occhi di spettatori, un quadro parla di ciò che noi stessi siamo, di ciò che percepiamo. Non esiste arte che non parli.

La ragazza con l’orecchino di perla” è come un quadro rivelatore. Un quadro completo di ogni singolo dettaglio, come quel piccolo orecchino all’apparenza insignificante, che aveva il compito di gettare luce sulle ombre. È un piccolo ritratto di una storia in mezzo a tante altre, di una società, appartenente ad un’altra epoca, che tuttora, anche nella sua evoluzione moderna, non ci appartiene, così vicina in termini geografici eppure così distante in termini ideologici.

Tracy Chevalier ha scritto un libro dai toni a volte cupi, come le ombre riprodotte in un ritratto. Un libro in cui sprazzi di giallo, vermiglio, cobalto creano un insieme armonico di forme e figure, a tratti perse una nell’altra, a tratti ben delineate da una mano sicura e certa del suo intento. Un romanzo in cui perdersi, come osservando un quadro che presenta albe, tramonti e ritratti dipinti da chi riesce a rivelare la bellezza del più piccolo dei dettagli.

I suoi occhi valgono quanto una stanza colma di oro, ma talvolta vede il mondo come lui vorrebbe che fosse, e non com’è. Non capisce quali conseguenze ha sugli altri questo suo idealismo. Pensa solo a se stesso e al suo lavoro, non a te. […] Le donne dei suoi quadri… lui le tira dentro nel suo mondo. Tu ti ci potresti perdere.

4 commenti:

  1. È uno dei libri che ho preferito della Chevalier.
    E poi Vermeer è il pittore che mi emoziona di più
    Poter ammirare il quadro dal vero è stato meraviglioso

    • chiaraminutillo

      Anche io amo molto Vermeer. Per questo motivo, da tempo, volevo leggere questo romanzo. Per la primavera avrei in programma un viaggio a Amsterdam e ho letto su internet che con il treno è possibile raggiungere Delft e Aia in un’ora. Sarebbe una bella occasione per visitare la città e il museo in cui il quadro è custodito!
      È il primo libro della Chevalier che leggo, mi è piaciuto molto il suo stile. Credo ne leggerò altri. 😊

      • chiaraminutillo

        Anche io amo molto Vermeer. Per questo motivo, da tempo, volevo leggere questo romanzo. Per la primavera avrei in programma un viaggio a Amsterdam e ho letto su internet che con il treno è possibile raggiungere Delft e L’Aia in un’ora. Sarebbe una bella occasione per visitare la città e il museo in cui il quadro è custodito!
        È il primo libro della Chevalier che leggo, mi è piaciuto molto il suo stile. Credo ne leggerò altri. 😊

      • Fantastico il viaggio che vuoi organizzare! ad Amsterdam sono andata diverse volte ma mai a Delft. Il quadro l’ho visto esposto a Bologna.
        Non ho amato gli ultimi libri della Chevalier, mi hanno un po annoiata. Anche se devo dire che i primi mi erano davvero piaciuti molto.

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